[df-subtitle]L’attaccante ivoriano ha parlato della sua esperienza al Parma e sul tecnico: “D’Aversa mi ha aiutato a ritrovare la forma”.[/df-subtitle]

Sabato pomeriggio al Tardini di Parma, Gervinho ritroverà la Roma da avversario. La freccia nera, che nei giallorossi ha giocato negli anni di Rudi Garcia (2013 – 2016), è rimasto nel cuore dei tifosi che speravano in un suo ritorno.
L’attaccante, da quando è tornato in Italia, ha messo a segno 5 reti in 11 presenze con la maglia gialloblu, diventando un giocatore importante nella rosa allenata da D’Aversa.

Gervinho ha rilasciato una lunga intervista a Sportweek. Ecco le sue dichiarazioni:

“Fin dal momento in cui sono partito sapevo che sarei tornato in Europa. Non sapevo dove, solo che non sarebbe stata di nuovo Roma. La gente era libera di pensare che il mio livello atletico e di gioco fosse calato, ma io ho dimostrato che non è assolutamente così. Avevo solo bisogno di riadattarmi ai ritmi del campionato italiano: una volta fatto, il resto è venuto da sé. Perché Parma? Avevo molte offerte e quella del Parma era la più bassa dal punto di vista economico, anche perché parliamo di una neopromossa. Ma rappresentava la scelta migliore perché mi dava la possibilità di giocare con continuità ad alto livello. Era ciò che chiedevo per puntare alla prossima Coppa del mondo. Io qui ho due sfide da vincere: dimostrare di essere il giocatore di prima, anzi migliore; e aiutare il club a restare in Serie A. Il gol al Cagliari? Ci sono tanti modi di analizzare un gol. Un gol puoi giudicarlo dal movimento verso la porta avversaria, dalla maniera di seguire il pallone, da come vengono superati i difensori. Contro il Sassuolo ho segnato un gol all’apparenza meno bello, ma ugualmente difficile: ho tirato, il portiere ha respinto e io ho avuto il riflesso di seguire la palla così da colpirla di nuovo. Con l’Empoli l’ho messa tra palo e portiere. Voglio dire, ci sono gol belli da vedere e altri difficili da realizzare. Con l’età sono diventato più maturo. E’ vero che nella mia carriera ho sbagliato parecchi gol, ma facevo talmente tante corse che una volta davanti al portiere non avevo letteralmente la forza di tirare. Oggi ho un modo diverso di seguire l’azione e ho imparato a calmarmi al momento del tiro. D’Aversa mi ha permesso di integrarmi poco per volta nella squadra, mi ha aiutato a ritrovare la forma. Soprattutto mi risparmia la fase difensiva per consentirmi di essere fresco in attacco. Correre di meno mi consente di essere più pericoloso. Posso ancora migliorare. Ho ancora tanti anni davanti a me. Posso perfezionare il mio modo di interpretare le varie fasi della partita. Sono nell’età della maturità, il mio fisico ha ancora molto da dare, in Italia o altrove. A Roma mi sentivo a casa, caldo e sole. Ed è bellissima per la sua storia. Ma Londra è una città culturalmente vivace, multirazziale, ti offre sempre qualcosa da fare. Mi ha dato di più. A Parma mi alleno, torno a casa e dormo”.

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