TAMMY ABRAHAM – Sliding doors, coincidenze, destino. Il calcio è un universo terribilmente strano, spesso incomprensibile, in cui il passato può diventare presente ed il presente può essere il tuo futuro…

27 maggio 2019, finale playoff valida per l’accesso in Premier League; sul prato di Wembley si affrontano Aston Villa e Derby County. La partita termina 2-1 per i Villans che strappano così il pass per la prima serie, lasciando gli avversari nel purgatorio della Championship. Fin qui niente da dire, tutto normale, un semplice, qualsiasi, playoff.

È solo scorrendo le formazioni che ci si rende conto che il Dio del calcio, il fato calcistico, delle volte può progettare dei tiri mancini davvero assurdi; creando un intreccio complicato e beffardo, degno del miglior film thriller.

Colonne portanti di quel Derby County sono Fikayo Tomori e Mason Mount, giovanissimi in prestito dal Chelsea; la squadra di cui il primatista di reti è Frank Lampard, allenatore, in quell’occasione, proprio del Derby. Lampard affronta l’Aston Villa, il cui vice allenatore è un’altra leggenda dei Blues, niente meno che John Terry.

Per rincarare ancor più la dose, la punta di diamante dei Villans è un altro ragazzo dell’Academy del Chelsea, Tammy Abraham. Chi l’avrebbe mai detto che, a pochi mesi di distanza da quella partita, Abraham, Tomori, Mount e Lampard si sarebbero trovati nella stessa squadra; e che quell’Abraham, da giustiziere di Lampard, sarebbe diventato il centravanti del suo Chelsea young-style. La magia del calcio.

YOUNG ABRAHAM – Kevin Oghenetega Tamaraebi Bakumo-Abraham; “No, troppo lungo, bisogna trovargli un soprannome” – “Perché non Tammy?” – “Tammy Abraham, mi piace”.

Tammy Abraham non doveva neanche essere un calciatore, ma un attore drammatico. A scuola era bravissimo e, quando è entrato nelle giovanili del Chelsea a 7 anni, nessuno pensava che il calcio potesse essere il suo futuro. Perché Tammy, in ogni allenamento che non prevedesse l’utilizzo del pallone, era sempre imbronciato, scuro in volto, distratto, svogliato, come se fosse tutto quasi un peso.

Un semplice incontro, però, cambia per sempre la sua carriera. “C’era molto freddo fuori, camminavo per strada ma avevo molto freddo. All’improvviso, un signore si è fermato, mi ha fatto salire in macchina e mi ha accompagnato al campo di allenamento. Non potevo crederci, era proprio lui!”.

Dovendo paragonare l’Abraham di oggi ad una punta, per aver vestito la stessa maglia e per caratteristiche fisiche, probabilmente sceglieremmo Didier Drogba; ed il fato calcistico chi poteva mettere in quella macchina se non Drogba? Nello stesso periodo in cui Abraham dava i primi calci al pallone nell’Academy, infatti, il bomber ivoriano al Chelsea disintegrava i difensori e le porte avversarie.

Forse per la comune origine africana (il padre di Tammy è nigeriano), Didier prende sotto la sua ala protettiva il ragazzo di Camberwell; lo consiglia e lo fa maturare, insegnandogli i cosiddetti trucchi del mestiere su come utilizzare il proprio strapotere fisico (Abraham è alto 1,90 m) al servizio della squadra e come affinare le proprie qualità tecniche prendendo maggiore confidenza con il pallone.

Da quel fatale incontro in poi, per Abraham è un’ascesa costante; dopo esser stato tra gli artefici principali della doppia vittoria in Uefa Youth League, nella stagione 2016/2017 va in prestito al Brisol City in Championship, dove diventa il più giovane ad arrivare a quota 15 gol.

In totale segna 26 reti in 48 presenze, statistiche fuori dal comune, che, tuttavia, non gli valgono, ancora, la chiamata e la conferma nel Chelsea. Nei due anni successivi Tammy vive due esperienze completamente agli antipodi: la prima, allo Swansea City, non proprio indimenticabile (solo 8 gol in 39 presenze); la seconda, all’Aston Villa, decisamente esaltante. L’ex Bristol segna infatti 25 gol in 37 partite e vive la straordinaria cavalcata dei Villans verso la Premier League. Adesso sì, il momento è arrivato: Tammy Abraham può far ritorno a casa.

CHELSEA – Come ogni favola degna di esser raccontata, dopo esser cresciuto calcisticamente in giro per la Gran Bretagna, Abraham rientra alla base, chiudendo un cerchio perfetto e ciclico, un assioma di innegabile verità; partire per poi ritornare, al fine di dimostrare di esser pronto per la sfida più importante.

Ma la volontà spesso non basta, perché il calcio è fatto di occasioni, di momenti, di fortuna; se il Chelsea non avesse avuto il blocco del mercato, forse i destini di Abraham e dei Blues non si sarebbero ancora incrociati.

Forse la squadra di Lampard avrebbe puntato su attaccanti già maturi, affermati e nel pieno della carriera. E invece la limitazione si è trasformata in opportunità da cogliere, poiché, in assenza di rinforzi dal mercato, Lampard ha dovuto puntare obbligatoriamente sui giovani del vivaio; erigendo le stesse vecchie colonne portanti anche nella sua nuova squadra.

Mount e Tomori, anch’essi rientrati alla base, ritornano ad occupare i ruoli chiave che avevano al Derby County, ma stavolta, insieme a loro, per la gioia di Lampard, c’è anche Tammy Abraham.

L’esordio in competizioni ufficiali per la leggenda Blues tuttavia è a dir poco shock: sconfitta ai calci di rigore in Supercoppa Europea contro il Liverpool di Klopp con l’ultimo, decisivo penalty sbagliato proprio dal giovane attaccante inglese.

Sì, gli scherzi di cui è capace il destino sono infiniti e imprevedibili, e l’inizio dell’avventura al Chelsea è da dimenticare per Tammy; per quel maledetto rigore diventa persino bersaglio di insulti di stampo razzista.

Ciò che non uccide, fortifica per davvero? Chiedere ad Abraham, che da quella tragica notte d’agosto non si è più fermato e ha messo a segno valanghe di gol; tra la terza e la quinta giornata di campionato addirittura due doppiette e una tripletta (il più giovane della storia del Chelsea a realizzarla), e in totale, fino ad ora, 9 reti in 14 partite, di cui una in Champions League con il Lille.

La sua freschezza atletica, la sua potenza fisica ed il suo lavoro per la squadra hanno immediatamente conquistato Lampard; il quale non ha esitato a concedergli da subito una maglia da titolare, a discapito di nomi più blasonati come Batshuayi e Giroud (e strappare il posto a quest’ultimo non è facile, Higuain ne sa qualcosa).

INGHILTERRA – Le notevoli prestazioni sulla riva del Tamigi hanno proiettato Abraham anche in ottica Nazionale. Essendo in possesso di duplice passaporto, nigeriano e inglese, l’ex Aston Villa poteva decidere quale nazione rappresentare.

Nonostante il tentativo del presidente della federazione calcistica nigeriana, Amaju Pinnick, che ha cercato di dirottare la scelta sul proprio paese, Abraham ha scelto l’Inghilterra, con la quale ha fatto tutta la trafila, dall’Under 18 all’esordio in Nazionale maggiore.

Un intero paese spera di aver trovato in lui e in Harry Kane i bomber giusti per far rialzare dal torpore degli ultimi anni la Nazionale dei Tre Leoni e poter di nuovo ambire a grandi obiettivi internazionali.

Proprio ora che viviamo in un periodo di grave carenza di punte, dove le grandi squadre d’Europa fanno affidamento sullo stesso grande attaccante da anni (Suarez, Lewandowski, Benzema, Aguero, Cavani), trovarsi in casa propria un finalizzatore giovane e promettente come Abraham è una manna dal cielo.

Perché in fondo, se organizzata e condotta bene, la politica di valorizzazione degli elementi del proprio settore giovanile paga sempre, sempre. Ne è consapevole il Chelsea, lo sanno Lampard e i tifosi dei Blues, che sperano di aver trovato in Tammy Abraham il nuovo trascinatore, il nuovo swag golden boy.
“Papà, papà! Guarda Abraham! Non somiglia a quell’attaccante di cui mi racconti sempre?”“Sì, figliolo, sembra proprio Drogba”.

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