Dopo l’eliminazione dalla Champions League, la Roma tornerà in campo domani sera contro l’Empoli. Una partita dal clima particolare, tra infortuni, squalifiche e un nuovo allenatore in panchina. Dopo nove anni, Ranieri tornerà a guidare i giallorossi ed oggi è intervenuto nella sua prima conferenza stampa, dove ha parlato da mister e da tifoso della Roma. Di seguito le sue dichiarazioni sulla squadra, sui singoli e sulla partita di domani.

Emozioni e sensazioni di questo ritorno.
“Le emozioni sono sempre belle, continuo a fare questo lavoro perché mi dà emozione. Già quando si cambia società si ha sempre qualcosa in più, per capire e stare subito attento a tutto. Il ritorno a Roma è sempre qualcosa di speciale, per noi romani sopratutto e noi tifosi romanisti. Per cui l’emozione e l’ambizione è massima. Dobbiamo sapere che è un momento difficile, ma sono pronto: pronto per lottare”.

Cosa ha notato in questi due allenamenti?
“Ho seguito un solo allenamento vero e proprio. Eravamo 12 giocatori, gli altri stavano recuperando dalle fatiche di Oporto per cui oggi sarà il primo allenamento con più giocatori. Sono curioso, parlerò con ognuno di loro per capire se hanno recuperato. La motivazione ora è la cosa più importante: chi è qua vive un momento difficile, io che arrivo da fuori vedo che la Champions è vicina. Saranno importantissime le prime due partite e che la gente gli stia vicino: devono sentirsi ben voluti questi ragazzi. Da solo non ce la faccio a portare la squadra in Champions. Con il pubblico sono più sicuro, con il pubblico romano che ti soffia dietro tutto può succedere. L’aiuto a me stesso lo chiedo da tifoso, visto che lo sono”.

Fase difensiva instabile.
“Per la fase difensiva dobbiamo essere tutti propensi a rientrare altrimenti gli altri ti fanno gol. Quando ho potuto ho seguito la Roma, molti sono venuti in fase di costruzione su palla persa, transizione e gol. Dobbiamo stare attenti su questo punto di riferimento, se tu perdi palla e ti fanno gol il giocatore che ha subito questo si sente colpevole e questo non va bene, perché perdi fiducia in te stesso e manca un tassello nella difesa. E’ importante non perdere palla, parlerò con i ragazzi e troveremo la soluzione più idonea per non perdere palla in fase di uscita”.

Nel secondo anno a Roma si è dimesso. Cosa le serve per credere in questo obiettivo?
“Mi aggrappo ai tifosi. La voglia, la motivazione che hanno i giocatori, devono saper reagire e per farlo devono sentirsi amati. È brutto avere paura di giocare in casa, chiedo ai tifosi questo lasciapassare. Stateci vicino”.

Come può riassumere questo momento?
“Noi vogliamo vedere la squadra arare il campo, vogliamo vedere gente che sprizza rabbia e determinazione. Questo vogliamo noi tifosi, mi devi far vedere che muori sul campo”.

Florenzi terzino o in attacco? Zaniolo esterno? Schick e Dzeko insieme?
“Florenzi è un giocatore universale, che può giocare sia dietro che davanti, con caratteristiche uguali. Dipende dalla partita, dall’avversario e dalla situazione tattica. Essendo romano, so quello che sta passando, ogni errore pesa più a lui che ad altri. Deve tirare fuori la romanità, stare petto in fuori, si sbaglia ma c’è un’altra palla da giocare. Zaniolo: so che il vostro rebus è dove deve giocare lui, Schick e Dzeko. Sappiamo bene che il suo ruolo è al centro, deve entrare in possesso di palla. Dipende però, se ho tre Zaniolo al centro devo vedere chi può giocare aperto. A quel giocatore tolgo il 20% a un altro lascio il 100%, scioglierò il dubbio solo parlando con loro e capendo chi può darmi di più sull’esterno. Altrimenti avrò un giocatore al 100% e uno al 50%, se ne ho uno al 100% e uno all’80%, gioco con lui. Dzeko e Schick devono giocare assieme. Ho visto Schick a Oporto con una rabbia… ha una qualità incredibile, è fortissimo, velocissimo, tecnico. Se si sblocca, ed è vicino a farlo, i tifosi si innamoreranno di lui”.

Pastore?
“Io non l’ho visto, le poche partite che ha giocato non le ho viste. Lo conosco, è un giocatore di una classe sublime. Io ho bisogno di gente che dimostri che vuol fare la differenza, non guardo nome o altro. Devo vedere chi corre, chi lotta e chi si aiuta. Dobbiamo essere squadra, aiutarci tutti. Chi fa questo, ha più probabilità di giocare. Chi si impegna dall’inizio alla fine ha più probabilità di giocare. Parlo di tutti. Devono dare di più, se stiamo in questa situazione è perché non hanno dato quello che hanno dentro. Il perché non mi interessa. Ha pagato Eusebio, ora loro devono rispondere. Io li aiuterò, loro devono aiutare me e ci devono far vedere quello che sanno fare”.

Il primo luglio sarà a Roma?
“Io mi vedo adesso qui con voi e mi vedo domani sera in panchina. Non vado oltre. Sono abituato a fare passo dopo passo. Un’altra società non l’avrei presa a queste condizioni, se la Roma chiama devo rispondere sì”.

Psicologicamente, come sta la squadra?
“A me tutte queste cose non mi interessano, non sono bambini di 4 anni: sono uomini e devono dare il meglio con tutti. Scuse non ce ne devono essere più: si va in campo, la palla la conoscono ed il calcio lo conoscono. Se sono stati acquistati dalla Roma e guadagnano quello che guadagnano è perché lo meritano e devono dimostrarlo. Chi ha problemi li tenga a casa, non li porti qui dentro”.

Cosa le ha detto Totti al telefono? Un commento su Di Francesco.
“Totti mi ha detto: “Che fa mister, dove sta?” e poi abbiamo continuato a parlare. Eusebio non l’ho sentito, capisco l’amarezza per chi viene esonerato, ma ho fatto un tifo spaventoso per lui: il primo anno e adesso e mi dispiace molto. E’ un gran professionista e lavoratore. Ha fatto errori? Tutti ne facciamo, non c’è un allenatore esente. Non ho trattato il mio ingaggio, ho perso di più quando sono andato via che quello che prendo adesso. Non importa, non mi hanno fatto venire qui i soldi, ma la maglia”.

Più semplice riordinare questa squadra o quella di tanti anni fa?
“Quella di tanti anni fa era una squadra importante, magari che stava sul viale del tramonto, c’erano diversi giocatori che avevano dato tantissimo, sono riuscito a motivarli il primo anno, meno il secondo. Per quello andai via, se non riesco a motivare i miei giocatori me ne vado via. Fatemi sentire la squadra e poi saprò rispondere. Ci vuole l’aiuto del pubblico, ma soprattutto dei giocatori. Chiederò loro tantissimo, sono esigente con me stesso e voglio il massimo da loro”.

Perchè gli allenatori scelgono la Roma anche se ne escono con le ossa rotte? C’è da lavorare sull’aspetto mentale?
“Io la scelgo per un fatto che tutti sapete. Perché la scelgano gli altri non lo so, posso immaginare che Roma dà emozioni che in altri posti non sono così speciali. A Roma si vive 25 ore al giorno di calcio, ne parlate in tutte le sedi. È una squadra che fa notizia. Negli ultimi anni sta lottando sempre per la Champions League. C’è una nuova proprietà che investe un sacco di soldi. Chiaro che a fine stagione debba far quadrare il bilancio. L’aspetto mentale è la prima cosa. Ho parlato solo di aspetto mentale, non di caratteristiche tecniche. Voglio gente ambiziosa, so che entrare in Champions League non sarà facile, ma non mi arrenderò mai. Incontrerò tante difficoltà, se sono un negativo mi arrendo, se sono un caparbio cerco di aumentare e capire perché, scavalco il problema. Voglio giocatori che non si arrendono”.

Dzeko segna meno. Come mai? Domani Olsen giocherà?
“È normale che i bomber abbiano un anno no. Quando facciamo le squadre, andiamo a vedere chi sono i giocatori che fanno gol e che media gol hanno. Anche Batistuta e Pruzzo hanno avuto il loro momento no. Può essere un momento no, ci sono ancora 12 partite. Per quanto riguarda il portiere, devo vedere prima l’allenamento”.

Ha portato la campanella da Londra?
“Qui ci vuole la campana di San Pietro. Non mi chiedete cose alle quali non so rispondere, ora dobbiamo trovare serenità, rabbia e determinazione”.

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