Maurizio Sarri è un allenatore straordinario, innovatore, capace di lasciare il segno sulla panchina del Napoli come pochi. Il suo calcio nel periodo napoletano veniva celebrato tanto in Italia quanto in Europa.

La squadra del 2018 avrebbe meritato la conquista dello Scudetto, sfumato per vicende che non sono oggetto di questo focus. Ma quanto di buono fatto a Napoli, con la squadra che ebbe a disposizione, gli consentì (giustamente) di ricevere attenzioni da parte di numerosi top club.

De Laurentiis – non certo uno sprovveduto – nel gennaio del 2018 fu chiaro ed esplicito con Sarri. Il patron voleva rinnovare il contratto del tecnico toscano ma non poteva stravolgere ciò che il suo Napoli era, è e sarà: un club che si autofinanzia e che opera in sede di calciomercato soprattutto grazie ai proventi delle cessioni. L’ultima sessione di mercato, per inciso, ha mostrato che non solo il Napoli porta avanti questa politica societaria.

I dubbi di Sarri furono legittimi: come riproporre il “sarriball” se in estate qualcuno andrà via? De Laurentiis andò a casa di Sarri (è storia) a gennaio 2018, a ridosso del compleanno dell’allenatore nato a Napoli. Contratto rinnovato alla mano, patti chiari e amicizia lunga: il Napoli non è il Real Madrid, i calciatori ambiscono alla Premier o alla Liga, le richieste economiche di rinnovo non sono sostenibili.

Sarri non sporchi la memoria del suo Napoli

Sarri, è evidente, non se la sentì. Avrebbe altrimenti rinnovato. De Laurentiis, a memoria, è stato uno dei pochissimi presidenti a muoversi personalmente per andare a casa di un allenatore al fine di rinnovare il contratto. Le titubanze di Sarri – seppur legittime – misero De Laurentiis davanti ad un’opzione che nessuno (in società e nell’ambiente) si aspettava: la fine del percorso insieme.

Iniziò inevitabilmente la ricerca del nuovo tecnico. Una società che programma non può permettersi il lusso di aspettare sino all’ultimo giorno la decisione di un dipendente. Arrivò Ancelotti e Sarri al termine di Lazio-Napoli di ieri sera ha lanciato il suo j’accuse nei confronti di De Laurentiis: “Prese Ancelotti senza dirmi nulla“.

Perchè, mister? Lei non ebbe contatti con il Chelsea prima di firmare per i Blues? O si diventa allenatori in Premier League nel giro di pochi giorni?

Le dichiarazioni “sarriste” di ieri sera hanno avuto un solo risultato, peraltro inutile; hanno fatto gonfiare il petto a quella parte di contestatori seriali che, a Napoli, dal suo addio hanno acuito la divisione e la spaccatura tra la tifoseria, abbracciando l’invettiva costante nei confronti del club, prima limitata solo alla frangia estrema del tifo.

Chi ha il privilegio di lavorare nel mondo dell’informazione da anni sa bene che invece quanto dichiarato dopo la (strameritata) sconfitta, anche in riferimento agli arbitri, ha avuto il solo scopo di “proteggere” la sua squadra, spostando il tiro ed il focus su altre questioni.

Mister, la Lazio che allena è una squadra di qualità e nei primi minuti di gara ha mostrato di cosa è capace. Il suo lavoro contribuirà certamente al raggiungimento dei risultati. Ma lasci che la sua esperienza napoletana resti un dolce ricordo, non la menzioni più. Quando lo fa, soprattutto con dichiarazioni come quelle di ieri, rischia solo di sporcare la memoria.

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