Demetrio Albertini si racconta: Milan, Inter e quel rigore a USA ’94…
Il Milan di una vita
C’è una carriera che attraversa un’epoca e la racconta meglio di qualsiasi almanacco. Demetrio Albertini lo fa con lucidità nell’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. “Sono arrivato al Milan a 11 anni e me ne sono andato a 31. Ho vissuto un periodo glorioso, fantastico”. Parole semplici, che restituiscono il senso di appartenenza a una squadra che ha segnato la storia del calcio europeo.
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Sacchi, Capello e il confronto con Ancelotti
Di Arrigo Sacchi ricorda il rigore quasi ossessivo: “Era maniacale, iperattivo, parlava di schemi e movimenti con una passione rara”. Di Fabio Capello, invece, l’empatia: “Non era un chiacchierone, ma aveva rapporti straordinari con i giocatori”. Immancabile il passaggio su Carlo Ancelotti: “Ho discusso con tutti gli allenatori. Con lui litigammo e mi uscì una frase forte, poi tutto rientrò. Oggi lo stimo tantissimo”.
Le finali e il peso dei rigori
Tre finali scandiscono la memoria. La più bella resta il 4-0 al Barcellona nella Champions League 1994: “Io e Marcel Desailly eravamo una grande coppia”. La più dolorosa, l’Europeo 2000 perso contro la Francia. E poi il Mondiale 1994, la finale con il Brasile: “Avevo 22 anni e andai a calciare senza pensarci. C’era chi si nascondeva dietro la panchina, uno del Milan e uno dell’Inter”.
Barcellona e l’incontro con Messi
Un capitolo a parte è il Barcellona: “Mi chiamò Frank Rijkaard, serviva un uomo spogliatoio. Mi bastarono due allenamenti per capire che Lionel Messi era un marziano. Io non sapevo chi fosse, lui sapeva tutto di me”. Un racconto che chiude il cerchio di una carriera vissuta sempre in prima linea.
