Llorente: “Spagna da Mondiale. E su Ancelotti dico…” – ESC EC
C’è un filo invisibile che lega la Spagna d’oro del 2010 a quella che si appresta a volare verso i Mondiali del 2026: quel filo si chiama Fernando Llorente, centravanti classico, campione del mondo a Johannesburg e oggi osservatore privilegiato del calcio che verrà. In un’intervista rilasciata a Manos Staramopoulos, corrispondente dalla Grecia per EuropaCalcio.it, durante il 50° Congresso UEFA al Cardo Hotel di Bruxelles, l’ex attaccante di Juventus, Siviglia e Tottenham ha tracciato una linea netta tra presente e futuro, partendo proprio dalla sua amata Roja.
La favorita per il Mondiale? Si chiama Spagna
Quando si parla di Coppa del Mondo, Llorente non ha dubbi: la squadra di Luis de la Fuente ha qualcosa in più. Qualcosa che lui stesso ha respirato in quella storica notte dell’11 luglio 2010.
“La Spagna di Luis de la Fuente è tra le grandi favorite. Ha dominato l’Europeo e ha creato una squadra con un’identità chiara, velocità e qualità tecnica. La Spagna va al Mondiale per vincerlo”.
Ma l’ex centravanti allarga il tiro, citando una delle possibili sorprese che arrivano dal Sudamerica. Un Brasile che, per la prima volta, porterà in panchina un timoniere europeo.
“Allo stesso tempo, la nazionale brasiliana, guidata dall’italiano Carlo Ancelotti, vanta esperienza, personalità e un roster di grande spessore. Ma in una Coppa del Mondo non c’è un solo candidato. Vedo anche la nazionale portoghese, quella argentina e, naturalmente, quella francese molto forti. Sono squadre con calciatori che sanno giudicare le competizioni”.
La griglia Champions League: i soliti noti e il Paris maturo
Il passo dal palcoscenico delle nazionali a quello dei club è breve, e Llorente lo percorre con la sicurezza di chi quei palchi li ha calcati. La Champions League promette battaglie tra titani, con un quadro che si ripete ma con gerarchie in evoluzione.
“Sono i ‘soliti noti’. I campioni in carica del Paris Saint-Germain sono ormai maturi come squadra. Il Bayern Monaco è una presenza costante a questo livello, mentre non si possono mai escludere Barcellona e Real Madrid: sono squadre fatte per la competizione. Dall’Inghilterra, Liverpool F.C., Arsenal F.C. e Manchester City F.C. hanno la qualità e la mentalità per arrivare fino in fondo. La Champions League è tutta una questione di dettagli”.
La nuova linfa: Yamal, Pedri e la generazione del futuro
Occhi puntati sul presente, ma è sul futuro che si accende lo sguardo di Llorente. La nuova leva spagnola, e non solo, ha stoffa per cucirsi addosso un’era.
“Lamine Yamal è un talento speciale. Ha una sicurezza che non si vede spesso a un’età così giovane. Pedri è già un calciatore di alto livello: legge il gioco come un veterano. Questa generazione può definire il prossimo capitolo del calcio europeo”.
Il dopo carriera: famiglia, accademie e la forza di una madre
Oggi Fernando Llorente ha cambiato ruolo, ma è rimasto nel rettangolo verde. Lavora come partner UEFA, consulente per lo sviluppo dei settori giovanili. Una missione che sente profondamente.
“Sono ancora in gioco, solo da una posizione diversa. Lavorare con le accademie è probabilmente più importante di quanto si pensi. È lì che si costruisce il futuro. Cerco di trasferire esperienza e mentalità ai giovani giocatori”.
Poi la voce si addolcisce, virando sul privato. Un aspetto che pochi conoscono e che ha forgiato l’uomo oltre il calciatore.
“A livello personale, sono molto calmo. Sono sposato con Maria Lorente dal 2015 e abbiamo quattro figli. La famiglia ti tiene con i piedi per terra, e questa è la cosa più importante dopo il calcio”.
Un equilibrio che Llorente ha costruito anche grazie a una figura silenziosa ma fondamentale: sua madre, Isabel Torres. Lontana dai riflettori, Isabel è stata il perno emotivo della vita di Fernando. Nelle interviste, l’attaccante non ha mai nascosto quanto il sostegno materno sia stato cruciale nei momenti di difficoltà, tra infortuni e sfide professionali. Una presenza costante, capace di ricordargli, anche nei giorni più bui, l’importanza di mantenere un equilibrio tra la vita da professionista e quella personale. Un rapporto stretto, di fiducia assoluta, che ha aiutato Llorente a diventare l’uomo e il campione che è oggi.
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