Caro tifoso, vai oltre l’apparenza. Il calcio è un’industria che deve ripartire

Caro tifoso, vai oltre l’apparenza. Il calcio è un’industria che deve ripartire

Tifoso Calcio – Il calcio non è solo intrattenimento. Questa dichiarazione potrebbe suscitare perplessità in buona parte dei tifosi, ma è una sacrosanta verità. L’emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha portato alla sospensione dello sport, accolta con grande rispetto da parte dello spettatore. Tuttavia, dopo due mesi di chiusura, è giunto il momento di riprendere le attività ed inevitabilmente, di scendere in campo o quantomeno provarci.

Entrando nel merito del calcio, nei giorni scorsi Lega e FIGC hanno stilato un protocollo sanitario, che possa garantire la ripresa del campionato. Non sono mancate, come prevedibile, le proteste di una buona parte di tifosi che hanno espresso il proprio disappunto attraverso striscioni e comunicati. Alcuni parlano di un calcio falsato se a porte chiuse, altri invece si appellano al buon senso in presenza di un numero straordinario, in accezione negativa, di morti ed il conseguente dolore all’interno del Paese.

Tuttavia, come ricordato all’inizio, il calcio non è solo intrattenimento. È necessario uscire dallo schema del tifo e fare i conti con la realtà. Considerata la ripresa a porte chiuse, con una conseguente perdita degli incassi derivati dal ticketing, la FIGC ha stimato una perdita complessiva di circa 600 milioni di euro, tenendo conto anche del deficit fisiologico presente in tempi ordinari. Qualora non si dovesse tornare in campo, invece, la perdita complessiva toccherebbe gli 800 milioni di euro.

Cifre molto elevate, che portano quindi le società a rimboccarsi le maniche e spingere per una ripresa. Come riportato da Calcio e Finanza:

“Il calcio è un movimento che genera ogni anno 5 miliardi di fatturato e che versa 1,3 miliardi di contributi fiscali e previdenziali allo Stato e 2 miliardi di stipendi ai dipendenti. I rischi sono il fallimento di molte società (il 30% di quelle di C, da stime non ufficiali), calo dell’occupazione e disaffezione del pubblico. L’incidenza sull’occupazione del calcio è di 121 mila posti di lavoro sui quali la pandemia e la conseguente crisi avrà un impatto fortemente negativo causando una contrazione tra il 27 e il 38%”.

I numeri non piacciono a nessuno, soprattutto quando si parla di un ambito in cui il termine di paragone diventa lo stipendio del fuoriclasse. Questo, però, ricordiamo che dipende da variabili tra cui gli sponsor, gli incassi e il raggiungimento di determinati obiettivi da parte della società in cui milita. Nulla a che vedere con il quadro generale.

Tifoso Calcio – L’avversione alla ripresa da parte dei tifosi è comprensibile, se si tiene conto dell’aspetto emotivo. Tuttavia, bisogna prendere atto che quando si parla di “industria calcio” o di “aziende”, non si vuole fare un dispetto alla tifoseria, ma fotografare una realtà oggettiva. Cerchiamo di usare la testa e di andare oltre i 90 minuti di gioco. Pensiamo a tutto ciò che ci consente di assistere allo spettacolo, a partire dagli addetti ai lavori. E chiediamoci se sia giusto far ripartire tutto, ma lasciare indietro il mondo del pallone.

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