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Ronaldo, gesto clamoroso: protesta contro i fondi PIF, non gioca

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Cristiano Ronaldo

Il campionato saudita è scosso da un gesto di forza senza precedenti. Cristiano Ronaldo, capitano e bandiera dell’Al-Nassr, ha deciso di auto-sospendersi dalla partita di oggi contro l’Al-Riyadh. Il motivo, come rivelano fonti vicine all’ambiente, non è un infortunio ma una protesta plateale contro la gestione del mercato da parte del PIF (Public Investment Fund), il fondo sovrano proprietario del club.

Il malcontento del fuoriclasse portoghese, che compirà 41 anni giovedì, si sarebbe accumulato nelle ultime settimane. La sua rabbia è diretta contro le politiche del fondo, accusato di favorire in modo sproporzionato l’Al-Hilal di Simone Inzaghi a discapito dell’Al-Nassr nella corsa al titolo.

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Un mercato a due velocità: il confronto che fa infuriare CR7

I numeri del mercato invernale parlano chiaro e alimentano le proteste di Ronaldo. Mentre l’Al-Nassr ha effettuato un solo acquisto di prospetto (l’iracheno Hayder Abdulkareem), l’Al-Hilal si è invece rinforzato con cinque giocatori di esperienza, tra cui il difensore Pablo Marí dalla Fiorentina e l’attaccante Kader Meïté dal Rennes. A questi si aggiungerà a breve l’arrivo di Karim Benzema dall’Al-Ittihad.

Per Ronaldo, che ambisce a vincere il titolo, questo divario è inaccettabile e mina la competitività della squadra. La sua protesta non è rivolta al tecnico Jorge Jesus o al direttore sportivo José Semedo, suoi connazionali, ma esclusivamente ai vertici proprietari del club.

Le conseguenze di un gesto epocale

Il gesto di Cristiano Ronaldo è un fatto di portata storica nel calcio saudita, mai un giocatore aveva sfidato così apertamente l’autorità del PIF. La decisione mette in luce le tensioni interne al progetto calcistico del regno, dove l’equilibrio competitivo tra i club finanziati dallo stesso fondo è delicatissimo.

Le prossime ore saranno cruciali. La dirigenza dell’Al-Nassr e il PIF dovranno ora gestire una crisi di immagine e di spogliatoio, cercando di placare le ire del loro giocatore più iconico. Per CR7, è una mossa rischiosa ma che dimostra la sua determinazione a lottare, anche fuori dal campo, per dare alla sua squadra le armi per vincere.