Gerothodoros e quel Panathinaikos da sogno: “Zajec e Rocha, che squadra” ESC
Gerothodoros si racconta: “Il mio Panathinaikos, le notti europee e quei due fenomeni di Zajec e Rocha“
C’è un profumo di mare e di ricordi nella taverna di pesce di Vagia, nel cuore di Tavros, dove Michalis Gerothodoros è nato e ha mosso i primi passi nel calcio. Oggi, con la stessa eleganza con cui dribblava gli avversari, il dinamico centrocampista che ha vinto due double con il Panathinaikos (1984, 1986) e ha raggiunto le semifinali di Coppa dei Campioni nel 1984/85, riavvolge il nastro di un’epoca irripetibile.
Incontrato da Manos Staramopoulos per EuropaCalcio.it, Gerothodoros racconta storie di tempi gloriosi, di campioni assoluti e di un calcio che non c’è più. Con la stessa passione, si concede anche uno sguardo sul presente, tra Champions League e Mondiale.
Dagli esordi al Fostiras al grande salto
La carriera di Gerothodoros inizia nei campi di Tavros, con la maglia del Fostiras, squadra soprannominata “Ammazzagiganti” per la difficoltà che le grandi greche incontravano nel superarla.
“Nel 1975 giocavo nelle serie minori. L’allenatore Alexei Petrovic mi vide, mi avvicinò e mi disse di arruolarmi nella squadra. Così accadde.”
Il salto di qualità arriva grazie a un intreccio di destini:
“Molti calciatori del Fostiras diventarono del Panathinaikos grazie a Kostas Eleftherakis, che era legato a entrambe le squadre. Dal 1976 giocai in prima squadra e nel 1980 andai al Corinto, che era stato promosso in Prima Divisione.”
L’arrivo al Panathinaikos e la costruzione della grande squadra
Il passaggio ai verdi di Atene è merito di una serie di coincidenze e di occhi attenti:
“Il signor Vardinoyannis, grazie alle raffinerie, aveva contatti a Corinto e seguiva la squadra. Così Mimis Domazos, che all’epoca era una risorsa preziosa, e Gmoch, che mi aveva visto, mi hanno raccomandato. Li menziono perché mi hanno davvero aiutato, devo loro molto.”
Era il 1982-83, l’inizio di un ciclo:
“Sono andato al Panathinaikos quando lui iniziò a costruire la squadra. Poi Kavouras e Karavidas vennero con me. L’ala olandese La Ling (un grande calciatore che lo presero dall’Ajax), l’argentino Juan Ramon Rocha e il gigante Velimir Zajec erano gli stranieri. All’epoca si chiedevano dove stesse andando il Panathinaikos con tutti questi giovani. Ma l’allenatore polacco, Jacek Gmoch, ci ‘moriva’ in allenamento.”
Il mix perfetto tra gioventù ed esperienza:
“Eravamo una squadra. Livathinos, Kapsis, Tarasis, Karoulias, Kyrastas, Saravakos, Vlachos, Antoniou, Galakos. È così che è riuscito a sposare giovane ed esperto.”
Le notti europee e i giganti d’Europa
Con il Panathinaikos, Gerothodoros ha vissuto sfide epiche contro mostri sacri:
“Le squadre di allora avevano calciatori di livello mondiale. Per esempio, la Juventus aveva gli stranieri Boniek e Platini e a un certo punto voleva Saravakos. Gullit giocava al Feyenoord. Eravamo in pericolo al Linfield, ma con Zajec come orchestratore e Rocha vicino, siamo riusciti a qualificarci. Naturalmente, è stato un successo per la famiglia Vardinoyannis che era riuscita a portare Zajec in Grecia.”
Champions League e Mondiale: i pronostici dell’ex stella
Dai ricordi al presente, il passo è breve. Alla domanda su chi vincerà la Champions League, Gerothodoros non ha dubbi:
“Non vedo alcuna differenza. I ‘soliti noti’ Bayern Monaco, Real Madrid, Barcellona, Arsenal, Paris Saint-Germain, Manchester City saranno quelli che conquisteranno il titolo fino alla fine.”
Stesso copione per il Mondiale che si disputerà quest’estate tra Stati Uniti, Messico e Canada:
“E qui è più o meno la stessa cosa: la nazionale francese, la nazionale argentina, detentrice del campionato europeo, la Spagna, il Brasile con l’allenatore italiano Carlo Ancelotti e l’Inghilterra con il tedesco Tuchel che mostra qualcosa di diverso da quello che abbiamo conosciuto per tanti anni. Queste squadre conquisteranno il prezioso trofeo.”
La vita dopo il calcio: le mosse giuste
A differenza di tanti altri calciatori della sua epoca, Gerothodoros ha saputo guardare al futuro con intelligenza:
“Non ho mai provocato, non ho mai implorato. Così ho collaborato con l’industriale Zama, che produceva cerniere. Qualche anno fa, ho poi rilevato l’azienda di famiglia. E ovviamente la gestiamo noi, siamo nel centro di Atene, il lavoro è una cosa piacevole. Il calcio è un grande amore, questo non cambia.”
Una lezione di vita, prima ancora che di calcio. Perché, come insegna Michalis Gerothodoros, i campioni si vedono anche da come sanno affrontare la vita dopo il fischio finale.
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