Ricchi contro Poveri: l’eccezione Wimbledon che diventa regola

Ricchi contro Poveri: l’eccezione Wimbledon che diventa regola

Il calcio non è uno sport per ricchi, o probabilmente sì. Nasce come sport d’elite nella vicina Inghilterra, dove ricchi benestanti si facevano la guerra politica su rettangolo di gioco. Il capitano era capo politico, massima espressione del rampollo di qualche famiglia benestante, che metteva in campo il proprio onore affrontando un qualche omologo altrettanto odioso nella sola descrizione. Poi l’evoluzione e il calcio finisce con l’essere lo sport della working class, dei poveri che necessitavano di una valvola di sfogo per le tensioni e lo stress di un lavoro in condizioni pietose. E’ la fine del 1800, quando il giuoco del pallone si è espanso come una macchia d’olio in un tutto il mondo. Sempre grazie agli inglesi, che qualche secolo fa volevano giocare le competizioni continentali partendo dalla finale. Roba da ricchi, insomma.

Arriviamo ad oggi, al 2016: il calcio è uno sport per ricchi? E’ lo sport della classe operaia? Sui campi di gioco ci sono muratori o rampolli? Possiamo dire con assoluta certezza che oggi è un po’ di tutti, senza preclusione alcuna. Hai voglia? Hai tecnica? Hai corsa? E allora posa i tuoi spunti sociologici, vesti la maglia e vieni a correre con noi. Discorso diverso per quanto riguarda le competizioni ufficiali, i campionati d’elite (una parola che ormai racchiude l’intero circus) e le Coppe, con o senza orecchie. Ma le storie sono sempre di ricchi contro poveri, ovviamente ‘storicamente’, non economicamente. O forse sì, ma nei confronti di fatturato, anche se usare termini simili e equivale a fare black humour in un certo senso.

Ed è proprio partendo dall’Inghilterra che si può comprendere questo discorso, perché questo Leicester ricorda vagamente il Wimbledon ‘carcerario’ che sconfisse il Liverpool in FA Cup nel 1988. Una storia pazzesca di un gruppo di delinquenti (pallonari, s’intende) capace di battere la squadra più forte in circolazione in una competizione che ha sempre avuto un certo peso nel paese della Regina. Meno delinquente, più tecnico è il gruppo agli ordini di Ranieri, che oggi è primo in Premier League e ha un distacco di ben 5 punti sulla seconda. Superfluo parlare di quante chance effettive abbia di portare a casa il titolo, perché proprio loro stanno insegnando che alle sorprese non c’è mai fine. Una squadra che ha come simbolo una mela marcia, l’ex carcerato, quel Jamie Vardy che ha nel codice genetico l’impronta dei grandi campioni del passato, fumatori e bevitori, come fu Dario Hubner per la Serie A. E i ricchi piangono, perché i fratelli di Manchester – cittadini e diavoli rossi – continuano a fare collezioni di figurine più che trofei.

Ma non è questo l’anno in particolare, perché da sempre è così. Senza correre troppo indietro, Borussia Dortmund e Atletico Madrid ci hanno insegnato che allegria e organizzazione valgono molto più dei fatturati. C’è anche il Napoli in questa storia socio-sportiva, che però prescinde dall’attuale primo posto in campionato: ‘gli azzurri’ hanno cominciato a scrivere la storia dei ‘poveri vincenti’ nel calcio già qualche anno fa, quando con l’ex elettricista Lavezzi battevano il Chelsea di Villas Boas e del corno d’avorio Drogba. Oggi la storia è simile, ma il fatturato è lievitato e la rosa è costituita da almeno 5 giocatori che possono essere definiti campioni. Si affronterà nella lotta scudetto una semi-ricca, una Juventus che ha i connotati del giocattolo della famiglia nobile-imprenditoriale della storia moderna del paese, una storia che non può essere paragonata comunque alla lotta tra City e Leicester. Una sfida comunque sociologicamente rilevante, del Nord ricco e sviluppato contro il Sud geograficamente quasi-africano d’Italia. Animo povero e animo ricco, ecco, probabilmente questa è la dicitura esatta. La squadra che ha come simbolo l’argentino che ha affrontato i genitori del calcio, l’Inghilterra, in quella Coppa del Mondo che aveva come motivazione le Malvinas rivendicate nella Guerra delle Falkland, contro i figli di Platini, il padre del UEFA, nipote della FIFA e di quanto più c’è di elitario nel mondo del calcio.

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