Fabregas e il “risultatismo italiano”: onore al Como, ma Allegri…
Al termine del match tra Milan e Como, il tecnico dei lariani, Cesc Fabregas, ha parlato del “risultatismo” italiano a fronte dell’estetica
FABREGAS RISULTATISMO – “Prestazione del Como da grande squadra? 1-3. Risultato della partita tra Como e Milan: 1-3. Il risultatismo italiano, che piace tanto qua”. La dichiarazione al termine del recupero della sedicesima giornata di ieri, tra lariani e rossoneri, è di quelle che aprono un dibattito tanto intricato, quanto annoso. Pragmatismo o estetica? Bel gioco, fatto di transizioni, passaggi in serie, interscambi tra ruoli, (campo allargato di un metro), o più semplicità negli schemi? Cinismo, o tattica portata all’estremo? Il dubbio è quasi amletico, ma la realtà è che un modo “giusto” o “sbagliato” per vincere non esiste. Nel calcio, alla fine, conta segnare una rete in più degli avversari e conquistare tre punti utili per la classifica, o per conquistare una coppa. In fondo, Massimiliano Allegri, tecnico quasi bersagliato dalla critica per la partita condotta e giocata (vinta!) dal Milan, l’ha ribadito più volte: “Il calcio è una cosa semplice. Non rendiamo estremamente complicato. Altrimenti, i Messi e i Ronaldo varrebbero tanto quanto gli altri”.
Fabregas e Allegri, atto primo: vince Max, ma Cesc avrà presto l’occasione per vendicarsi
E in fin dei conti, l’allenatore livornese tutti i torti non li ha. Onore al Como, certo, squadra capace di mettere alle corde il Diavolo per gran parte dei 97 minuti del Siniglia, ma con i rossoneri capaci di incassare, subire occasioni in serie, affidarsi ai guantoni di Maignan e le giocate di Rabiot per espugnare un campo che, va rammentato, non assisteva a una vittoria in trasferta dal 24 maggio 2025. Il Como ha giocato, il Milan ha vinto. Certo, sarebbe impossibile non pensare che se i lariani avessero rigiocato altre 7-8 volte questa partita, alla fine l’avrebbero anche vinta. Ma il calcio, oltre che semplice, non è una scienza esatta. “Chi vince ha ragione e chi perde spiega“: “una frase brutale, spesso citata, che fotografa una parte della realtà.
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Quella tra Fabregas e Allegri ha rappresentato una sfida quasi di concezione, di netta contrapposizione tra due filosofie di proporre calcio. Ma quello stesso risultatismo all’italiana che ha ispirato l’ironico commento del Mister catalano, vale anche a Madrid. Nella Casa Blanca, corte pregiata e più titolata dell’intero pianeta, l’estetismo del gioco dev’essere sempre abbinato alla conquista della vittoria: citofonare a Xabi Alonso per conferma. La sottilissima differenza tra giocare bene e vincere, in realtà, appare enorme. Lo stesso Milan, nei passi falsi registrati contro Genoa e Parma, ad esempio, ha sbagliato una quantità di palle gol industriale. Risultato? 2-2 in entrambe le sfide e due punti persi in ottica sogno Tricolore.
Massimiliano Allegri, il cinismo come garanzia di affidabilità
La filosofia di calcio del Milan imposta dalla propria ultracentenaria storia, senza dubbio, indica dominio del gioco e padronanza del pallone. Un concetto espresso più volte da Mister Paulo Fonseca qualche mese fa. Buone intenzioni, buonissimi propositi, nel rispetto della grandezza di un club che vanta DNA europeo. Risultato? Esonero a dicembre e squadra ottava a fine stagione, in una delle peggiori pagine dell’intero almanacco rossonero. Massimiliano Allegri non avrà portato spettacolo e gioco entusiasmante. Eppure, fino a questo momento, sta portando una squadra tutt’altro che rinforzata sul mercato dalla passata stagione (Thiaw, Theo e Reijnders in meno) a tre punti dalla capolista Inter e in piena lotta per riconquistare un piazzamento Champions. Risultatismo? Probabile, ma anche grande efficacia e garanzia. Il calcio è materia opinabile, ma – il più delle volte – anche terribilmente semplice.
