[df-subtitle]Behrami: “Qui c’è uno spirito positivo in uno spogliatoio con tante culture, buone individualità penso a Lasagna, Machis, Mandragora e De Paul che sta facendo il salto di qualità”[/df-subtitle]

Intervistato da “La Gazzetta dello Sport” di oggi, Valon Behrami, esperto mediano alla seconda stagione all’Udinese, che lo ha acquistato un anni fa dal Watford, parla di questa nuova annata in Friuli e del suo addio dopo tredici anni alla Nazionale svizzera.

Così l’ex Napoli: “La fascia di capitano? Dopo la chiusura del mercato, quando è stato chiaro che sarei rimasto, Velazquez mi ha chiamato e mi ha comunicato la sua decisione. Ne vado fiero e orgoglioso perché l’autorità l’ho sempre avuta in spogliatoio. Ma questo è un bel riconoscimento. Quando non giocherò io ci saranno Lasagna o De Paul. Mi sento ancora un calciatore? Finché il ginocchio sinistro regge.. Tutto dipende da lui. Poi le motivazioni le ho e penso che la Serie A sia il top. Qui all’Udinese c’è uno spirito positivo in uno spogliatoio con tante culture, buone individualità penso a Lasagna, Machis, Mandragora e De Paul che sta facendo il salto di qualità. Velazquez si confronta con noi, continuamente. E io ho ancora il fuoco dentro“.

Poi sulla Svizzera: “Il mio addio? Mi sento svizzero anche se in casa continuiamo a parlare albanese. Con i miei ho lasciato il Kosovo che avevo quattro anni.Arrivammo a Bellinzona da rifugiati, ci diedero il buono della Caritas, e il cibo non ci piaceva. Papà trovò un lavoro come operaio, mamma andò a fare le pulizie. Poi io sono diventato calciatore, ho guadagnato e li ho fatti smettere di lavorare. Il 7 agosto Petkovic con una telefonata di 30 secondi mi ha detto che non avrei più fatto parte della Nazionale. “Poi vediamo”, ha detto. Ma non ho voglia di aspettare, ho detto basta io credo che non possa finire in questo modo dopo 13 anni. Nessun malinteso. È andata così. Ognuno ha la sua classe“.

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