[df-subtitle]Tentoni: “Centurioni dovrà cercare di dare una ricarica psicologica ed energetica a livello emotivo. Quando non vengono i risultati c’è quella sorta di negatività che bisogna spazzare via. Conosco molto bene la piazza di Ascoli: è bellissima per fare calcio, c’è un pubblico meraviglioso, caloroso e appassionato. I giocatori che hanno perso 7-0 a Lecce hanno umiliato un popolo che sicuramente avrà il dente avvelenato”[/df-subtitle]

Domani sera (ore 21) allo stadio Euganeo andrà in scena Padova-Ascoli, partita valida per il 31^ turno di Serie B. Sia i veneti che i marchigiani vivono una stagione difficile, in quanto i primi sono penultimi in classifica, mentre l’annata dei bianconeri è al di sotto delle aspettative, e due settimane fa è arrivata la pesantissima sconfitta in casa del Lecce per 7-0.

Per l’occasione, “Europa Calcio” ha intervistato in esclusiva Davide Tentoni, ora allenatore dell’Arcella, squadra padovana militante nel campionato di Eccellenza, e in passato centrocampista sia dei biancoscudati che dell’Ascoli.

Tentoni, il Padova ha davvero reali possibilità di salvarsi oppure ha già più di un piede in Serie C?

Io sono ottimista. Le possibilità ci sono, devono crederci squadra, città e anche la società perché ha fatto degli sforzi importanti a gennaio. Poi la Serie B, oltre che essere difficile, mostra delle imprevedibilità dettate proprio dal fatto che sono le motivazioni a fare la differenza. Io sono convinto che il Padova possa avere ancora delle chances“.

Due settimane fa la società ha esonerato Bisoli per la seconda volta, dopo che a gennaio aveva puntato nuovamente su di lui per la salvezza. Condivide questa scelta?

Per rispondere a questa domanda bisognerebbe conoscere le dinamiche di uno spogliatoio e di un ambiente. Io purtroppo queste condizioni non le conosco. Bisoli lo conosco molto bene, così come conosco bene Centurioni perché ho giocato assieme a entrambi e ho un ottimo ricordo di loro. Come allenatore Bisoli ha del curriculum, Matteo (Centurioni, ndr) ha questa grande opportunità, non riesco a discutere se l’esonero sia stato giusto o sbagliato. Le dinamiche che portano ad un esonero passa attraverso tante valutazioni. Avranno ritenuto opportuno dar un ulteriore segnale. Adesso penso che sia la squadra a doversi fare carico di grandi responsabilità e buttare il cuore oltre l’ostacolo, ora sono i ragazzi che faranno la differenza“.

Quindi quale aspetto dovrà curare maggiormente Centurioni?

Su una ricarica psicologica ed energetica a livello emotivo. Quando non vengono i risultati c’è quella sorta di negatività che bisogna spazzare via. Per farlo servirebbe un risultato importante. Sul piano tecnico-tattico ho letto che Centurioni ha portato una condizione di maggiore possesso palla e di una maggiore pressione sull’avversario alzando il baricentro, quindi penso che qualche novità possa far bene. C’è bisogno di centrare un risultato importante attraverso una coesione di gruppo per quella spinta che ti porta ad affrontare il rush finale“.

Passando all’Ascoli, la squadra sta piuttosto deludendo. Si aspettava così tante difficoltà?

Io conosco molto molto bene la piazza di Ascoli: è bellissima per fare calcio, c’è un pubblico meraviglioso, caloroso e appassionato. I giocatori che hanno perso 7-0 a Lecce hanno umiliato un popolo che sicuramente avrà il dente avvelenato. Ora l’unico modo per riscattare quella figuraccia è chiudere alla grande il campionato con delle prestazioni di cuore. Ad Ascoli, ma come ovunque, la gente vuole vedere uscire stremato il giocatore: se esci lì stremato allora esci con gli applausi. La squadra era partita bene, qualcosa si è inceppato. Anche io mi aspettavo un campionato diverso, perché l’organico lo ritengo superiore a quello dell’anno scorso. Non tutto è perduto perché l’Ascoli ha una condizione di classifica migliore, e ha quindi la possibilità di chiudere in bellezza il campionato. La sberla presa a Lecce deve essere una grande motivazione per i giocatori“.

Quando lei vestiva la casacca bianconera, venivate chiamati i “Diabolici”. Qual è l’origine di questo appellativo?

Anzitutto quello fu un campionato esaltante. Erano tanti anni che l’Ascoli non saliva nel calcio che conta, si creò una grandissima sintonia tra la squadra e la città. E noi eravamo “Diabolici” perché eravamo forti a livello di organico e di testa, quindi non perdonavamo nessuno. Essere “diabolico” voleva dire con tutte le proprie forze vincere ad ogni costo qualsiasi partita. E i tifosi ci diedero questa bellissima etichetta“.

Che tipo di partita sarà Padova-Ascoli?

Da ex mi auguro di vedere una partita gradevole. Poi l’infrasettimanale è sempre difficile perché recuperare energie non è semplice e in più giochi in notturna“.

Da doppio ex, cosa conserva di quelle esperienze?

Sono le due piazze alle quali sono maggiormente legato nella mia carriera calcistica per un semplice motivo: Padova è stato un punto di partenza, avevo 21 anni e trovai un gruppo favoloso, dei ragazzi stupendi e una società sana e seria e lì è nata la mia cultura calcistica. Ad Ascoli arrivai a 30 anni dopo una carriera importante, ho trovato una piazza dove ho suggellato il percorso in una città bellissima e con una tifoseria importante e dove ho vinto un campionato e dove ho conquistato due salvezze in Serie B. Sono quindi due realtà che porto nel cuore“.

Ora lei allena l’Arcella in Eccellenza. Come sta procedendo?

Esperienza stupenda, perché alleno un gruppo di ragazzi che sono davvero seria, lo stesso vale per la società. Stiamo facendo un grande campionato da matricola – perché siamo stati ripescati dalla Promozione -, occupiamo il terzo posto e ci stiamo divertendo. Questa credo sia la cosa più importante“.

 

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