“Siete tutti bravi ragazzi. Siete un bel gruppo. Però in campo i bravi ragazzi non vincono le partite. In campo bisogna essere dei bastardi”. Il leit motiv di “All or nothing”, serie tv in nove puntate visibile su Amazon Prime che racconta l’arrivo di Mourinho nel nord di Londra, può essere certamente questo. Da Pochettino, idolo e maestro di un gruppo affiatato, arrivato a un passo dalla Champions League, a Mourinho, il passaggio è doloroso. Perché lo spogliatoio degli Spurs è tutto con l’allenatore argentino esonerato a inizio stagione, e il portoghese deve portarli tutti dalla sua parte.

“Non sopporto sbagliare i nomi dei giocatori… tu, come devo chiamarti?”, dice ai giocatori durante il primo allenamento. E il faro Harry Kane, il capitano che illumina la strada e per Mourinho è una guida sicura, così come Lucas Moura. Alfieri di un gruppo che porta cicatrici dure da eliminare.

Le riunioni tecniche, lo spogliatoio, i colloqui individuali e poi l’arrivo del Covid. “E ora, cosa facciamo?”, si chiede il manager. Allenamenti casalinghi dove il portoghese non può che osservare da un grande schermo, e quando si riparte il 17 giugno il Tottenham si trasferisce nel più ampio spogliatoio riservato alla NFL. Non tutto è stato mostrato, naturalmente.

Ma “All or nothing” è uno spaccato sufficiente per scoprire il Mourinho sul posto di lavoro. Appare quasi tenero, in confronto a come tutti pensano possa essere. Fermo, esigente, ma mai oltre le righe, almeno per ciò che abbiamo visto. Un grande motivatore, un dottore della squadra, pronto a soccorrere i suoi ma a non esentarli da colpe e da responsabilità.

E uno schiaffetto anche al concetto di catenaccio e contropiede. Nell’intervallo di una partita in cui gli Spurs conducono 1-0, Mourinho chiede altri gol. “Non difendiamoci, pensiamo a segnarne ancora”.

Il Tottenham però risale, fino alle soglie del quarto posto, prima di perdere in casa con il Chelsea e lì qualcosa si rompe. Non tanto nello spogliatoio, quanto nel cammino generale degli Spurs. Fuori Kane, fuori Son, ed ecco che Mourinho ha bisogno di tutti.

Traspare la voglia e il desiderio, scaturito anche dalle discussioni after match con protagonisti l’estremo difensore Lloris che rimprovera i suoi difensore di non coprire abbastanza.

Ma nonostante le difficoltà, il minimo sindacale, ossia la qualificazione in Europa League, Mourinho la centra togliendosi lo sfizio di vincere pure il North London derby con l’Arsenal in extremis.

Il Covid ha partorito una serie di infiniti “sliding doors”, e allora non possiamo sapere cosa sarebbe accaduto se il Tottenham avesse potuto filare via liscio fino a fine stagione senza l’interruzione per l’emergenza sanitaria.

Ma questo spaccato è unico perché ancora in corso: Mourinho è ancora lì, in quello spogliatoio, in quel fantastico centro di allenamento, con i suoi scudieri. Manca sempre qualcosa, perché dopo un bel filotto di risultati utili, sono arrivati i ko con Liverpool e Leicester che hanno ridimensionato il sogno del titolo che fino a dicembre pareva possibile.

Ma “tutto o niente” è una filosofia che vale ancora. Non staremmo parlando di Mourinho, altrimenti.

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