Serie A De Laurentiis: “Il calcio italiano va rivisitato con regole diverse”

Serie A De Laurentiis: “Il calcio italiano va rivisitato con regole diverse”

Le dichiarazioni del presidente azzurro sulla ripartenza

Serie A De Laurentiis – Si avvicina la data della ripartenza della Serie A. Salvo imprevisti, infatti, il 19 settembre si ritorna in campo. Ma bisognerà monitorare la situazione dei calciatori che negli ultimi giorni sono risultati positivi. Intanto, nelle opportune sedi si valuta anche la riapertura degli stadi, un tema delicato che porterebbe nelle casse delle società maggiore liquidità. A parlarne, durante un convegno a Castel di Sangro, è stato il presidente del Napoli De Laurentiis. Di seguito le sue dichiarazioni riportate dal Corriere dello Sport:

Il calcio italiano va rivisitato con regole diverse. Bisogna stabilire il rispetto per i tifosi, il campionato deve essere prioritario ed invece sembriamo dipendenti dell’Uefa quando in realtà dovrebbe essere un secretariato, Ceferin esiste in funzione dei paesi e dei club, non noi in sua funzione“.

Il presidente azzurro ha poi continuato:

Ora c’è il problema che in Francia sono tornati i focolai, in Spagna anche, i casi aumentano, aspettiamo, ma siamo ancora lontani da un vaccino ed il problema è di capire se dobbiamo lavorare per la nazionale di Mancini o per i tifosi napoletani, la Juve per i tifosi juventini e così via, tutti dovrebbero partire quando è tutto sanificato. Ieri c’erano casi alla Roma, vengono fuori casi a destra e sinistra, poi ci sono gli stadi chiusi e quindi auto-castrazione e significa essere degli stupidi”.

Serie A De Laurentiis – Chi prenderà questa decisione?
La Figc aspetta la Lega, cioè noi, i club non sono capaci di decidere. I 20 club, tranne il Napoli, hanno collezionato 3 miliardi di debiti, questo va bene? Per la Figc non sarebbero neanche ammissibili, ma poi il povero Gravina dice: cosa devo fare? Non partiamo? Solo quattro squadre dovrebbero iniziare? Io ero l’unico che mi battevo per i 5 cambi. Prima ancora per la panchina, si mandavano i giocatori pagati in tribuna durante le partite. Poi c’è il fair play finanziario per chi fa le coppe, gli altri 13 non partecipano e su molte scelte vai in minoranza in assemblea”.

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