Roma Fonseca: “La società è stata esemplare, sogno di vincere lo scudetto”

Roma Fonseca: “La società è stata esemplare, sogno di vincere lo scudetto”

ROMA FONSECA – Intervistato da “Roma TV“, il tecnico giallorosso Paulo Fonseca ha ripercorso questo suo primo anno sulla panchina giallorossa.

Così l’allenatore portoghese: “Ho sempre avuto la fortuna di essere ciò che desideravo. Da ragazzo sognavo di essere calciatore e lo sono stato, poi ho sognato di fare l’allenatore e lo sono diventato, sognavo di allenare un grande club europeo e lo alleno. A livello professionale mi sento molto realizzato. Adesso sogno di vincere trofei importanti, la Champions League o il campionato, uno dei principali campionati europei, come quello italiano. Più in generale sogno di essere felice ogni giorno, vivere la vita in modo tranquillo. Per me la felicità è essere felici anche fuori dal mondo del calcio“.

ROMA FONSECA – Prosegue: “Ho vissuto questo momento con grande tristezza per chi è scomparso e per chi ha perso qualcuno, poi con apprensione per tutti noi: abbiamo affrontato qualcosa di sconosciuto, che non eravamo capaci di controllare e non lo siamo anche ora. Ma l’ho vissuto anche con positività: per quanto mi riguarda ho vissuto il periodo con la mia famiglia. E’ certamente un periodo tragico che prima o poi supereremo, ma è un periodo che ci può anche insegnare molto. La verità è che, senza essere banale dicendo questo, da questo periodo dobbiamo imparare ciò che è veramente importante per la nostra vita“.

ROMA FONSECA

Poi: “La Roma è stata veramente esemplare in questa situazione, seguendo tutte le indicazioni del protocollo, dalla divisione nelle rispettive stanze, al mangiare separati. Praticamente stiamo insieme soltanto in campo per allenarci, si fa attenzione a tutto. Immaginatevi cosa vuol dire non abbracciarsi durante una partita. Sono cose che in certi momenti ti rafforzano, hanno un’importanza emotiva. Tutto questo non ci sarà, sono curioso di vivere questo momento di maggiore distanza. Una distanza difficile da mantenere nel calcio: è difficile non avere contatti, non abbracciarsi, non complimentarsi con avversari o con gli arbitri. Mi è già capitato di giocare senza pubblico, è terribile non avere i tifosi: è un qualcosa che cambia una partita, la rende più triste e meno emotiva. A maggior ragione qui a Roma, dove la Curva Sud ci sostiene sempre in modo così caloroso, dando un sostegno importante alla squadra“.

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