ZANIOLO ROMA – Nicolò Zaniolo, ex attaccante della Roma oggi in forza all’Aston Villa, ha parlato dei suoi primi mesi in Inghilterra e del suo addio ai giallorossi dello scorso Gennaio in un’intervista a “La Repubblica“.

ZANIOLO: “IN ITALIA PIU’ PRESSIONE MEDIATICA. ROMA? RIMASTO DELUSO”

Sulle differenze tra Italia e Inghilterra: “In Italia c’è più pressione dei media e del pubblico rispetto all’Inghilterra, dove posso girare con gli amici e fare una passeggiata con la famiglia. Qui sto bene, mi sto abituando anche al clima”.

Su Spalletti“All’Inter non ero pronto. In Nazionale mi è sembrato subito un allenatore diretto, preparatissimo, che sa cosa vuole che tu faccia in campo. Se vai bene te lo dice, se è male te lo dice in faccia. Preferisco che una persona mi dica ‘Sei scarso’, piuttosto che ti prometta mille cose e non mantenga nulla. Molti lo fanno, lo hanno fatto e lo faranno sempre, nel calcio. Non è facile trovare persone come Spalletti”. 

Sull’addio alla Roma: “Nomi non ne faccio, le guerre mediatiche non mi piacciono. Ma alla Roma le cose potevano finire in modo diverso: provo un grande amore per i tifosi, i miei compagni, la squadra, la città, e loro nei miei confronti. È una delusione che ho provato. Io ho delle responsabilità, ma anche altre persone. Quando ci sono casini così vuol dire che tutti ci abbiamo messo del nostro. Ma del passato non voglio parlare, ora sono in Premier e penso al futuro”. 

Sulle accuse di revenge porn: “Non ho mai sentito parlare di questa storia. Ma sono un personaggio pubblico, ho 24 anni, è normale che i ragazzi e le ragazze si avvicinino a te anche per quello che fai. Succede a tutti i calciatori: è un fastidio. Io posso divertirmi, andare a ballare, ma non sono come mi descrivono: non ho grilli per la testa, mi alleno tutti i giorni, gioco, poi una volta a settimana vado a ballare. Mi serve a staccare la testa. Fare il calciatore è stressante anche a livello di pressioni. Che male c’è se col lunedì libero la domenica sera vado in discoteca?”. 

Sugli infortuni: “Mi sono costati l’Europeo vinto dall’Italia e un anno e mezzo di carriera, che vuol dire almeno 70-80 partite: hanno rallentato la mia crescita. Ma mi hanno anche migliorato. Ho iniziato ad amare di più il mio lavoro. Prima mi divertivo e basta, ora è una cosa seria. Sono più professionale. Una volta vedevo la palestra come una perdita di tempo. Ora è fondamentale: senza quella non riesco a performare e giocare bene. Mi piacerebbe vincere un grande torneo con la Nazionale: un Europeo, ma spero il Mondiale. E tanti trofei, di squadra e personali. Ma anche divertirmi. Ed essere felice”. 

Su Kaka“E’ il mio mito da sempre: aveva tutte le caratteristiche che mi piacevano in un calciatore. Il numero 22 non è solo la data di nascita di mia mamma, l’ho scelto anche per lui. Non avrei mai accettato la maglia numero 10 di Totti, ti mette una pressione addosso che non serve. Le pressioni a Roma ci sono a prescindere, la piazza vuole tanto e chiede tanto: tutti sappiamo di chi era quella maglia e non ci ho mai nemmeno pensato di prenderla”. 

 

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