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Weah senza filtri: “Alla Juve ero a pezzi. Marsiglia mi ha ridato fiducia”

3 min
Weah

Parole che fanno rumore, soprattutto per il contrasto netto con il recente passato. Timothy Weah ha raccontato con schiettezza l’addio alla Juventus, descrivendo un periodo difficile, segnato da mancanza di fiducia e disagio personale. Di tutt’altro tono, invece, quando parla del suo approdo all’Olympique Marsiglia, dove si sente rinato. Un’intervista forte, rilasciata a Téléfoot, che chiarisce definitivamente la distanza emotiva tra le due esperienze del 25enne, cresciuto nel vivaio degli storici rivali del Psg.

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“Non stavo bene”: il racconto amaro dell’esperienza bianconera

Il passaggio più duro dell’intervista arriva quando Weah torna sugli ultimi mesi a Torino. “Quando sono arrivato al Marsiglia, il club ha preso un giocatore a pezzi, senza fiducia”, racconta l’esterno statunitense, spiegando quanto il periodo alla Juventus lo avesse segnato. “Per me era difficile alzarmi la mattina e andare ad allenarmi. Le cose non andavano bene”. Parole che dipingono un quadro cupo, nonostante i numeri dicano 78 presenze e 7 gol in due stagioni, con ruoli spesso diversi e adattamenti continui.

Weah non punta il dito ma il messaggio è chiaro: “Non stavo bene”. Anche negli ultimi mesi in Italia, il feeling tecnico non era mai davvero sbocciato, e la sensazione di non essere al centro del progetto ha pesato più di ogni valutazione tattica. L’addio, maturato nell’estate scorsa, è stato quindi vissuto come una liberazione più che come una scelta sportiva. Un epilogo che, alla luce delle sue parole, appare inevitabile.

La chiamata alle 4 del mattino e la svolta De Zerbi

Il cambio di tono è immediato quando il figlio della leggenda, George Weah, parla dell’OM e di Roberto De Zerbi. “Il Marsiglia mi ha dato fiducia”, ripete più volte, soffermandosi su un retroscena diventato simbolico: “L’allenatore mi ha chiamato alle 4 del mattino su FaceTime, in pigiama, fumava. Mi ha detto: Tim, devi venire qui. Vedrai, questa è casa tua”.

Un gesto che ha fatto la differenza, più di qualsiasi proposta contrattuale. “Quando sono arrivato all’aeroporto, sono stato accolto come se fossi a casa”. In campo, il tecnico bresciano lo ha reso un tassello centrale, utilizzandolo con continuità. I numeri parlano di 28 presenze, 3 gol e 4 assist, ma soprattutto di una fiducia ritrovata. “Spero di restare qui a lungo, se possibile”, confessa Weah, sottolineando quanto l’ambiente abbia inciso sulla sua rinascita mentale prima ancora che tecnica.

Futuro, Greenwood e una scelta senza rimpianti

L’esterno made in USA, quindi, non nasconde la chiara volontà di legarsi al progetto dei francesi a lungo termine. Il contratto fino al 2030, firmato dopo il trasferimento in prestito oneroso con obbligo di riscatto dalla Juventus, va proprio in questa direzione. Il classe 2000 parla anche dello spogliatoio e di Mason Greenwood: “È uno dei migliori giocatori con cui abbia mai giocato. Calcia con entrambi i piedi, è da Pallone d’Oro”.

Ambizione e entusiasmo che raccontano un giocatore ritrovato. “Voglio vincere qualcosa qui, sarebbe un sogno riuscirci già alla mia prima stagione”. Nessun rimpianto, invece, per l’esperienza bianconera: il passato è alle spalle, raccontato con onestà ma senza nostalgia. Oggi Weah guarda solo avanti, con la convinzione di aver trovato finalmente il posto giusto per esprimere se stesso, prima ancora che il calciatore.