Trofei scomparsi: il torneo Scania 100

TORNEO SCANIA – Prologo di Euro ’92, così come tanti tornei lo sono stati alla vigilia di un Europeo o un Mondiale. Questo fu, nel 1991, il trofeo “Scania 100”, manifestazione unica dal 12 al 16 giugno per celebrare i cento anni di nascita della Scania.

Avete già sentito questo nome? Lo potete trovare sugli autocarri, trattori e mezzi di trasporto della azienda svedese cha ha sede a Sodertalje, in Svezia.

Ed è proprio lì, nel paese scandinavo, che spesso per la nazionale italiana è stato sinonimo di disgrazia (non solo nel 2018) che in previsione dell’Europeo dell’anno successivo si organizza un torneo secco a quattro squadre, con due semifinali e due finali, quella per il 1° e 2° posto e quella per il 3° e 4°.

Oltre agli svedesi, ci sono la Danimarca, che quell’Europeo lo vincerà e l’Unione Sovietica, ancora per poco con quella denominazione.

E’ una sfida quasi totalmente nordica, e l’Italia allenata da Azeglio Vicini, porta ancora sulla pelle la delusione del Mondiale casalingo sfumato in semifinale dodici mesi prima, ma soprattutto viene dalla sconfitta a Oslo contro la Norvegia (2-1) nella marcia verso quell’Europeo. Una caduta che sarà fatale ai fini della qualificazione.

TORNEO SCANIA – DANESI BATTUTI

Questa semifinale, invece, la oppone il 12 giugno alla Danimarca: tra gli azzurri c’è il solito blocco Zenga-Bergomi-Baresi-Maldini, con l’inserimento di Vierchowod e l’esordio dal primo minuto di Gianluigi Lentini, che aveva già giocato una ventina di minuti in una partita contro il Belgio subentrando a Attilio Lombardo.

Fa il suo esordio assoluto in nazionale anche Ruotolo, giocatore del Genoa, che andrà incontro però a una prova incolore venendo sostituto dopo un’ora. Non è comunque una partita esaltante, il primo tempo è decisamente brutto, nella ripresa gli azzurri alzano un po’ il ritmo ma senza successo.

Ci vogliono i supplementari per decretare un vincitore davanti a circa 8.000 persone allo stadio di Malmo. E la questione si risolve all’inizio del secondo tempo supplementare, quando al 2° e al 3° minuto segnano Rizzitelli e Vialli, nel frattempo subentrato a Mancini.

Il primo segna in mezza girata pur trovandosi nettamente in fuorigioco, Vialli invece sfrutta un cross di Berti e una indecisione del difensore Rieper.

Nell’altra semifinale, l’Unione Sovietica batte 3-2 gli svedesi, che vanno in gol con una doppietta di Brolin, volto conosciuto in Italia per la sua militanza nel Parma, che è salito in A l’anno precedente e che si appresta a scrivere una pagina importante nel panorama internazionale.

“C’è Italia-Urss, inutile e dannosa”, titola il “Corriere della Sera” nel giorno della finalissima del torneo al Rasundastadion di Stoccolma, un impianto che aveva visto le gesta anche di Pelé e Liedholm al Mondiale 1958.

Vicini è alla terz’ultima partita da CT azzurro, e lascerà proprio dopo uno 0-0 con l’URSS che costerà l’Europeo alla Nazionale.

Mentre Zenga, lascia: staffetta con Pagliuca (un tempo a testa), che lo irrita e non poco: “Avrei preferito giocasse lui tutta la partita, se lo merita. Tutti pensano sia uno da pensione, mi allenerò ancor meglio dopo le vacanze, e vedremo chi avrà ragione…”. 

TORNEO SCANIA – VICINI E LENTINI

La contesa finisce 1-1: segnano prima i sovietici con Korneev dopo due minuti; pareggia Giannini al 43° con una bella conclusione al volo di sinistro dopo una palombella su punizione di Mancini.

Ci vogliono i calci di rigore, mesti e dimessi rispetto ai tiri dagli undici metri di un’estate prima, a Napoli, contro Maradona, colmi di tensione e poi lacrime.

Per l’Italia segnano Baresi, De Agostini e Vierchowod (sbaglia Berti, reduce però da 240 minuti in campo nel torneo) e il protagonista è proprio Pagliuca, che respinge il tiro di Kulkov.

Anche il futuro bolognese Shalimov sbaglia: palla sul palo. Segnano invece Kancheskis (andrà alla Fiorentina nel ’96) e Kuznetzov.

L’Italia vince il torneo, e si appresta a un nuovo ciclo: Vicini lascerà per far posto a Sacchi, e non le manderà a dire al futuro successore: “Io ho avuto un Europeo e un Mondiale per dimostrare qualcosa, non è come vincere avendo a disposizione 16 competizioni...”. Parole più di frustrazione che di lucidità.

Chi si è messo in luce, anche nella sfida all’URSS, è Lentini: “Ho messo insieme la mia terza presenza in azzurro, perciò sono molto contento. E in questo modo scatta il premio che mi aveva promesso Borsano (presidente del Torino, nda). Quanto vale? Non posso dirlo”. Non avrà però in futuro molte occasioni per mostrare continuità anche in azzurro, complice anche il terribile incidente del 1993.

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