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Juventus, ma dove vai: altro disastro anche contro il Como

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Juventus Como

Chi, in casa Juventus, si aspettava quantomeno una risposta positiva e significativa contro il Como, al di là del risultato, dopo la disfatta di Istanbul si è ritrovato ad assistere in campo ad una mega operazione di marketing per il lancio della quarta divisa e, purtroppo, anche all’ennesimo disastro tecnico della squadra bianconera. Nel match delle ore 15:00 del sabato della giornata 26 di campionato, infatti, la Vecchia Signora cade ancora contro la formazione di Fàbregas per 2-0. Una sconfitta pesante sotto ogni punto di vista, in particolar modo per la prestazione, completamente anonima, inconsistente e impalpabile. Quasi che questi 90 minuti non siano stati altro che una lunga prosecuzione del secondo tempo contro il Galatasaray, benché in un altro stadio, in un’altra città e in un altro Paese.

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Questo ko, oltre a inguaiare la classifica degli uomini di Spalletti, restituisce l’ennesima drammatica fotografia di una squadra che ha perso, di nuovo, sé stessa. Proviamo ad analizzare la partita dal punto di vista dei padroni di casa, facendo emergere limiti, errori e aspetti piuttosto preoccupanti per il prosieguo della stagione.

Juventus, contro il Como si palesa l’involuzione della squadra

La parola-chiave che inevitabilmente emerge dopo la partita persa contro il Como e che ormai serpeggiava già da un po’ visti i risultati delle ultime settimane da parte della Juventus è sicuramente involuzione. Se Spalletti nel post-gara col Galatasaray aveva descritto tre passi indietro nel processo di crescita della squadra, nel pomeriggio dello “Stadium” c’è stato un immobilismo disarmante e di gran lunga più allarmante. La Vecchia Signora è semplicemente tornata allo stato precedente l’avvento del tecnico toscano di sterilità e di caos, dal quale proprio l’ex ct della Nazionale sembrava fosse riuscito a tirarla fuori definitivamente.

Una squadra ripiombata in un’evidente e costante situazione di incertezza, che sul rettangolo verde si esplica in un intrecciato turbinio tra le sue due dimensioni, quella psicologica e quella tecnica, producendo una marea di errori (e orrori), che inficiano sempre di più la capacità di questo gruppo di rialzarsi dalle difficoltà. Appoggi comodi sbagliati, anche in zone del campo altamente pericolose, folli passaggi che mettono apprensione ad un portiere già in confusione totale di suo e oggi ancora una volta protagonista in negativo in occasione del gol di Vojvoda che sblocca la gara. A questo quadro si aggiunge poi un disordine tattico spaventoso.

Che fine hanno fatto lo spirito di gruppo e l’unità di intenti?

Non ci sono più intensità, pressione alta collettiva, consistenza, fame e ferocia di sbranare la partita. Si assiste, piuttosto, ad una creatura non coesa, con reparti larghi e lunghi, disuniti, senza marcature preventive e che pertanto prende tante ripartenze, persino da situazioni di gioco a suo vantaggio, lasciando gioco facile al Como nella trequarti offensiva, in cui si muove e s’insinua con irrisoria facilità. E pensare che tra le fila di Fàbregas manca un certo Nico Paz, la cui assenza però non è stata quasi percepita, visto come i compagni hanno dominato tecnicamente le operazioni con signorile distensione.

La partita della Juventus contro il Como è un continuo rincorrersi di sguardi vuoti e sgomenti di fronte alle scelte errate dei compagni. Quasi che in campo non ci sia una squadra che, nel bene e nel male, è insieme da 6 mesi, bensì sembra un occasionale incontro tra sconosciuti vestiti in maniera identica.

Ancor più tragica è la risposta – o meglio, quello che dovrebbe esserne il tentativo – con il ritorno allo schema elementare del palla a Yildiz e che il talento turco ce la mandi buona. A meno che Thuram non riesca da solo a sfondare il muro lariano. Inutile precisare che nulla di tutto ciò è bastato o si è anche solo visto. D’altronde, il pomeriggio di Butez è somigliato tantissimo ad una normale e ordinaria sessione di allenamento su prese e uscite alte.

Un sinistro déjà vu e il ridimensionamento stagionale

Questo ko contro il Como, somiglia tantissimo (e sinistramente) a quello registratosi all’andata per la Juventus. Identico punteggio e medesima prestazione deludente. Una sconfitta che all’epoca, a metà ottobre, avvicinò Tudor all’esonero, concretizzatosi dopo un’altra partita persa la settimana successiva in casa della Lazio. Ora i bianconeri, dopo la disfatta con i lariani, sono nuovamente attesi da una trasferta nella capitale, sponda giallorossa stavolta. Questo ricorso storico non rievoca, dunque, un lieto ricordo, benché ovviamente non ci siano pericoli per la panchina di Spalletti. Tuttavia, le evidenti difficoltà della squadra emerse ancora una volta oggi non lasciano ben sperare considerando il buon momento della squadra di Gasperini e, soprattutto, il fatto che la Vecchia Signora ha tra pochi giorni il ritorno dello spareggio di Champions.

La squadra è tornata a essere passiva, agonizzante, con l’acqua alla gola e una tremenda fatica a trovare un appiglio che la tenga a galla senza lasciarla sprofondare. L’evidente involuzione di questo mese di febbraio è già costata l’eliminazione dalla Coppa Italia e quasi sicuramente (salvo miracoli!) anche quella dall’Europa. Di ferita in ferita, la Juventus, allo stato attuale, è divenuta un gruppo senz’anima e ciò non fa assolutamente ben sperare in vista del prossimo scontro diretto, che tra l’altro dovrà affrontare senza capitan Locatelli, squalificato. Questo si preannuncia essere l’ultimo appuntamento per capire se c’è fede ancora per lottare concretamente per il quarto posto oppure se sarà ineluttabile ridimensionare anche l’ultimo obiettivo stagionale.