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Cecchi Gori spara a zero contro i poteri forti: “La mia Fiorentina…”

Anthony Ferrara
Fiorentina Vittorio Cecchi Gori

Vittorio Cecchi Gori, ex Presidente della Fiorentina e deputato in politica, nonché produttore, ha parlato del proprio periodo da Presidente

CECCHI GORI FIORENTINA – Qualche coro “nostalgico” nei confronti della sua presidenza e del suo operato, al Franchi si sente ancora. Del resto, Vittorio Cecchi Gori è stato uno degli uomini più discussi, nel bene e nel male, nel corso del periodo trascorso da numero uno della viola. Diciassettesimo Presidente della storia del club, con un mandato quasi decennale da proprietario, prima del fallimento finanziario datato 2002. Fino a quel momento, Cecchi Gori aveva imbastito una squadra capace di lottare contro le big del calcio italiano, nel pieno rispetto dell’importante storia della Fiorentina. Calciatori come Batistuta, Rui Costa e Edmundo sono passati da Firenze e hanno contribuito a rendere grande una squadra che, poi, ha scavato i bassifondi del nostro calcio.

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Ma Vittorio Cecchi Gori ha le idee chiarissime sulle cause che portarono al fallimento finanziario della Fiorentina e, intercettato dai taccuini de La Nazione, ha dichiarato: “I poteri forti si unirono contro il sottoscritto per far fallire la mia squadra. In fondo, sarebbe stato molto più semplice sottrarmi un club di calcio, piuttosto che togliermi due David di Donatello nel cinema. Io davo fastidio perché ero troppo bravo, troppo capace: avevo conquistato tutti i mercati, ma sta acquisendo troppo potere. A volte, quando sei troppo in anticipo, rischi di essere incompreso e di attrarre solamente gelosia e poca credibilità: questa è l’Italia”.

Le verità di Cecchi Gori, vent’anni dopo il fallimento della Fiorentina

Credo sia tipico della cultura italiana andare a colpire, con invidia, chiunque crei imperi e ottenga grandi risultati. Mentre in America si viene idolatrati e presi come esempio, in questo Paese la cultura è totalmente diversa. Così, mi attaccarono sulla Fiorentina e Firenze non capì: la città non mi difese”, ha chiosato Vittorio Cecchi Gori.