In diretta a “Taca La Marca”, programma in onda su Radio Musica Television, è intervenuto Sergio Porrini, attuale vice allenatore della Nazionale albanese ed ex difensore di Juventus ed Atalanta. Sergio Porrini si è soffermato sullo stato d’emergenza del calcio e su tanti altri temi.

Ecco quanto emerso.

La ripresa: “Diventa difficile trattare un argomento come questo, in un contesto del genere dove ci sono ancora tanti morti; è davvero arduo pensare ad una ripresa del calcio che rimane pur sempre uno sport. La vita deve andare avanti e la voglia di tornare alla normalità è tanta, un proseguo della stagione può essere un segnale forte ma c’è sempre il rischio di compromettere anche l’annata successiva; se ci dovesse essere una seconda ondata dei contagi lo stop potrebbe essere ancora più lungo”.

Decurtazioni: “Non si può prendere in considerazione ogni caso allo stesso modo, visto che la discrepanza dei salari tra i giocatori è molto elevata. Reputo che sia giusto parlare di una decurtazione per alcuni casi; mentre è impossibile farlo in quelle situazioni dove i guadagni sono ai minimi federali – precisa Sergio Porrini – dunque c’è bisogno di buon senso”.

Questione europea: “Siamo di fronte ad una forzatura visto che nessuno sa cosa fare; ogni nazione sembra agire singolarmente senza avere direttive. La Uefa deve dare un segnale, non si deve pensare solo al lato economico; se la Federazione francese decidesse di fermarsi, allora non si saprebbe come gestire le squadre impegnate nelle competizioni europee”.

Pressioni dall’Europa: “La situazione europea potrebbe creare delle pressioni, ogni nazione ha deciso di affrontare questa crisi in modo diverso; anche se alla fine tutti hanno messo in atto le stesse misure, prendendo come esempio l’Italia. Se delle nazioni europee cominciassero a chiudere i campionati allora tutte le altre potrebbero seguirle”.

Milik-Juventus: Milik può essere un giocatore giusto da affiancare a Ronaldo, perché è una punta molto moderna che sa giocare con i compagni; si troverebbe molto bene con il campione portoghese. Icardi è diverso dal polacco ed è eccezionale dal punto di vista realizzativo; però potrebbe infastidire il lusitano nella ricerca degli spazi in area di rigore”.

Allenatore ideale: “Se avessi una panchina da affidare sceglierei Deschamps, penso che possa essere la figura perfetta per il mio modo di intendere il calcio; lavora molto bene sul campo ma è anche molto pacato e quindi sa gestire alla perfezione le dinamiche di spogliatoio. Conte lo prenderei se avessi una squadra in difficoltà, ma il suo modo di essere può creare qualche scompenso a lungo andare”.

Trattative: “Dopo il primo anno con Trapattoni, arrivò Lippi per il quale non rientravo pienamente nei suoi progetti; così mi giunse una proposta dal Parma, ma la metodologia dello stesso Lippi e di Ventrone mi convinse a rimanere a Torino. Inoltre non c’era nessuna squadra che si poteva paragonare alla Juventus, alla fine ho avuto ragione perché ho giocato con continuità soprattutto in Champions League. Prima del passaggio ai Rangers ci fu una possibilità di andare al Manchester United“.

Finale con il Dortmund: “Giocammo contro una squadra di grandi campioni, che in Italia non riuscirono ad esprimere nel migliore dei modi il loro talento. La voglia di rivalsa da parte loro era tanta, ma alla fine la perdemmo noi. Quella partita è stata una grande delusione e nutro rammarico per quella sconfitta”.

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