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Csanyi: “L’Ungheria non si ferma: ora vogliamo il Mondiale” ESC

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Csanyi Staramopoulos

C’è un uomo che ha ridisegnato il calcio ungherese, trasformandolo da comparsa a protagonista della scena europea. Si chiama Sándor Csanyi, presidente della Federazione calcistica ungherese dal 2010, rieletto nel 2025 con un consenso che testimonia la bontà del lavoro svolto. Incontrarlo a Bruxelles significa parlare di numeri, progetti e ambizioni. E scoprire che la rinascita del calcio magiaro non è un miraggio, ma un piano preciso.

Manos Staramopoulos, corrispondente dalla Grecia per EuropaCalcio.it, ha avuto l’opportunità di dialogare con il numero uno del calcio ungherese, toccando i temi caldi del presente e del futuro di una nazione che torna a far paura.

Il miracolo ungherese: stadi, giovani e risultati

Quando Csanyi elenca i successi della sua gestione, non parla di numeri astratti, ma di pilastri concreti su cui è stata costruita la rinascita:

“Possiamo essere orgogliosi del fatto che la nazionale maschile non solo si sia qualificata per i Campionati Europei UEFA per tre volte consecutive a partire dal 2016, ma abbia anche battuto squadre come InghilterraGermaniaCroazia o Turchia negli ultimi anni.”

I risultati, però, sono solo la punta dell’iceberg. Dietro c’è un lavoro infrastrutturale mastodontico: 28 nuovi stadi costruiti in tutto il paese, tra cui la moderna Puskas Arena, che a maggio ospiterà la finale di Champions League. E poi il settore giovanile:

“Il numero di giocatori è più che raddoppiato dal 2010. Abbiamo costruito o ristrutturato campi da calcio destinati principalmente al calcio giovanile e amatoriale in tutto il Paese.”

Il risultato si vede anche nei club: la prima divisione ungherese ha guadagnato 12 posizioni nel ranking UEFA, passando dal 36° al 24° posto, grazie anche alle costanti prestazioni del Ferencváros.

L’obiettivo è il Mondiale

Il percorso è virtuoso, ma manca ancora un tassello fondamentale:

“Non abbiamo raggiunto uno degli obiettivi, ovvero la qualificazione a una Coppa del Mondo FIFA dopo la nostra assenza dal 1986. Consideriamo questo un obiettivo raggiungibile ed è compito dell’allenatore Marco Rossi guidare la squadra alle prossime fasi finali.”

Un traguardo realistico, secondo Csanyi, grazie a una generazione di talenti che si sta affermando ai massimi livelli:

“Abbiamo alcuni giocatori che giocano ai massimi livelli. Non solo Dominik Szoboszlai e Milos Kerkez del Liverpool, ma anche giovani giocatori della Bundesliga e di altre competizioni di alto livello. Questi giocatori possono essere modelli di riferimento per le prossime generazioni.”

Il modello ungherese: accademie e sostenibilità

Il segreto del successo sta in un sistema misto che coinvolge governo e federazione:

“Il sistema delle accademie è supervisionato dal governo, mentre la Federazione Nazionale è responsabile del livello giovanile del calcio agonistico. La chiave è trovare obiettivi comuni e avere una visione chiara di ciò che ci aspettiamo da un giovane talento.”

Un ruolo cruciale lo gioca il meccanismo di finanziamento:

“Abbiamo un sistema che incoraggia i club a schierare giocatori ungheresi e giovani. Questo sistema è stato criticato da alcuni club, ma credo che questa regolamentazione sia fondamentale per i nostri successi futuri.”

Attenzione anche alla sostenibilità economica, con una riforma dei campionati (12 squadre in prima divisione, 16 in seconda) e un sistema di monitoraggio finanziario:

“La Federazione Nazionale contribuisce distribuendo una quota elevata dei compensi centralizzati per il marketing e la televisione, ma è responsabilità del club utilizzare le proprie risorse con attenzione.”

I favoriti per il Mondiale 2026

Sulle squadre che si giocheranno il titolo in AmericaCsanyi non ha dubbi, ma parte da un ricordo personale:

“Abbiamo affrontato il Portogallo due volte durante le qualificazioni ed eravamo alla pari, quindi posso dire che se vincessero il trofeo, sarebbe un riflesso positivo delle nostre prestazioni passate…”

Poi l’analisi:

“Ci sono sempre molte squadre forti, soprattutto in EuropaFranciaInghilterraSpagna e Germania. Ma attenzione alla Norvegia, che ha segnato 31 gol durante la sua stagione impeccabile. Non dobbiamo dimenticare le migliori squadre di altri continenti come Argentina o Brasile. Il fatto che il Mondiale si svolga nel continente americano darà un ulteriore impulso e offrirà ulteriori vantaggi alle squadre americane.”

L’evoluzione del calcio e la sfida con la Grecia

Sullo sviluppo del calcio internazionale, Csanyi offre una riflessione lucida:

“Il calcio sta diventando sempre più popolare. La sfida è che, grazie ai ricavi della televisione e dello streaming digitale, solo pochi club possiedono i 100 migliori giocatori del mondo. L’equilibrio è importante: se un giocatore non viene schierato con regolarità, non dovrebbe avere maggiori prospettive sedendosi sulla panchina di un club più grande piuttosto che giocando per un club più piccolo.”

In chiusura, uno sguardo all’amichevole imminente con la Grecia:

“Ricordo che abbiamo giocato partite belle e combattute negli ultimi decenni. Marco Rossi era già il nostro allenatore nel 2018, quando abbiamo vinto in casa nella prima stagione della Nation League. Mi auguro che l’allenatore possa trovare nuovi giocatori e spero anche che riusciremo a vincere contro un buon avversario alla Puskás Aréna.”

E sul rapporto tra UEFA e Real Madrid:

“I nuovi format di Champions League ed Europa League hanno già dimostrato il loro valore, offrendo partite più competitive. Queste competizioni dovrebbero rappresentare scenari chiave per i migliori club europei nel lungo termine.”

L’Ungheria guarda avanti. Con la consapevolezza di chi ha costruito qualcosa di solido. E con la voglia di tornare, finalmente, a essere protagonista.

 

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