Kovač e il Dortmund: risalita compiuta, il bello deve ancora venire
Quando Niko Kovač ha preso in mano il Borussia Dortmund nel febbraio 2025, la squadra era undicesima, a 22 punti dalla vetta, e sembrava aver smarrito ogni identità. Oggi, esattamente un anno dopo, i numeri raccontano una storia diversa: secondo posto in Bundesliga, una sola sconfitta in 20 partite, appena 1,1 gol subiti di media a partita (contro l’1,7 dell’era Nuri Şahin) e il ritorno stabile in zona Champions League.
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La svolta tattica e il pragmatismo che paga
Il segreto è tutto nella transizione al 3-4-2-1, un sistema che ha ridisegnato le gerarchie difensive e liberato il potenziale offensivo. Nico Schlotterbeck è diventato un pilastro, Serhou Guirassy ha ereditato il fiuto del gol (otto reti consecutive in campionato) e Karim Adeyemi, nonostante qualche scossone disciplinare, è oggi il miglior assistman della squadra. Il calcio di Kovač non è spettacolare, lo ammette anche il ds Lars Ricken: è “pragmatico”. Ma funziona.
I limiti e le ambizioni future
Non mancano i nervosismi. I tifosi pretendono spettacolo, i pareggi in extremis contro Amburgo e Stoccarda hanno lasciato scorie, e i punti persi da posizione di vantaggio restano un’abitudine da correggere. Ma Matthias Sammer difende il tecnico croato: “Ha portato meno gol subiti, più fisicità e una mentalità solida. Questo è il fondamento per vincere”.
Il Bayern Monaco è ancora lontano, ma non irraggiungibile. L’obiettivo, per la prima volta dopo l’era Jürgen Klopp, è tornare a parlare di titolo non come nostalgia, ma come possibilità concreta.
