Sinisa Mihajlovic: “Non sono un eroe, ma un uomo fragile. Basta lacrime”

Sinisa Mihajlovic: “Non sono un eroe, ma un uomo fragile. Basta lacrime”

Nella sala stampa dello stadio Dall’Ara di Bologna ha parlato oggi Sinisa Mihajlovic. L’allenatore del Bologna, in compagnia dei medici del Sant’Orsola ha fatto il punto sulla sua situazione di salute, raccontando questi mesi.

Appena inizia a parlare, Mihajlovic si deve subito interrompere, arriva una visita inaspettata dei suoi giocatori: “Incredibile, farebbero di tutto pur di non allenarsi“, dice Sinisa. ” Vi ringrazio tutti, so che volevate essere di più ma vi ringrazio per aver rispettato le mie condizioni. Un’altra prova di solidarietà in questi ultimi quattro mesi. L’ultima volta avevo parlato il 13 luglio annunciando la malattia.

Ora voglio spiegarvi il mio stato di salute. Volevo innanzitutto ringraziare tutti i medici per avermi supportato, nessuno meglio di loro sa quanto sia difficile affrontare la malattia. Voglio ringraziare tutti di cuore. Senza il loro aiuto non avrei mai fatto questo percorso, che secondo me sta andando molto bene.

Ringrazio tutti, i dottori che mi hanno assistito gli infermieri. Sono stati come degli angeli custodi che mi hanno aiutato anche dal punto di vista psicologico. Sono stati fondamentali: senza di loro non avrei fatto quello che sto facendo. Li ringrazierò per tutta la vita. Mi hanno dato tantissimo affetto e mi dispiace non riuscire a citarli tutti. Ho ancora tanta paura. Devo riprendere tutto gradualmente. So che più tempo passa più riprenderò le forze. Pendo diciannove pastiglie al giorno, ma le prendo.

Perché il mio obiettivo era uscire dall’ospedale: quello era la mia chiusura del cerchio, il dormire a casa mia e non stare sempre in ospedale. Spero dopo questa esperienza di uscirne come uomo migliore. Prima la pazienza non era il mio forte, ora mi godo ogni minuto di ogni giornata. Sembra una cosa da niente, ma prendere una boccata d’aria diventa una cosa bellissima.

Ora non parliamo più della leucemia di Mihajlovic, ma di Mihajlovic l’allenatore del Bologna. Ho lottato ogni giorno, ma cercando di essere presente il più possibile con la squadra. Speravo di vedere in campo la mia stessa fgrinta, ma non sempre è successo e infatti sono arrabbiato con i miei giocatori. Ho parlato coi ragazzi: ora si deve dare il duecento per cento. Dobbiamo riprendere la normalità e a fare punti. E chi non lo fa avrà problemi con me. Sono sicuro che usciremo da questo momento e vedremo il Bologna che io voglio vedere, quello dell’anno scorso e quello visto in alcune partite di quest’anno.

Ringrazio anche i tifosi delle varie squadre. Una volta mi vedevano come un nemico e ora invece mi hanno fatto sentire il loro affetto. Mi sono arrivati anche un sacco di messaggi di affetto da politici, colleghi, anche una lettera di un bambino.

Quando sono andato in panchina a Verona non sono stato bene, ma sono rimasto lì lo stesso. In questi ultimi due giorni ho rivisto i miei giocatori. Ho parlato a tutti, ora ognuno di noi deve dare il massimo. Non guarderò in faccia a nessuno. Giocherà solo chi lo merita. In novanta minuti contro il Parma ho visto un atteggiamento sbagliato. Se ho parlato con Ibra? Certo, lui verrebbe di corsa anche per l’amicizia che ci lega, vedremo. Allenare posso, ma allo stadio forse mi vedrete contro Milan o Atalanta.

In ospedale la mia unica distrazione era leggere, guardare film e soprattutto seguire gli allenamenti. Ho tenuto riunioni, anche arrabbiandomi. Questo mi ha aiutato molto nel quotidiano di questi ultimi quattro mesi. In cosa cambierò? Mi sono promesso di arrabbiarmi di meno, ma proprio non ce la faccio. Il periodo più duro è stato col primo ricovero in estate.

Non c’erano neanche le partite, nessuna distrazione. Il Var è utile. Anche se ci sono situazioni che non capisco. Ma in generale sono contento che esista questo strumento. Sono le regole che mi lasciano perplesso, ogni tanto ci vuole un ingegnere nucleare per capire qual è la posizione giusta per valutare il fallo di mano. Mancini? Non ci sentivamo da anni.

E’ stato il primo a chiamarmi quando mi sono ammalato e il primo a venirmi a trovare in ospedale. Sono contento che abbiamo riallacciato la nostra amicizia. E sono molto contento anche per quello che sta facendo con la nazionale. La Panchina d’oro la accetteri solo per io risultati, non di certo per la malattia.”

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