VASCAK SUL TREVISO – È gennaio 2006 e il Treviso, che per la prima volta nella sua storia sta disputando il campionato di Serie A, sta inseguendo una disperata salvezza.

Il club di Ettore Setten ingaggia dall’Artmedia Bratislava un giovane centrocampista offensivo di nome Blazej Vascak, di nazionalità slovacca e nato nel 1983.

Il suo periodo nella Marca durerà dodici mesi, non facili per il Treviso e inframezzati dalla retrocessione in Serie B dopo appena una vittoria in tutto il girone di ritorno nel massimo campionato. A gennaio 2007 arriva infatti il trasferimento al Lecce.

VASCAK SUL TREVISO

VASCAK SUL TREVISO – Vascak, che oggi ha 38 anni, è comunque rimasto molto legato alla realtà biancoceleste. A riferirlo è lui stesso, intervistato in esclusiva da “Europa Calcio“.

Partiamo dal presente, di cosa si sta occupando oggi? 

Non ho ancora smesso di giocare a calcio. Anche se a livello non più professionistico, gioco al Krompachy, club di terza serie slovacca. Fisicamente sto ancora bene, ma adesso non sono più un ragazzo e devo pensare prima di tutto alla mia famiglia. Sono stato felicissimo di aver trasformato nel mio lavoro ciò che amavo fare di più, ma la carriera calcistica purtroppo non è eterna“.

Una delle tappe più importanti del suo lungo percorso lo ha vissuto a Treviso. 

Arrivai a Treviso che avevo 22 anni. Era un periodo molto diverso da adesso perché non era per niente facile approdare in Italia: la Slovacchia era ancora fuori dall’Unione Europea e quindi necessitavo del permesso di soggiorno e altri documenti. Venendo a Treviso sono entrato nella storia calcistica del mio paese in quanto sono stato il primo giocatore slovacco ad arrivare direttamente in Serie A dalla Fortuna Liga. Solo successivamente sono riuscito ad apprezzare il successo che ebbi in quel momento“.

Peraltro proprio nell’unica stagione in A del club della Marca. 

Il Treviso era una società piccola, ma per me giocare lì fu un sogno che divenne realtà. Ero poi in una città bellissima, è qualcosa che tuttora mi è rimasto nel cuore. Alcuni anni dopo, quando avevo già lasciato l’Italia, andai a sciare sulle Dolomiti con mia moglie, ma prima di andare in montagna la portai a farle vedere Treviso. Quanto alla squadra, eravamo un bellissimo gruppo. William Viali fu il mio mentore, ma anche Cottavafa, Giuliatto e Fava mi aiutarono molto a inserirmi. Con loro sono ancora in contatto, soprattutto con Viali, che a volte è anche venuto a trovarmi in Slovacchia. Purtroppo a fine stagione retrocedemmo in B, ma per me fu un grandissimo privilegio giocare nel massimo campionato italiano proprio nel suo periodo migliore. Nonna caso due mesi dopo l’Italia vinse i Mondiali“.

Vero, la stagione fu deludente. Ad aprile però fermaste la Juve, che quell’anno era un rullo compressore. Lei era in campo, che cosa ricorda?

Fu un pomeriggio indimenticabile. Peraltro ci fu un’azione in cui io ero lanciato verso la porta della Juve e mi fischiarono un fuorigioco molto dubbio, almeno dal nostro video-analisi mi sembrava non ci fosse perché Zambrotta mi teneva in gioco. Ma anche l’anno dopo in Serie B affrontammo nuovamente la Juve, se non ci fosse stato un grandissimo Buffon potevamo anche fare risultato. Poi qualche mese dopo andai al Lecce che mi cercava. Fu Viali, che aveva già giocato lì, a consigliarmi di scegliere i salentini. Ma io sarei stato contentissimo di restare al Treviso, volevo rimanere“.

Adesso il Treviso, dopo infiniti drammi societari degli anni scorsi, è in Eccellenza. 

Chiaro che l’aspetto economico è fondamentale. Bisogna costruire un passo alla volta le cose per essere solidi. Quando arrivai io, il Treviso non era pronto per la Serie A anche dal punto di vista societario, non aveva la stessa organizzazione di altri club. Già in quel periodo c’erano problemi di soldi. Probabilmente se ci fossimo salvato sarebbero arrivati nuovi sponsor e conseguenti soldi. Ma purtroppo spesso ci mancava sempre quel qualcosa in più per fare risultato“.

Per concludere, ha qualcosa da dire ai tifosi biancocelesti? 

Dico che Treviso e il Treviso li ho sempre nel cuore. Non dimenticherò mai i miei mesi nella Marca. Auguro alla squadra di risalire il più presto possibile“.

 

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