Remo Amadio: “Con il Pescara legame inossidabile, grande periodo all’UTA Arad” – ESCLUSIVA EC

Remo Amadio: “Con il Pescara legame inossidabile, grande periodo all’UTA Arad” – ESCLUSIVA EC

REMO AMADIO – Da due stagioni, Remo Amadio difende la porta del Pineto, club abruzzese del Girone F di Serie D.

Il torneo è fermo e – come ufficializzato ieri pomeriggio – non riprenderà, ma molto lungo e interessante è stato il percorso dell’estremo difensore classe 1987, cresciuto nel vivaio del Pescara.

REMO AMADIO – Durante la carriera, precisamente tra febbraio 2011 e giugno 2014, l’ex biancazzurro ha trascorso un lungo periodo nell’Est Europa, prima in Romania – dove ha giocato con CFR Cluj, UTA Arad e Corona Brasov – e successivamente con gli ungheresi del Tatabánya.

Intervistato in esclusiva da “Europa Calcio“, Amadio ha raccontanto queste importanti annate e non solo.

Anzitutto, com’è andata la sua seconda annata al Pineto?

Diciamo che è stata particolare. Abbiamo cambiato tre allenatori, e quando succede non è mai semplice. Stavamo facendo un campionato simile a quello precedente, ma ci è mancata la continuità perché abbiamo avuto molti alti e bassi“.

Il torneo non riprenderà più. Dove si vede la prossima stagione?

Io voglio restare al Pineto, ho un buonissimo rapporto con l’allenatore e la società. Inoltre sono vicinissimo a casa mia (Roseto degli Abruzzi, ndr), rappresentare la zona del mio territorio mi dà un grande stimolo in più. Qui poi hai tutto ciò che serve per dare il massimo, non ci manca nulla. E la società vuole continuare a crescere. Mi auguro davvero di restare“.

Se da un lato la D non ricomincerà, cosa pensa della ripartenza della Serie A?

E’ una questione difficile perché ci sono in ballo diverse cose da valutare. La A sta facendo e farà di tutto per terminare il campionato. Però mi sarei aspettato una decisone più conforme col resto d’Europa, c’è chi si è fermato definitivamente e chi ha ripreso. Chiaro che si tratta soprattutto di un discorso legato agli sponsor, ma mi sarebbe piaciuta una decisione di comune accordo“.

A proposito di Europa, lei è stato per più di un triennio tra Romania e Ungheria. Come approdò al Cluj?

Era appena terminato il mio contratto con il Pescara. Andai in Germania e feci un periodo di prova con il Weisbaden. Sarei voluto restare perché le strutture erano il top. Poi ci fu la possibilità del CFR Cluj. All’inizio avevamo un grande gruppo, e ritrovai connazionali come Piccolo e De Zerbi. La lingua romena si capisce facilmemte, ma l’integrazione non fu molto semplice perché solitamente le popolazioni dell’Est sono molto chiuse. A ogni modo, ho conosciuto giocatori di altissimo livello e durante il ritiro estivo giocammo contro squadre importanti blasonate. Avrei comunque voluto dare di più“.

Poi andò all’UTA Arad.

Sì, e ad Arad mi trovai benissimo sin da subito. La città è piena di italiani, quindi mi sono sentito quasi come a casa. Anche se il maggior ringraziamento lo devo a mia moglie, la quale mi ha seguito e mi è stata vicino. Quanto all’UTA, sarò sempre grato al preparatore Daniel Tapos, il quale mi aiutò tantissimo. Mi piacerebbe un giorno poter tornare, anche solo per vedere qualche partita dal vivo. Periodo bellissimo, l’unica nota dolente sono stati i problemi finanziari del club“.

Il momento più bello in maglia biancorossa?

Indubbiamente la vittoria per 1-0 in casa del Poli Timisoąra di quel 20 aprile 2012. Si tratta di uno dei derby più sentiti di tutta la Romania. Si percepiva una grande tensione, che ti trasmettevano anche la gente in città. Fu una grande trasferta in treno e al ritorno i nostri tifosi ci accolsero come degli eroi e ci portarono al pub a festeggiare“.

 

 

 

 

Successivamente, invece, si spostò in terra magiara per vestire la maglia del Tatabánya.

Prima ero tornato per un periodo al Cluj, coronando peraltro il sogno di esordire in Liga I. Dopo scelsi il Tatabánya perché mi attirava molto l’Ungheria. In quegli stessi anni avevamo fatto ritiri e trasferte in diversi paesi come Serbia e Slovacchia. Ma l’Ungheria assomiglia più all’Austria o alla Germania. Il mio allenatore era Bruno Giordano e giocavo assieme a Tommaso Rocchi, che non ha bisogno di presentazioni. Proprio al Tatabánya ha segnato il gol numero 200 con i professionisti. Eravamo comunque un grandissimo gruppo. C’erano anche Pelagias e Kopunek. Con quest’ultimo ci scherzavo spesso per il gol con la Slovacchia che nel 2010 condannò l’Italia ai Mondiali sudafricani. Abitavo a Budapest, dove è nato mio figlio“.

Un lungo periodo all’estero, ma le sue origini calcistiche sono nel Pescara.

Certamente, tuttora tifo per il Pescara. Pagherei per tornare lì, anche solo per allenarmi. Per me i biancazzurri sono tutto, sono stato per tanti anni nel settore giovanile ed ho anche esordito in Serie B. Ho un legame inossidabile“.

 

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