SPAL DI BIAGIO – Gigi Di Biagio è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport. Il tecnico romano, che siede sulla panchina della Spal dal 10 febbraio, ha dichiarato: “Ferrara è un ambiente ideale per lavorare. C’è un’organizzazione interna che è da alta Serie A. Mi hanno fatto molto piacere le parole del proprietario ma ora preferisco arrivare a giugno e poi discuterne. Sarei contento di rimanere a prescindere dalla categoria”.

Finora, causa lo stop per il Covid-19, Di Biagio ha ufficialmente seguito la squadra in appena tre occasioni: “Intanto abbiamo cambiato modulo, io sono per il 4-3-3 con variazioni, dietro comunque voglio quattro difensori perché quello che conta è l’equilibrio – ha ammesso, come ripreso dalla testata Estense.com – . E anche l’atteggiamento è più aggressivo. I gol arriveranno e penso avremo bisogno che Petagna tocchi quota venti. Mi sembra assurdo essere penultimi. Con Lecce e Juve abbiamo perso immeritatamente. C’è potenziale e materiale per fare un bel lavoro”.

Sull’obbiettivo salvezza ha poi aggiunto: “Non faccio tabelle: dovremo cercare il risultato sempre. Saranno importanti gli incroci con le genovesi. I punti necessari possono essere 15-18-20, dipende come si incastrano rispetto alle avversarie. Su quali rivali ci sarà da fare la corsa per tagliare il traguardo? Tutte quelle che ci stanno davanti. Almeno quattro le teniamo nel mirino. Non mi basta arrivare quart’ultimo e vorrei salire più su”.

Oggi per tutti le percentuali di salvezza sono decisamente basse, ma nella mia testa sono molto più alte. Io sono ottimista per natura. E poi ho uno slogan da lanciare a squadra e città: che si giochi o non si giochi, la Spal deve rimanere in A – ha proseguito l’ex CT dell’Under 21 -. Sento la squadra più mia di quanto si possa pensare e ho accettato questa sfida perché è molto suggestiva, consapevole delle difficoltà. Ma sono convinto che ce la faremo”.

Chiosa finale sulla ripartenza del campionato: “I dubbi ci sono, io come tanti ho paura – ha ammesso Di Biagio – . Negli occhi mi sono rimaste le immagini di Milano e Brescia: ho giocato dieci anni in Lombardia, conosco tante persone in quelle città e temevo per loro. Ma dobbiamo provare a tornare in campo, sarebbe un segnale per tutto il Paese, un atto di responsabilità. Ci aspetta un periodo in cui dovremo adeguarci all’emergenza che non potrà mai essere la normalità. Quella la riavremo quando i tifosi torneranno negli stadi”.

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