Marcus Thuram tra Inter, famiglia e critiche: “Non sono solo un numero 9”
Marcus Thuram affronta senza filtri tutti i temi caldi del suo presente nerazzurro in una lunga intervista rilasciata a CBS. Dagli obiettivi stagionali, passando per il rapporto con le critiche, con il fratello Khéphren e con papà Lilian, l’attaccante francese offre uno spaccato del proprio percorso legato al pallone ma non solo. Parole che raccontano un giocatore sempre più maturo e consapevole.
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Il ruolo, i giudizi e la maturità acquisita
Thuram affronta subito alcuni dei temi più delicati del calcio moderno: la fissazione per i numeri e le critiche social, che il numero 9 ha imparato a gestire al meglio con il tempo, evitando che possano intaccare emozioni e prestazioni in campo. “Le persone sono ossessionate dai gol, spesso nemmeno guardano le partite”, spiega l’attaccante, rivendicando una visione più ampia del proprio ruolo. Non solo finalizzatore, ma attaccante totale: “So fare il numero 9 ma mi piace dribblare, fare assist ed essere utile alla squadra in tanti modi”.
Una consapevolezza consolidata anche grazie al passaggio all’Inter: “Questo club è arrivato nel momento giusto della mia carriera”. San Siro è diventato il simbolo di questa nuova fase: “Entrarci ogni volta è un sogno, ti viene la pelle d’oca: è un monumento del calcio”. Un ambiente che lo ha aiutato a sublimare le proprie caratteristiche, dalla creatività alla straripanza fisica e comportamentale, con un’influenza assolutamente positiva all’interno del gruppo squadra.
Tra crescita personale e Scudetto: “Dipende tutto da noi”
Quando si parla di obiettivi, “Tikus” non si tira di certo indietro. Anzi, rilancia. “Vincere due scudetti in tre anni sarebbe qualcosa di enorme”, afferma con convinzione. Ma senza slogan: “Dipende da noi, fino a questo momento ci stiamo comportando bene ma l’atteggiamento deve rimanere questo” vietato dunque abbassare la guardia, come accaduto in passato, ora da e sugli errori si impara e si lavora.
Il francese insiste molto sulla continuità mentale. Un messaggio che riflette quanto costruito nello spogliatoio nerazzurro, soprattutto nelle grandi notti europee: “Le partite di Champions mi hanno fatto crescere tantissimo” sotto tutti i punti di vista “mi sento un giocatore più intelligente e che sa muoversi nel modo giusto per aiutare la squadra”.
Nel racconto di Thuram non manca il riferimento a chi lo accompagna ogni giorno, a partire da Lautaro Martínez. “Ci completiamo perfettamente”, spiega e aggiunge: “È un leader vero, mi ha insegnato che puoi avere un impatto sulla partita anche senza palla, con i movimenti e l’aggressività”.
La famiglia e l’eredità di Lilian
Spazio poi alla famiglia, pilastro costante. Del fratello Khéphren racconta con leggerezza il siparietto pre-derby d’Italia: “Ho provato a scherzare da fratello maggiore, ma lui era concentratissimo… e infatti ha segnato”. Un grande spirito competitivo che li accomuna in un legame indissolubile sull’asse Milano-Torino, dove spesso si vede il fratello maggiore ad assistere ai match del minore e viceversa.
Infine, il pensiero va al sempre presente papà Lilian: “Mi ha insegnato a essere curioso, a farmi domande, a non fermarmi mai alla superficie”. Un’eredità che va oltre il calcio: “A fine carriera devi essere più di un calciatore”. Una frase che chiude l’intervista e racconta perfettamente il percorso di Marcus Thuram: non solo attaccante dell’Inter, ma uomo in continua evoluzione.
