SALVIONI BALOTELLI – In queste settimane, diversi sono gli interrogativi riguardanti il calcio italiano, che vorrebbe provare a ripartire dopo quasi tre mesi di stop dovuti all’emergenza coronavirus.

Uno di questi riguarda il futuro di Mario Balotelli. Approdato al Brescia la scorsa estate da svincolato, l’attaccante classe 1990 sembra sempre più ai ferri corti con la società, tanto che l’altro ieri non si è nemmeno presentato all’allenamento delle “rondinelle”. Da più parti circolano voci relative a una sua rescissione contrattuale con il club di Cellino. Significative poi le parole di ieri sera dello stesso massimo dirigente, che ha di fatto bocciato definitivamente il centravanti.

Da settembre a marzo, Super Mario ha collezionato 19 presenze e 5 gol con la maglia della squadra della sua città.

SALVIONI BALOTELLI – Per parlare del centravanti, “Europa Calcio” ha contattato telefonicamente Valter Salvioni, suo allenatore ai tempi del Lumezzane. Balotelli aveva 15 anni, e proprio con il tecnico di Gorlago fece il suo esordio tra i professionisti in quell’ormai lontano Padova-Lumezzane del 2 aprile 2006.

Salvioni, cosa pensa di questa stagione di Balotelli al Brescia?

Purtroppo non è stata un’annata positiva, e mi dispiace tanto per lui. Ma per un attaccante andare a giocare nella squadra della suacittà è sempre un handicap: le voci su di te, veritiere o meno, girano molto di più. Se poi non fai bene e non segni è molto più facile finire sotto il banco degli imputati. Per cui il primo errore che ha fatto è stato proprio quello di firmare per il Brescia. Quando ero all’Albinoleffe ho allenato Belotti. Ricordo ancora molto bene che esattamente per questo motivo gli sconsigliai di andare all’Atalanta“.

Oltre a questo fattore, cosa non ha funzionato?

Il Brescia aveva sin dall’estate l’obiettivo della salvezza. Balotelli è sempre stato abituato a giocare in squadre che invece mirano a vincere. Psicologicamente può essersi bloccato, è sprecato in una squadra che lotta per la permanenza in A.  E non vanno nemmeno dimenticati i continui cambi di allenatore, che inevitabilmente penalizzano, per chiunque è così. La colpa non è solo sua ma anche della società“.

Il divorzio dal club di Cellino sembra ormai inevitabile, c’è una realtà nella quale lo vedrebbe bene?

Ricollegandomi al discorso di prima, in una squadra che abbia una mentalità vincente. Chiaro che poi anche lui deve dimostrare le sue enormi qualità“.

Proprio con lei Balotelli esordì tra i professionisti. Cosa ricorda di quei mesi al Lumezzane?

La prima volta che lo vidi fu in occasione della partita del giovedì tra la prima squadra, che allenavo io, e gli Allievi, dove giocava Mario. Al termine della gara dissi al mio collega: “Da domani questo ragazzo dovrà allenarsi con me, e domenica lo porto a Padova con la prima squadra”. Lui mi rispose che aveva solo 15 anni e non poteva. Ma per me era come se ne avesse già 30: sapeva fare delle cose incredibili con la palla, e quando partiva in velocità era quasi imprendibile. Era vero però che, avendo quell’età, non poteva ancora giocare con i professionisti. Così andai dal Direttore Sportivo e facemmo una richiesta alla Federazione, mandammo documenti e carte varie ottenendo il via libera a portarlo in prima squadra. Poco dopo l’esordio a Padova, lo feci entrare nell’ultima mezzora“.

Poco tempo dopo avvenne il passaggio all’Inter.

Sì. Prima andò una settimana a Barcellona a fare un provino con i blaugrana. Mi mandò una cartolina nella quale mi disse che gli sarebbe tanto piaciuto restare lì. Però anche i nerazzurri erano uno squadrone. Iniziò dagli Allievi, ma era già impaziente di giocare nella Primavera. Io gli ripetevo di restare calmo perché doveva prima farsi conoscere, serviva un passo alla volta. E infatti poco dopo lo convocarono proprio alla Primavera, e successivamente nella rosa di Mancini. Esordì in Coppa Italia contro la Reggina, mi chiamò per dirmi quanto era felice. 

Mentre quando era al Nizza, squadra che io ho allenato dal 2000 al 2002 vincendo anche un campionato di Serie B locale, andavo spesso a trovarlo e a vederlo giocare, avendo una casa lì con mia moglie. A Nizza ha fatto davvero molto bene e ha lasciato un grande segno“.

 

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