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Tottenham in caduta libera: altra sconfitta e spettro retrocessione

3 min
Igor Tudor
Foto © Stefano D'Offizi

Il Tottenham cade ancora. Dopo l’1-4 nel derby contro l’Arsenal, gli Spurs perdono anche contro il Fulham e restano pericolosamente vicini alla zona retrocessione. Igor Tudor, chiamato a invertire la rotta, si ritrova invece a fare i conti con una crisi ancor più profonda e composta da numeri impietosi. Il calendario non aiuta e lo spettro Championship non è più solo un’ipotesi lontana.

Spurs fragili, la cronaca dell’ennesimo crollo

Al Craven Cottage il copione si ripete. Il Fulham colpisce subito con Wilson al 7’, approfittando di un Tottenham ancora una volta molle e disorganizzato. Gli Spurs provano a reagire soprattutto sulla corsia destra con Pedro Porro, Gallagher e Kolo Muani, ma l’equilibrio è fragile. Al 34’ arriva la perla di Iwobi: un tiro chirurgico che non lascia scampo a Vicario e manda al riposo la squadra di Tudor sotto di due gol.

Nella ripresa il tecnico croato cambia volto all’attacco e dalla panchina entra Richarlison, che accorcia le distanze al 66’. Per qualche minuto sembra poter nascere una rimonta, ma è un’illusione. La squadra di casa riprende campo e controllo, mentre gli ospiti confermano gli evidenti limiti strutturali e mentali.

È la tredicesima sconfitta in Premier, la seconda consecutiva per il tecnico ex Juve e la decima partita di fila senza vittorie. Un dato che certifica un’emergenza ormai cronica.

Classifica, infortuni e un progetto in bilico

Il vero allarme è la classifica: sedicesimo posto, 29 punti, appena +4 sulla zona retrocessione. Nel 2026 il Tottenham ha raccolto solo 4 punti (da altrettanti pareggi) su 30 disponibili in Premier, unico club inglese ancora senza vittorie nell’anno solare. Numeri da lotta salvezza, non da squadra con il settimo monte ingaggi del campionato.

La crisi affonda le radici in una stagione segnata da infortuni pesanti, da Maddison e Udogie a Kulusevski e Bentancur, solo per citarne alcuni, oltre che da una gestione tecnica turbolenta. Dopo l’esonero di Frank e l’arrivo del 47enne croato, la svolta non è arrivata. Il tecnico aveva parlato schiettamente dopo la gara con i Gunners: “Ho buoni giocatori con cattive abitudini”, sottolineando un problema di mentalità prima ancora che tattico.

Il paradosso è evidente. Il Tottenham è ancora in corsa in Champions ma rischia la retrocessione in patria, nonostante il ritmo delle dirette inseguitrici, Nottingham e West Ham, sia migliorato ma non irresistibile. E una discesa in Championship sarebbe un terremoto economico da oltre 250 milioni di sterline. Come ribadito proprio da Tudor in queste settimane, per gli Spurs ora non è più una questione di stile, si tratta di sopravvivenza.