Il reset del gioco d’azzardo online in Italia potrebbe diventare un modello per gli altri mercati europei
Da fine 2025 le cose sono cambiate: nuove concessioni online che durano nove anni, costo iniziale da 7 milioni e uno switch-off del vecchio sistema. Insomma, il contesto è maturo, la pressione regolatoria è alta e ci si aspetta ordine e trasparenza. È proprio qui che il modello italiano comincia a interessare anche i regolatori europei.
In pratica, questo reset ha letteralmente rinnovato il settore del gioco in Italia e ci sono buone possibilità che venga preso come riferimento anche nel resto dell’Europa. Quando il quadro è così trasparente e ben regolamentato, gli utenti si sentono più tranquilli e anche le promozioni come i Giri Gratis Senza Deposito risultano più chiare e trasparenti. Per esempio, puoi iniziare a giocare senza dover effettuare un deposito subito, in questo modo hai la possibilità di testare la piattaforma e anche i vari titoli per capire se fa davvero al caso tuo. Sono tanti i casinò che mettono a disposizione dei giri gratis, però il fatto che tutto sia controllato e gestito al meglio dà molta più sicurezza ai giocatori e, chiaramente, invoglia i competitor a migliorare le proprie strategie.
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Perché il reset italiano potrebbe funzionare davvero
Il cuore della riforma è il Decreto Legislativo 41/2024 che fissa delle cornici chiare per i giochi a distanza, stabilisce le concessioni non rinnovabili di nove anni e introduce un pacchetto economico non indifferente.
La fee di ingresso è salita da 250 mila a 7 milioni di euro, mentre è anche arrivato un canone annuo pari al 3% dei ricavi netti da gioco. In più, ogni concessionario deve investire lo 0,2% dei propri ricavi netti (con tetto a 1 milione l’anno) in comunicazione di gioco responsabile. Sono dei numeri che mettono in riga gli operatori e che alzano le barriere d’ingresso per chi non è strutturato.
Licenze più care ma più stabili e trasparenti
Oltre ai nove anni, ci sono dei paletti sull’esperienza e sulla morale professionale dei candidati, dei limiti quantitativi alle licenze per gruppo (massimo cinque) e delle regole amministrative aggiornate.
L’idea è quella di ridurre la frammentazione, di tagliare gli spazi all’offerta poco trasparente e di dare all’ADM delle leve più forti per sospendere o per revocare chi non rispetta i vincoli. Il salto di costo, da 250 mila a 7 milioni, non è solo un deterrente: serve a selezionare i player capaci di investire nella compliance, nel settore tech e nella tutela del cliente per tutto l’arco concessorio.
Dal modello a skin al sito unico che è più facile da controllare
Questa, probabilmente, è la scelta che verrà copiata anche all’estero. Basta skin e marchi terzi proliferanti, ogni concessionario deve operare tramite un solo dominio riconducibile al titolare della licenza. Il risultato è un catalogo più leggibile per gli utenti e per le autorità, meno dispersione di brand e soprattutto meno zone grigie dove si annidano le offerte borderline.
L’ADM ha chiarito che il vincolo è oggetto di controlli e che può portare alla sospensione della raccolta e, in caso di recidiva, alla decadenza. È un cambio di paradigma che altri regolatori UE stanno osservando con attenzione perché semplifica la vigilanza e il contrasto al mercato illegale.
Fisco e responsabilità: cosa è cambiato
Il pacchetto italiano non è fatto solo di concessioni. Tra la fine del 2024 e il 2025 sono arrivati anche dei ritocchi fiscali sull’online e sui nuovi casinò. Le aliquote sulle scommesse e sui giochi a distanza sono state innalzate, con dei riferimenti al 24,5% per le scommesse online e al 25,5% per i casinò e gli skill games.
L’obbligo di destinare lo 0,2% dei ricavi netti alle campagne informative codifica la responsabilità come costo fisso del business, non come opzione reputazionale. È una leva che, insieme al sito unico, rende più misurabile l’impatto delle policy.
Cosa interessa agli altri regolatori europei e cosa potrebbero copiare
Se ti stai chiedendo quali possano essere gli elementi esportabili del modello italiano, quelli che più intrigano chi regola dei mercati simili, il podio potrebbe essere questo:
- Sito unico per ogni licenza, che rende più semplice tracciare le responsabilità e i flussi.
- Fee iniziale elevata e canone sul GGR, per selezionare gli operatori solidi e per finanziare i controlli e le tutele.
- Investimento obbligatorio e misurabile nella prevenzione e nell’informazione sul gioco responsabile.
Da non sottovalutare, poi, l’effetto contesto: l’Italia è uno dei mercati più grandi d’Europa e i volumi contano. Nel 2024 la raccolta è cresciuta di più di 10 miliardi rispetto al 2023. Nel 2025, spinte dall’online, le attese erano per 180 miliardi totali. Quando le regole funzionano su questa scala, la tentazione di replicarle altrove aumenta.
Quindi, come potrebbe cambiare il mercato europeo con il modello italiano
A oggi la riforma si basa sull’ordine del mercato, sulla responsabilità e sulla trasparenza. Lo switch ha dato un segnale netto e ha messo l’ADM al centro dei controlli, con degli strumenti più forti. Restano dei temi aperti, come l’evoluzione del divieto di pubblicità del Decreto Dignità, ma l’impianto è già una base concreta per chi in Europa vuole spingere la canalizzazione sul legale senza schiacciare l’innovazione.
Se il blueprint italiano farà davvero scuola dipenderà da come questi tasselli terranno nel tempo, tra le nuove tecnologie e l la sensibilità del pubblico. Intanto, la direzione è chiara e i numeri dicono che la rotta può reggere.
