Dopo la partita contro l‘Inter e prima dell’incontro casalingo contro il Brescia, intorno all’Udinese si respirava un’aria di grande fiducia. Gli uomini di Tudor, infatti, uscivano da San Siro sconfitti di misura; è vero, ma a testa alta, dopo aver giocato gran parte del match in inferiorità numerica.

Si facevano tabelle guardando il calendario. “Bene, Brescia, Verona e Bologna, tre punti qui, uno lì, e con un Bologna in forma ci vuole un match corsaro; un punto basta, ma con questa Udinese è lecito sognare la vittoria”.

Tanta fiducia: chi diceva cinque, chi sette, chi addirittura nove punti. In tre partite: bottino da zona europea.

Il match contro la squadra di Corini, invece, riporta tutti con i piedi per terra, ma non solo. Riporta tutti sulle montagne russe delle emozioni, dai facili entusiasmi alla depressione più nera.

Quella di domenica pomeriggio è stata una delle versioni dell’Udinese di Tudor più brutte mai viste. L’aggressività, tratto marcato dell’allenatore croato, è rimasta, quello che non c’è stato è il gioco.

E non parliamo di schemi provati e riprovati da applicare con perfezione guardiolana in campo, ma almeno un tiro in porta; non c’è stato nemmeno quello.

L’Udinese non è mai riuscita a costruire un’azione degna di nota; dopo un inizio in cui si cercava la costruzione dal basso, ecco che a poco a poco, scontrandosi con la muraglia biancoazzurra, i friulani sono andati in difficoltà; perdendo idee e identità, come oramai accade da anni dalle parti dello Stadio Friuli.

Il gol, poi, ha sbriciolato il già fragile sistema psicologico di una squadra che fatica, una volta subita la rete, a reagire: eppure contro il Parma e l’Inter, nonostante le sconfitte, si era visto ben altro gioco e ben altre reazioni.

La scusa dell’assenza di De Paul, può reggere fino a un certo punto, anche perché il diez mancherà stasera a Verona e mancherà domenica prossima anche contro il Bologna: il rischio concreto è che invece dei cinque, sette, nove punti (queste ultime due ipotesi da scartare), si possa chiudere con 0 zero o con un solo punto.

La domanda in tal caso è: che faranno a Udine nella peggiore delle ipotesi? Salterà l’ennesimo allenatore? Continuando a cambiare identità alla squadra, non se ne otterrà mai una, ed è così che l’Udinese vivacchia da diverse stagioni, in barba alla progettualità o alla continuità.

Ora c’è da rimboccarsi le maniche e scendere in pista, pardon in campo, per il ballo dei tre punti: da Verona passa una fetta di salvezza e di certo la squadra di Juric sarà osso durissimo per i friulani.

Con o senza De Paul urge un cambio di rotta, prima di decidere l’irrimediabile: ovvero far saltare l’ennesima panchina convinti che quello che arriverà dopo sarà meglio.

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