Da Roma a Pamplona: alla scoperta di Alessio Lisci, l’italiano che ha battuto il Real
C’è un allenatore italiano che sta facendo rumore in Spagna. Si chiama Alessio Lisci, ha 40 anni ed è alla guida dell’Osasuna, a sorpresa tra le protagoniste di questa stagione de La Liga. La vittoria contro il Real Madrid ha avuto, anche in Patria, una risonanza mediatica tale da attirare curiosità sul suo percorso, costruito lontano dallo Stivale tra sacrifici, studio e gavetta vera. Un tecnico che oggi rappresenta uno dei profili emergenti più interessanti del panorama calcistico europeo.
Dalla Lazio al Levante, la fuga per crescere: “In Italia è impossibile”
La storia di Lisci inizia lontano dai riflettori. Dopo un passato da calciatore nei dilettanti, capisce presto che il suo futuro sarà in panchina. Lavora nelle giovanili della Lazio, poi prende la decisione radicale di trasferirsi nella penisola iberica. Non per moda, ma per necessità. “In Italia, per chi come me non ha mai giocato in Serie A, prendere il patentino Uefa A è impossibile”, ha raccontato al Corriere dello Sport.
Invia il curriculum a venti club spagnoli, rispondono solo Atletico Madrid e Levante. Sceglie la squadra di Valencia, che gli permette di sposare un progetto maggiormente formativo. Nel frattempo, commercia prodotti alimentari italiani per mantenersi, mansione affiancata dagli impegni sul campo con gli esordienti e come secondo allenatore della Primavera: triplo lavoro, zero scorciatoie.
In dodici anni scala tutte le categorie del club valenciano, arriva fino alla prima squadra e assaggia la Liga in un momento complicatissimo, sfiorando nella stagione 21/22 una salvezza che sarebbe stata miracolosa: il tecnico romano infatti conquista 28 punti in 23 partite, troppo pesante però la falsa partenza del club da 7 punti in 15 giornate. Nonostante l’epilogo, l’operato di Lisci non passa inosservato.
Mirandés, altra impresa sfiorata e consacrazione
La vera consacrazione arriva con il Mirandés in Segunda División. Una realtà piccola, costruita ogni anno quasi da zero, dove il lavoro dell’allenatore pesa più che altrove. Nella stagione 2023/24 Lisci parte infatti con soli 4 tesserati, mentre la quasi totalità della rosa verrà fondata su giocatori in prestito, e sfiora la promozione in Liga l’anno successivo, perdendo la finale playoff contro il Real Oviedo di Santi Cazorla.
È un capolavoro tattico e gestionale. Rosa corta ed estremamente giovane, la quale però fa propria la causa e si plasma attorno ad un’identità di gioco chiara. Il suo calcio mescola pragmatismo italiano e principi spagnoli: equilibrio e attenzione difensiva, ma anche capacità di adattarsi ai giocatori. “Preferisco prendere un calciatore forte e adattarmi a lui, piuttosto che il contrario”, ha spiegato a Sky.
Dopo la sua partenza, il Mirandés cade rovinosamente e ad oggi figura in piena zona retrocessione. Un dettaglio che certifica l’impatto del lavoro svolto dal tecnico italiano. E quando l’Osasuna lo chiama, Lisci non ha dubbi: è la tappa giusta per la sua carriera.
Il pregio dell’Osasuna: “È un club che ha pazienza con gli allenatori”
A Pamplona trova un club consico dell’importanza della programmazione, con il giusto connubio tra radici e ambizione. Los Rojillos sono a poche lunghezze di distanza dalla zona Europa e praticano un calcio fatto di solidità. Quinta miglior difesa del campionato per una squadra che si contraddistingue per compattezza e intensità.
La vittoria per 2-1 contro il Real Madrid è il manifesto del suo percorso. “L’Osasuna era da 15 anni che non vinceva contro il Real. È stata una serata fantastica”, ha raccontato. Un successo storico che ha avuto eco anche in Italia, dove il suo nome ha iniziato a rimbalzare sino a vederlo intervistato da numerose testate nell’arco della settimana seguente.
Lisci resta umile ma non nasconde l’ambizione: vincere un trofeo, prima o poi. Per ora si gode La Liga e la crescita della sua squadra. E la domanda sorge spontanea, quanto dovremo aspettare prima di rivederlo su una panchina italiana?
