Udinese: la storia è sempre quella – Non cambia nulla per l’Udinese Calcio. Solo gli allenatori. Per il resto da un po’ di anni ogni campionato è un colpo al cuore per i tifosi. Decine di allenatori cambiati in questo ultimo lustro e ora c’è persino il raro caso del non aver ancora deciso chi debba guidare la squadra.

Gotti, da settimane, dice che non vuole essere lui il primo allenatore, ma che sta solo aiutando la società nel frattempo che si sciolga il nodo. Le testate giornalistiche più vicine alle questioni dei bianconeri prima annunciano la conferma del tecnico veneto fino a giugno, pochi minuti fanno dietrofront ed elencano i nomi più caldi: da Zenga a Donadoni, passando per Longo e Marino.

Il problema, però, resta sempre quello. I risultati. Oltre al gioco. Perché nel 2019/20, squadre come ad esempio il Verona o il Bologna insegnano, se non giochi, non metti intensità, non riesci a fare quattro passaggi in fila con una certa costanza e non concludi a rete, non fare punti è un attimo, farsi inghiottire dalla zona retrocessione anche.

E così che l’Udinese, dopo l’ultima sosta riprende con Gotti in panchina un ciclo che l’avrebbe portata verso natale con un calendario che più ostico non si poteva. La squadra friulana, lo avevamo annunciato tempo fa, rischiava di fare zero punti al termine delle sfide contro Sampdoria, Lazio e poi nelle prossime settimane Napoli e Juventus.

L’Udinese di Gotti anche ieri, come contro la Sampdoria, ha evidenziato sempre gli stessi evidenti limiti caratteriali. Più che fisici. Oltre che di gioco. Preso il primo gol la squadra ha provato a reagire, ma Nestorovski prima sbaglia un gol clamoroso davanti a Strakosha – ma non era colpa di Lasagna diventato inconcludente? – poi Mandragora, l’unico a lottare fino al 2-0, ha l’occasione di pareggiare e poi arriva il doppio rigore per i biancocelesti che chiudono la partita.

Ok la Lazio è la terza in classifica, ma pensate a un Sassuolo che va a Torino e pareggia con la Juventus. Mettendoci gioco e intensità. A Udine invece si teme il Napoli sabato sera e poi la trasferta successiva allo stadio per altre due partite che potrebbero lasciare il bottino di questa fase a zero punti e che, guardando la classifica, potrebbe significare sempre di più la discesa verso l’inferno.

La soluzione di campo in questo momento è dura da trovare. Cercasi disperatamente la quadra in una difesa che ha perso solidità. Cercasi De Paul disperatamente come il titolo di un film degli anni ’80. Che fine ha fatto Rodri De Paul? Se dovesse fare le valigie a gennaio potrebbe mancare davvero all’Udinese? Non questo diez, non quello – ammirato si fa per dire – in questo inizio di stagione.

E davanti si fa fatica. Tutto il peso offensivo, punta dell’iceberg dei problemi Udinese, non può essere buttato tutto sulle spalle, solide, di Stefano Okaka. Servono nuove soluzioni, serve grinta, carattere da parte di chi scende in campo. Peggior attacco insieme a quello di Sampdoria e Spal che infatti sono, insieme al Brescia, due squadre pienamente immischiate nella lotta per non retrocedere. Per cambiare il corso della storia a questo punto servirà una svolta. Serviranno 14 uomini in campo che domenica dopo domenica tirino fuori gli attributi. Servirà una società forte e ambiziosa come dimostrato in passato e servirà fare cerchio attorno all’allenatore, Gotti o chi altro che sia. Non importa. Basta remare tutti assieme a favore dell’Udinese. Altrimenti la storia rischia di rimanere sempre quella o addirittura c’è la possibilità che possa peggiorare.

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