Sogno Milan Gazidis – Se la ripresa dopo il lockdown aveva fatto intravedere un Milan diverso, la prima parte di questo campionato ha confermato ogni aspettative. I rossoneri sono la vera sorpresa del campionato e attualmente si trovano al primo posto in classifica. A parlare del momento d’oro è stato l’ad Gazidis in un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Di seguito le sue dichiarazioni riportate da calciomercato.com:

“L’obiettivo di Elliott è portare orgoglio ai tifosi, ma per far credere loro i primi a crederci dobbiamo essere noi. Credere fortemente in qualcosa, partendo da una fiducia che arriva dal lavoro e dalla preparazione. Non è semplice, però. Non basta dire ‘ci credo’ ed è tutto risolto. È agire che crea fiducia. Noi abbiamo bisogno di muoverci e costruire con umiltà perché non abbiamo vinto nulla, non siamo alla fine del percorso. Se anche solo per un attimo ci sentissimo appagati, siamo morti. Occorre continuare a lavorare, e questo è un processo che ci rende felici”.

Vincere un titolo?
“Per ora non intravediamo un traguardo prefissato, perché siamo dentro un percorso. Occorre restare umili, faremo degli errori, ma dagli errori si impara e con una visione comune si superano. Posso senz’altro dire che per me non è un progetto finanziario e di business. Il mio primo movente è la passione”.

Sogno Milan Gazidis – Lo scudetto è possibile?
“La stagione è lunga e non voglio imporre limiti ai sogni dei giocatori e dei tifosi. Inseguire i sogni e credere nelle nostre capacità è importante. Ma avere solo sogni senza lavoro, preparazione e gioco di squadra, equivale a non avere opportunità. Con tutti questi ingredienti allora tutto è possibile. Io ho i miei sogni e anche i miei incubi. Ibra sa cosa è necessario per sognare, cosa è necessario fare per raggiungere i sogni, perché lui sa che dietro ogni sogno c’è un lavoro duro. Per me è uguale. Il mio focus è il lavoro. L’anno in cui iniziai l’avventura negli Stati Uniti la gente diceva che era impossibile creare una lega professionistica di calcio da quelle parti e poi si è visto com’è andata. Vedo delle analogie qui”.

Quali sono gli obiettivi?
“Il mio lavoro non è fissare obiettivi con termini specifici, ma portare il club verso una visione futura di cui la parte finanziaria è solo una componente, un mezzo per creare opportunità e orgoglio. Per riuscirci occorre una squadra che crei emozioni, i giocatori devono giocare con passione e unità, e io vedo molto senso di appartenenza. Vedo giocatori meno giovani che non hanno i soldi come obiettivo, ma qualcosa che può farli arricchire in un altro modo, a partire dalle motivazioni. Quando parliamo di auto-sostenibilità, non intendiamo un fine, ma un mezzo”.

Stefano Pioli.
“È un uomo di una profondità straordinaria. È arrivato in un momento complicato, aveva davanti una sfida complicata. Ciò che mi ha impressionato è che fa le cose in modo semplice, fa sembrare tutto facile, anche quando non lo è. È stato bravo a non dare peso a ciò che gli stava intorno, e in effetti la soluzione giusta ce l’avevamo sotto il naso. Quando abbiamo capito che lui poteva concretizzare la nostra visione, andare avanti con lui è stata la cosa più normale. Apprezzo molto il suo modo di lavorare e come si pone fuori dal campo, lo stile è importante”. 

Il mercato di gennaio.
“Questa squadra è un organismo delicato, con tanti ingredienti, c’è un equilibrio abbastanza magico da preservare. Le scelte devono essere coerenti. Per esempio ci sono personalità che emergono, come Kalulu: si è fatto trovare pronto perché ha lavorato. Quindi occorre pescare le persone giuste e non prendere qualcuno tanto per farlo. Maldini è sensibile e intelligente, quindi sa mantenere gli equilibri”.

Ibrahimovic rinnoverà?
“Non ne abbiamo ancora parlato. Sarà una decisione non solo del club, ma anche sua. È una persona speciale con motivazioni straordinarie e di grande intelligenza. Questa combinazione gli dà una grande forza in tutto ciò che fa. Ci avevamo già provato a gennaio 2019, ma ci aveva detto no perché la storia col Galaxy non era finita. Ibra fa migliorare il gruppo perché ti sfida a dare di più, e questa sfida l’accettano tutti, giocatori e club. A questo livello trovare un 5% in più dentro di sé, fa la differenza”.

Per quanto riguarda Donnarumma e Calhanoglu.
“Le discussioni procedono. E poi non c’è nessun dubbio sulla loro professionalità, e questo è importante. Percepisco un ambiente molto positivo. Però vorrei fare una precisazione importante. La nostra è una storia collettiva, non del singolo. Quando i giocatori cantano ‘Pioli is on fire’, il coro non è realmente su Pioli, ma pensano al collettivo. In questa squadra ognuno lotta per l’altro, quando uno fa un errore c’è un grande supporto. Se mi chiedete il segreto della squadra, è questo. Diffiicile parlare solo di individualità. Si parla spesso di Ibra, ok, ma ognuno ha una storia bella da offrire. L’assenza di Zlatan ha rafforzato la squadra. E poi anche la squadra ha dato qualcosa a lui”.

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