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Napoli, l’era De Laurentiis: dal fallimento al dominio italiano

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De Laurentiis Napoli

Il giorno in cui il Napoli tornò in vita

Il 6 settembre 2004 non è una data celebrativa, ma fondativa. In quel giorno Aurelio De Laurentiis rilevò un Napoli senza identità, reduce dalla bancarotta e costretto a ripartire dalla Serie C. Non promise sogni immediati. Portò metodo, controllo dei conti e una visione chiara: prima sopravvivere, poi crescere.

La scelta controcorrente: sostenibilità e pazienza

Mentre il calcio italiano inseguiva scorciatoie, De Laurentiis impose l’autofinanziamento. Scelte impopolari, conflitti aperti con la piazza, ma una linea mai tradita. La risalita fu lenta, spesso scomoda, ma solida. Il ritorno stabile in Serie A segnò il punto di non ritorno.

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Dalle coppe all’identità europea

I primi trofei ridiedero fiducia. Le notti europee restituirono orgoglio. Con il Napoli di Maurizio Sarri nacque un’estetica riconoscibile, capace di imporsi anche senza vincere. Era il segnale che il club aveva ormai una struttura, non solo ambizioni.

Dallo Scudetto alla permanenza al vertice

Lo Scudetto con Luciano Spalletti, trentatré anni dopo Diego Maradona, fu una liberazione collettiva. Il bis, sotto la guida di Antonio Conte, ha cambiato la prospettiva: non più un’impresa isolata, ma continuità. Investimenti mirati e tempi giusti hanno consolidato un regime competitivo.

Ventuno anni dopo

Oggi Aurelio De Laurentiis non è solo il presidente che ha salvato il Napoli. È l’uomo che lo ha trasformato in una potenza stabile del calcio italiano. Non un miracolo. Una costruzione. E questo, nel calcio, conta più di tutto.

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