Alessio Romagnoli, ex numero 13 e capitano del Milan, è tornato sull’addio alla società rossonera dopo un rapporto lungo sette anni: le parole

Acquisto più oneroso dell’estate 2015, una delle ultime campagne di rafforzamento targate Silvio Berlusconi da Presidente del Milan prima di abdicare in favore della gestione cinese; numero 13 sulle spalle, ma un patto col Diavolo interrotto dopo sette anni. C’erano tutti i presupposti affinché, Alessio Romagnoli, potesse rappresentare un baluardo difensivo della squadra rossonera a prescindere dai progetti tecnici e economici che si sono susseguiti nel corso degli anni. Così è stato, almeno, fino al 2022, quando l’ex numero 13 del Milan ha alzato al cielo, al Mapei Stadium, lo Scudetto numero 19 della storia rossonera in veste di capitano non protagonista della stagione, ma da leader dello spogliatoio.

Alessio Romagnoli, dopo qualche mese, ha firmato per la Lazio, squadra per la quale ha sempre fatto il tifo e che l’ha accolto compiendo un importante sforzo economico. Eppure, quell’addio al Milan, a parametro zero, suscita ancora discussioni per le modalità con le quali si è consumato. Il centrale nativo di Anzio, incalzato sull’argomento ai microfoni di Città Celeste, ha dichiarato:

Non mi sono sentito abbandonato dal Milan, anzi, ringrazierò sempre per l’opportunità che mi era stata concessa nonostante la giovanissima età. In realtà, un accordo formalmente era stato trovato per il mio rinnovo; poi, successivamente mi è stato comunicato che, la società, non intendeva più proseguire. La dirigenza aveva fatto altre scelte; io, le mie. Ma non ho nulla da recriminare nei confronti del Milan: ci siamo lasciati in modo sereno e pacifico”.

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