Salvatore Bruno, ottavo marcatore di sempre della Serie B, non ha intenzione di lasciare il calcio giocato: “E chi lo dice a mia moglie? Mi segue anche in trasferta da 20 anni. Se le dico che voglio appendere le scarpette al chiodo inizia a scenderle una lacrima…”, ha dichiarato Salvatore Bruno in esclusiva ai microfoni di EuropaCalcio.it.

“Il mio sogno è stato sempre quello di giocare a calcio e segnare. Non sono mai stato un fulmine di guerra, però magari con un tocco me la spostavo e facevo gol”, ha sottolineato Bruno, che ricorda un Hamsik “piccolino”: “Ai tempi del Brescia lo riaccompagnavo a casa, non aveva la patente” e del suo legame con Pillon e Maran: “Ho uno splendido rapporto con loro che va al di là del calcio. In particolare Pillon mi ha fatto crescere tanto, gli devo molto”.

Da buoni napoletani ci si intende alla perfezione. Sasà poteva tornare nella sua città natale, ma non se la sentiva: “Pierpaolo Marino mi voleva: troppa responsabilità, preferii andare al Brescia”, ma ricorda con piacere il suo quartiere Scampia: “Ho mia madre e mia sorella lì, Napoli mi è rimasta nel cuore”; ora vive in Emilia Romagna: “Tutti i giorni alle 19,30 metto la tavola e mangiamo, cucina mia moglie”. E sull’emergenza Coronavirus: “Qui in Emilia la situazione è negativa: nei giorni passati sentivamo le ambulanze a tutte le ore, in questi giorni per fortuna molto meno. Speriamo finisca presto tutto questo”.

Questi i temi trattati da Salvatore Bruno in esclusiva ai microfoni di EuropaCalcio.it.

SULL’EMERGENZA CORONAVIRUS E LA RIPRESA DEI CAMPIONATI – “Sono del parere che la prima cosa è la salute. La ripresa dei campionati è l’augurio di tutti, perché comunque significherebbe riprendere di nuovo la vita, regalare gioie alle persone; anche se in questo momento credo che gioire sia l’ultima cosa. Ci sono famiglie che hanno perso i propri cari, però penso che il calcio possa risolvere tanti problemi; è normale che adesso bisogna preservare la salute. Spero si possa riprendere a giocare per non dare adito a tante polemiche: assegnazione dello Scudetto, le retrocessioni, le promozioni; anche se si dovesse giocare fino a metà luglio, credo sia un sacrificio che farebbero un po’ tutti”.

SUL SUO ESORDIO IN SERIE A CON IL NAPOLI – “E chi se lo dimentica! (ride, ndr). Ho provato emozioni forti quando sono entrato al San Paolo per la prima volta da calciatore, però in quell’annata (1997-98, nda) ci furono più delusioni che gioie; mi sono ritrovato ad esordire in prima squadra da titolare contro il Brescia. Perdemmo 3-0, fu una catastrofe, a fine stagione retrocedemmo in Serie B. In quel match non feci benissimo: quando sei giovane, inizialmente ti danno quei 5 o 10 minuti a partita per rompere il ghiaccio, io invece partii subito titolare in mezzo ad una giungla; fu comunque difficile e in un ambiente non facile: a Napoli, un ragazzo di 17 anni buttato nella mischia. Però continuo a ringraziare chi mi ha dato questa possibilità”.

SUL RINNOVO DI MERTENS – “Mi auguro che arrivi il rinnovo per Dries Mertens perché sta facendo veramente grandi cose; al Napoli servono giocatori del genere, con gli attributi. Come sappiamo, la piazza non è facile, non tutti possono giocare nel Napoli: Mertens l’ha dimostrato con grande professionalità, è davvero un ottimo calciatore. Per il suo legame con la maglia e con la città, credo che firmerà; nel calcio, però, come sappiamo, non c’è nulla di già scritto. Noto che con Mertens c’è un altro tipo di atteggiamento, più positivo, anche verso i tifosi, verso la gente di Napoli”.

SUL PROSSIMO MERCATO – “A causa dell’emergenza Coronavirus non so quanta voglia c’è di fare determinate cose, iniziando dal mercato. Credo che a livello economico ci sarà indubbiamente una perdita da parte di tutte le società, quindi non penso ci saranno grossi movimenti; forse potremmo assistere a qualche colpo in scadenza dalla Premier, un po’ com’è successo a gennaio con Eriksen all’Inter”.

Immobile al Napoli? Questo secondo me è il momento giusto – ammette Salvatore Bruno – ; escludendo la Juventus dove Ciro ha già giocato e l’Inter, che è proiettata su altri attaccanti e ne ha altrettanto bravi, credo che il Napoli possa fare lo sforzo per prenderlo. Sarebbe un acquisto fondamentale”.

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Salvatore Bruno con la maglia dell’Ascoli.

SU PETAGNA, PROSSIMO ACQUISTO DEL NAPOLI – “Sicuramente l’ambiente alla Spal è più familiare, stiamo parlando di squadre provinciali, Napoli è tutt’altra cosa. L’impatto con la nuova realtà potrebbe essere inizialmente traumatico, l’abbiamo visto con Inglese, con Pavoletti; a livello mentale, arrivare in una nuova squadra che ha calciatori importanti in rosa davanti a te, potrebbe far suscitare un po’ di scoraggiamento. Credo che sia stata un’operazione per poi girarlo in prestito o per qualche scambio“.

SU BARZAGLI, SUO COMPAGNO DI SQUADRA ALL’ASCOLI – “Con Andrea ho un rapporto bellissimo; fino a questa estate, che abbiamo frequentato insieme il corso per il patentino di allenatore, c’è stata ancora la possibilità di chiacchierare e di parlare un po’ del passato; è un ragazzo d’oro.

Ora racconto un piccolo aneddoto. Dopo l’esperienza con la maglia del Napoli, fui ceduto in prestito alla Fermana, vincemmo il campionato; poi andai al Chievo in comproprietà e l’anno successivo diventai tutto del Chievo. Quando andai a Ascoli, ero già di proprietà del club clivense.

A fine stagione, sia io che Andrea lasciammo Ascoli: io tornai al Chievo e lui andò al Piacenza, in B; allora Sartori, ds del Chievo a quel tempo, mi chiama e mi fa: “Sasà ti devo parlare, ma Barzagli com’è?” e io gli rispondo: “Direttore, se c’è la possibilità lo devi prendere subito”. Dopo tre giorni me lo ritrovai in camera in ritiro al Chievo.

Del Neri si innamorò proprio di Andrea. Poi conosciamo tutti la carriera di Barzagli. Sono contento per lui e orgoglioso di aver giocato con un Campione del Mondo”.

SU EUSEBIO DI FRANCESCO, SUO COMPAGNO DI SQUADRA ALL’ANCONA – “Eusebio merita di tornare ad allenare al più presto perché lavora veramente bene. Spesse volte capita di incontrare allenatori che lavorano bene ma che non hanno grande successo, come ad esempio Giampaolo; è stato esonerato tante volte ma ha sempre lavorato alla grande. Sapevo che prima o poi sarebbe andato in una squadra forte e infatti è andato al Milan; poi le cose sono andate in un certo modo ed è stato inevitabile separarsi. Penso la stessa di Eusebio, me ne parlavano benissimo anche a Sassuolo i miei ex compagni. Secondo me potrebbe trovare squadra l’anno prossimo”.

IL SUO RAPPORTO CON PILLON – “Ho un grande rapporto con mister Pillon; mi ha fatto crescere tantissimo ad Ascoli. Avevo 21 anni, ero arrivato lì come quarta punta, avevo davanti gente più esperta di me. Feci un grande ritiro precampionato e dalla prima partita di Coppa Italia non sono uscito più dalla sua squadra, gli devo tanto.

Pillon mi ha fatto esordire in Europa con la maglia del Chievo; quando ritornai c’erano i preliminari di Champions ma non giocai, stetti in panchina sia all’andata che al ritorno. Però ho fatto le due da titolare in Europa League: è stata un’esperienza bellissima. Successivamente ho seguito Pillon a Bari facendo un grosso sacrificio: stavo quasi per firmare con l’Atalanta e invece decisi di seguirlo, anche se il Bari era in una posizione di classifica abbastanza rischiosa; avevo un po’ ricambiato ciò che lui mi aveva dato negli ultimi anni.

Sulla decisione di lasciare la panchina del Cosenza? Il mister lo conosco bene, è molto legato alla sua famiglia, è veramente una gran persona, ha rispetto di tutto e di tutti. Ci sta che abbia lasciato il Cosenza per tornare dai familiari: il Veneto è una delle zone più colpite dal Coronavirus…”.

SU HAMSIK, SUO COMPAGNO DI SQUADRA AL BRESCIA – “Ho incontrato Marek l’anno scorso a San Siro in occasione del match Milan-Napoli di Coppa Italia, gli feci conoscere mio figlio, gli regalò la sua maglia. Condividevamo insieme parte dello spogliatoio, spesse volte lo riaccompagnavo a casa perché era senza patente.

A Brescia avevamo uno squadrone, a centrocampo c’erano Milanetto, Di Biagio, gente abbastanza esperta; Marek cominciò a giocare quando arrivò Zeman, a gennaio – ricorda Salvatore Bruno – però già si vedeva che possedeva un talento indiscusso. Era forte già a quei tempi, calciava di destro e di sinistro in egual modo; giocava due tocchi, non ha mai sbagliato uno stop. Credo lo stop è l’80% del gol: Marek ha fatto sempre gol così, stop e calciava in modo strepitoso. Hamsik è un ragazzo d’oro, se gli dicevi qualcosa diventava rosso come un peperone”.

SU MARAN, SUO TECNICO AL BRESCIA – “Sono rimasto sorpreso del suo esonero al Cagliari. Rolly, lui vuole che lo chiami così, è un bravissimo allenatore ed un uomo eccezionale, di una gentilezza unica. Purtroppo nel calcio pagano sempre gli allenatori”.

SU ZEMAN, SUO TECNICO AL BRESCIA – “Il mister arrivò a Brescia nello scetticismo generale di tutti dopo tre vittorie di fila di Maran; eravamo terzi a pochi punti dal vertice, il nostro cammino sembrava inarrestabile. A sorpresa fu esonerato Maran e arrivò Zeman; rimanemmo tutti male perché con Maran c’era un rapporto che andava al di là del calcio.

Il primo giorno di Zeman, vado nel suo spogliatoio per pesarmi e mi fa: “Finalmente, sono sei anni che ti cerco!” ed io: “Mister sono lusingato…”. Dopo il secondo allenamento ci rendemmo conto che forse non era la scelta giusta per noi; arrivò alla 32a partita, c’era gente esperta come Possanzini, Milanetto, Di Biagio che il martedì alla ripresa degli allenamenti non usciva nemmeno; lui invece voleva tutti fuori a fare ripetute. Lì si ruppe qualcosa.

Mi è dispiaciuto, potevamo fare benissimo invece fu un disastro, addirittura arrivammo decimi. Non ci siamo lasciati benissimo, anche se poi dopo l’ho rincontrato tante volte; abbiamo chiacchierato, ma secondo me anche lui capì che arrivò in un momento sbagliato. Però  è un grande conoscitore di calcio”.

SUL SUO MANCATO RITORNO AL NAPOLI – Pierpaolo Marino mi chiamò – tramite il mio procuratore Fedele – durante il viaggio che stavo facendo da Verona a Brescia, il Napoli era in C quell’anno: però non me la son sentita, troppa responsabilità, preferii andare al Brescia“.

COS’E’ MANCATO A SALVATORE BRUNO PER AFFERMARSI IN SERIE A? – “Tanti allenatori e tanti giornalisti, anche a Brescia, dove feci molto bene, mi chiedevano spesso: “Ma come mai non giochi in Serie A?”. Non lo so, forse mi è mancata un po’ di fortuna; ho preferito giocare con continuità piuttosto che essere uno qualunque e fare tra panchina e tribuna. Poi magari sarebbe arrivata anche la mia occasione e avrei parlato di altro; non volevo sprecare tempo, volevo giocare e fare goal, ero ciò che avevo sempre sognato”.

SUL SASSUOLO E DE ZERBI – “Roberto mi piace molto come allenatore, ne parlano veramente bene; è forte, però secondo me dovrebbe ancora rimanere in quegli ambienti lì per adesso. Tanti allenatori si son bruciati magari andando in società prestigiose prematuramente; però un’opportunità gliela darei volentieri. Sta facendo grandi cose al Sassuolo“.

PRESENTE E FUTURO DI SALVATORE BRUNO – “Sto giocando qui a Carpaneto, in Serie D. Fisicamente sto bene, i ragazzi me li mangio qui (ride, ndr), però mentalmente non ce la faccio quasi più. Ho realizzato 9 gol senza rigori: li lascio battere agli altri compagni di squadra, altrimenti il presidente si arrabbia, faccio troppi goal e poi è costretto a darmi troppi soldi! (ride, ndr).

In futuro vorrei rimanere nel calcio, l’ho fatto per trent’anni. Quest’estate ho preso il patentino di allenatore ma non ho questa vocazione; a me piace un ruolo più esterno, diciamo anche lo scout, mi piace scoprire giovani. Vediamo se qualcuno mi dà l’opportunità. Mi vogliono tutti bene, quindi se mi chiamano io sono qua”.

 

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