[df-subtitle]Due giorni dopo la sconfitta contro la Juventus, a Udine si torna a lavorare con una classifica brutta da vedere, ma con una squadra che in campo racconta progressi più evidenti rispetto agli 8 punti conquistati in 8 partite.[/df-subtitle]

Zero punti nelle ultime tre partite sono un passivo con il quale fare i conti, con qualche rammarico pensando a come è andata la partita in casa contro la Lazio, con quella furiosa reazione nel quarto d’ora finale che poteva regalare un pareggio.

A Bologna è andato tutto storto. La squadra di Velazquez inizia forte, sfiora il gol a più riprese, passa in vantaggio con il sempre positivo Pussetto  (con Troost-Ekong il migliore fra i nuovi arrivati) e dopo aver sprecato in più occasioni il raddoppio, si fa rimontare e solo l’imprecisione dei felsinei permette un passivo di una sola rete.

Contro la Juventus la ferita è fresca, ma non si poteva chiedere di più – nonostante siano molti gli articoli in giro per il web che chiedono a gran voce maggiore impegno (!) e maggiore grinta (!!) a una squadra che in campo dimostra quanto lavoro c’è dietro durante la settimana. Resta difficile se non impossibile a oggi per quasi tutte le squadre del campionato italiano, riuscire a proporre contro la corazzata di Allegri, qualcosa di meglio.

I problemi semmai si sono evidenziati nelle altre sette partite, come la mancanza di qualità della squadra nella costruzione del gioco da dietro oppure le difficoltà nell’ innescare decentemente un Kevin Lasagna in crisi profonda. Prendere in esame la partita di sabato sera per mettere in evidenza pregi e difetti della squadra è un esercizio quanto meno poco riguardoso.

Facendo invece i conti nel medio termine (8 giornate di campionato sono 1/5 di serie A 2018/19), abbiamo davanti un gruppo di giocatori che da inizio campionato ha manifestato pregi nella capacità di non affondare alle prime difficoltà, che ci mette sempre la gamba, con alcuni giocatori assolutamente ritrovati (Scuffet e De Paul); una squadra che ha costruito una linea difensiva spesso impermeabile agli agenti esterni con Nuytinck e Troost-Ekong che dominano di testa davanti a Scuffet.
Allo stesso tempo l’Udinese è una squadra ancora in costruzione con difetti di tenuta mentale e troppi cali di concentrazione (primo tempo di Parma, mezz’ora finale con la Samp, inizio ripresa contro il Torino, 10 minuti con la Lazio, dal pareggio subìto con il Bologna),  un organismo che quando non spinge sull’acceleratore diventa troppo vulnerabile e tende ad abbassarsi e a farsi schiacciare, perdendo spesso i duelli sulle seconde palle.
In fase di possesso invece, a parte la velocità nell’uscita di palla, grazie alle proposizioni offensive degli esterni e alle giocate di De Paul, mancano idee, piedi buoni e qualità nella costruzione dal basso: tutto ciò rende l’Udinese una squadra troppo legata agli strappi e alle situazioni.

La rosa è giovane (ma corta), col tempo il gioco migliorerà e il gruppo di sicuro crescerà, ma al momento per non rischiare di creare emorragie insanabili a livello di classifica, l’Udinese deve anche pensare di fare punti.  Napoli (in casa), Genoa (fuori), Milan (in casa) e Empoli (fuori) è il prossimo ciclo in mezzo alle due soste: la squadra dovrà lottare come ha fatto fino a oggi nel tentativo di strappare almeno 1 vittoria e 2 pareggi.  Continuando a guardare con un occhio interessato anche i risultati delle altre squadre coinvolte nella lotta per la salvezza.

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