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Pari sgonfio col Monaco: una Juventus sperimentale si accontenta dell’obiettivo

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Monaco Juventus

La Juventus conclude col minimo sforzo la prima parte del proprio cammino in Champions League, pareggiando per 0-0 in casa del Monaco nell’ultima giornata della League Phase. La squadra di Spalletti, ben lontana dalla spumeggiante prestazione offerta qualche giorno fa contro il Napoli, può comunque ritenersi soddisfatta, perché riesce a centrare l’obiettivo di qualificarsi agli spareggi come testa di serie. Un risultato che sta decisamente bene anche ai padroni di casa, che accedono ai play-offs, anche se non sullo stesso piano dei bianconeri.

Al di là del completamento della missione, la serata nel Principato regala anche altri spunti, vista la formazione fortemente rimaneggiata tra le fila degli ospiti, che per la prima volta dall’avvento del tecnico toscano si sono ritrovati dal primo minuto contemporaneamente senza alcuni dei fari della squadra come Yildiz e Locatelli. Proviamo ad analizzare la sfida seguendo questa direttrice di riflessione.

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L’altra Juventus scesa in campo contro il Monaco

Per questo appuntamento conclusivo della prima fase del proprio percorso europeo contro il Monaco, Spalletti opta per un bel po’ di cambi rispetto alla Juventus brillante ammirata nell’ultimo mese. Da un lato, premevano le necessità di gestire le energie di alcuni titolarissimi e di limitare possibili rischi dal punto di vista disciplinare. Dall’altro, invece, sussisteva la mancanza di una reale e concreta motivazione nel cercare ad ogni costo la vittoria. Seguendo questi due binari, il tecnico toscano ha concesso spazio e minutaggio a quei (pochi) giocatori sui quali la sua cura non ha sortito ancora effetti. Su tutti, Koopmeiners e Openda.

L’olandese viene schierato in mediana per far rifiatare Locatelli, mentre il belga si prende il centro dell’attacco col supporto alle sue spalle di Miretti e Conceição (tra i meno brillanti del primo tempo e sostituiti all’intervallo) e, ovviamente, dell’immancabile jolly tattico McKennie. A questi si unisce Cabal sulla sinistra, tornato titolare dopo oltre un mese (addirittura da quasi 4, se ci limitiamo alla sola Champions League).

Pochi uomini, è vero, ma tanto è bastato per scardinare la funzionalità e l’efficienza dell’ingranaggio rodato da Spalletti nelle ultime settimane. E lo 0-0 è la fotografia più emblematica di questo (calcolato) inceppo, a maggior ragione se consideriamo che, numeri alla mano, il risultato sta più stretto al Monaco che alla Juventus, della quale non si sono registrate conclusioni verso la porta di Köhn. Piccoli brividi in più per i bianconeri, anche per qualche reiterato tentativo di harakiri.

L’analisi di un match tra rischi (più o meno) controllati e sussulti assenti

La prestazione messa in campo dalla Juventus contro il Monaco ha oscillato tra il blando e la noia, con scarsa qualità e velocità di idee e troppe forzature. Gli osservati speciali, a cui è stata concessa un’occasione importante per provare a rinobilitarsi all’occhio dell’allenatore, hanno decisamente deluso le aspettative, non riuscendo a uscire dalle proprie cattive abitudini per tentare di dare risposte attendibili con maggiore brio e vitalità.

Dal solito evanescente Koopmeiners, mai sintonizzato sul ritmo tecnico e atletico richiesto dalla partita, assorto in una lentezza di movimenti e di pensiero che rende impalpabile la sua presenza in campo, a prescindere da qualsivoglia posizione gli si possa offrire, a Openda, costantemente fuori contesto, con mente e gambe che corrono sempre più veloce delle intuizioni dei compagni. Quasi fosse uno scappato di casa piuttosto che un giocatore in cerca di connessioni col resto della squadra. A questi potrebbe aggiungersi Conceição, ancora lontano dalla forma migliore e con l’atavico difetto di non riuscire a dare concretezza alle sue giocate. Oppure i casi di Miretti e Bremer, il cui rendimento in campo internazionale subisce forti contrazioni rispetto a quello che si ammira tra i nostri confini.

I feedback oltre il risultato

In questo scenario un po’ scombussolato – dettato, ripetiamo, da alcune necessità e dunque ampiamente calcolato, anche perché di fronte c’era una squadra con buoni valori tecnici, ma pur sempre discreti – Spalletti ha provato a trovare un’amalgama. La sua voce ha riecheggiato per tutti i 90 minuti, provando a instillare quella formula magica, con cui è riuscito a ridare alla Juventus un minimo di credibilità, anche in quei giocatori che appaiono sempre più alieni dal contesto bianconero. E se non è bastato nemmeno l’innesto di Yildiz ad inizio ripresa per accendere la scintilla, allora appare evidente che l’obiettivo primario della serata monegasca sia stato quello di captare barlumi di segnali positivi dai comprimari, puntualmente disattesi.