Caso Audero, pugno duro del Viminale: Inter senza tifosi in trasferta
La decisione era nell’aria ed è arrivata puntuale. Dopo il grave episodio avvenuto allo stadio Zini durante Cremonese-Inter, con il petardo esploso a pochi metri da Emil Audero, il Viminale ha disposto il divieto di trasferta per i tifosi nerazzurri. Una misura risoluta, pensata per tutelare l’ordine pubblico e prevenire nuovi episodi di violenza, che avrà effetti immediati sul calendario dei meneghini e riaccende il dibattito sulla sicurezza negli stadi italiani.
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La decisione del Viminale: cosa prevede il provvedimento
Il Ministero dell’Interno ha stabilito lo stop alle trasferte dei tifosi dell’Inter fino al 23 marzo 2026, accompagnato dal divieto di vendita dei biglietti ai residenti in Lombardia per le gare esterne dei nerazzurri. Il provvedimento nasce direttamente da quanto accaduto a Cremona, quando una bomba carta lanciata dal settore ospiti ha colpito il portiere dei grigiorossi, costringendo l’arbitro a sospendere temporaneamente la partita per consentire i soccorsi ad Audero.
Secondo la nota ufficiale, la misura è finalizzata a “garantire la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e a prevenire il ripetersi di episodi che possano compromettere il regolare svolgimento delle manifestazioni sportive”. In concreto, l’Inter dovrà affrontare senza il supporto del proprio tifo organizzato le trasferte di Reggio Emilia contro il Sassuolo, Lecce e Firenze. Fa eccezione il derby contro il Milan, escluso dal provvedimento come successo di recente per i tifosi della Lazio.
Una linea dura, che segue precedenti recenti e conferma l’orientamento delle istituzioni verso tolleranza zero.
L’arresto dell’ultrà e un caso che riapre il tema sicurezza
Nel giorno stesso della decisione sulle trasferte, la Polizia ha arrestato un ultrà interista di 19 anni, individuato come responsabile del lancio del petardo. L’arresto è avvenuto in flagranza differita grazie al lavoro della Digos di Cremona, che ha incrociato le immagini della videosorveglianza dello stadio con quelle della Scientifica. Il giovane, che “risulta far parte del contesto ultras interista”, non è lo stesso tifoso rimasto ferito a una mano dall’esplosione di un altro petardo durante lo stesso match e imputato in prima battuta.
Le indagini proseguono per individuare altri responsabili di lanci avvenuti prima dell’inizio della gara. Il caso Audero diventa così emblematico: un singolo gesto ha avuto conseguenze pesanti su un’intera tifoseria, riaprendo il dibattito su responsabilità individuale e sanzioni collettive. Per il calcio italiano, è l’ennesimo segnale di quanto il tema della sicurezza negli stadi resti centrale e irrisolto.
