Stramaccioni, Colantuono, de Canio, Iachini, Delneri, Oddo, Tudor, Velazquez, ora Nicola: cosa hanno in comune questi nove allenatori? Facile, si sono avvicendati in questi ultimi quattro campionati e mezzo sulla panchina dell’Udinese. Nove allenatori! Specchio della crisi che vive questa società dopo la gestione dei quattro anni precedenti di Francesco Guidolin che portò l’Udinese per due volte ai preliminari di Champions League, con una qualificazione annessa agli ottavi di finale di Europa League eliminati dall’AZ Alkmaar.

Nel calcio, come nella storia ci sta vivere di cicli, ma il baratro in cui è sprofondata l’Udinese sembra inghiottire con sempre maggiore forza e senza risputare. Ogni anno viene abbassato il livello della squadra, ogni anno vengono battuti record negativi e a questo punto, mai come adesso, l’Udinese rischia la retrocessione. Negli anni scorsi c’è sempre stato un buon salvagente grazie a qualche vittoria di peso, grazie a serie positive che permettevano di accumulare un vantaggio tale da salvarsi, vedi l’anno scorso quando con Oddo si passò da media Europa League a 11 sconfitte consecutive, ma alla fine grazie a un calendario favorevole nelle ultime giornate (e sfavorevole alle dirette concorrenti) arrivò la salvezza.

Quest’anno quel salvagente al momento non si vede, l‘Udinese aveva iniziato bene con Velazquez, poi ai primi scricchiolii si è pensato di cacciarlo, in perfetto stile calcio italiano, per virare su un tecnico capace di dare le giuste garanzie come Nicola. Ma l’allenatore piemontese si è subito scontrato con la dura realtà di una squadra costruita male e assemblata peggio. Una squadra che manca di spina dorsale e di veri leader in campo, una squadra che si deprime al primo gol subito e che rischia, calendario alla mano, di ritrovarsi alla sosta in acque ancora peggiori.

Domani Chievo, squadra ultima, condannata alla retrocessione, ma che venderà cara la pelle come da tradizione, anche perché le speranze dei clivensi, visto il cammino di tante, Udinese compresa, è quella di rientrare in gioco per la salvezza; contro la Lazio la partita è stata rinviata e dunque i friulani ritorneranno al Friuli per la prossima partita tra due settimane e stavolta contro quella che è forse la vera avversaria diretta per la salvezza: il Bologna. I Felsinei ora con Mihajlovic sembrano aver trovato la strada giusta. Due partite decisive per la salvezza, prima di entrare nel ciclo di fuoco (Juventus, Napoli, Milan e Roma, in trasferta intervallate dalle partite in casa con Genoa ed Empoli).

Da sottolineare poi la grave difficoltà nell’andare in rete e di trovare un bomber decisivo per i punti salvezza, soprattutto fa rumore la crisi in cui sono piombati Lasagna (da inizio campionato) e De Paul, dal mese di gennaio appena sono iniziate le voci su una sua possibile cessione. Okaka e Pussetto in questo momento offrono maggiori garanzie. In mezzo poi Mandragora resta un oggetto del mistero, Fofana non è sereno (fischiato da tutto lo stadio che non gli perdona nemmeno uno stop a seguire), Behrami col fiato corto, resterà fuori per un po’ per via di un infortunio.

Se fino ad oggi il nuovo stadio Friuli non si è mai dimostrato così amico, tra febbraio, marzo e aprile sarà l’ago della bilancia della salvezza della squadra friulana, il club che, dietro Milan, Inter, Roma e Lazio è da più anni consecutivamente in Serie A. La preoccupazione per tutti i tifosi dell’Udinese è che se le cose dovessero andare male contro Chievo e Bologna, a pagarne le conseguenze potrebbe essere solo e soltanto l’allenatore: un ennesimo avvicendamento che nulla risolverebbe se non ripartire da capo e con il rischio di annegare completamente.

Articolo precedenteCalciomercato Juventus: per Ndombélé valutazione monstre
Articolo successivoInter, Icardi dovrebbe saltare anche la Sampdoria. Problemi anche per Wanda

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui