[df-subtitle]Quagliarella si sta esprimendo su livelli mai toccati in carriera e i 7 gol consecutivi sono lì a dimostrarlo. Mancini non può non prenderlo in considerazione[/df-subtitle]

Si scrive ‘Fabio Quagliarella’, si legge ‘Patrimonio dell’UNESCO’. Giampaolo ci perdoni se gli rubiamo la definizione ma Quagliarella è davvero qualcosa di unico. Unico come i 7 gol consecutivi nelle ultime 7 gare. L’ultimo a riuscirci, per intenderci, è stato un signore che di nome faceva Antonio Di Natale. Anche lui da Napoli, come Fabio. Fabio, nel Napoli, ci ha pure giocato per una stagione.

I primi passi nelle giovanili del Torino, poi qualche prestito e l’ottima annata a Chieti, il ritorno a Torino e l’occasione non pienamente sfruttata in A con l’Ascoli nella stagione 2005-06. Poi ecco la Sampdoria e la prima annata in doppia cifra nella massima serie: 13 reti. Arriva la chiamata dell’Udinese che lo acquista alle buste e lo fa diventare grande, grande per davvero, decisivo. E allora, finalmente, Napoli e il Napoli si accorgono di lui. Il profeta che torna a casa. Sembrava una bella storia che purtroppo bella non è stata. Anzi, fu terribile soprattutto per lui, per cause extra calcistiche che si scopriranno solo anni dopo.

11 gol non bastano, dopo il mondiale sudafricano lascia casa sua e si accasa alla Juventus diventando il traditore per eccellenza. Quagliarella sa cose che nessuno immagina. Sa tante cose ma non può parlare. E allora continua, in silenzio, a giocare. Con la Juve la partenza è super: 9 gol in 17 partite. Numeri importanti, Fabio sembra davvero poter raggiungere lo status di ‘campione’. Il destino però non è d’accordo e il ginocchio fa crack in un maledetto pomeriggio di gennaio durante Juve – Parma. Con l’arrivo in panchina di Conte diventa presto una riserva di lusso e dopo 4 anni in bianconero, nel 2014, torna nel suo Torino, dove è cresciuto. Gol nel derby contro la Juve, idolo dei tifosi. Poi dopo solo 18 mesi, qualcosa si rompe tra lui e l’ambiente: si gioca Napoli – Torino. Fabio segna su rigore, non esulta e scoppia la polemica coi tifosi granata. Ancora una volta vorrebbe spiegare, ma non può farlo. Deve andarsene, lì non c’è più posto per lui.

Lo riaccoglie a braccia aperte la Sampdoria. E qui inizia la nuova vita del numero 27. Nel febbraio del 2017, dopo un processo durato anni, si scopre la verità: un ex agente della Polizia postale, accusato da Quagliarella di stalking, viene condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione. L’uomo aveva iniziato a ricattare l’attaccante napoletano durante la sua esperienza in azzurro, minacciandolo e accusandolo di crimini orrendi. Queste voci, con tanto di lettere false, arrivarono al presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis che decise quindi di cederlo alla Juventus contro la sua volontà. Non aveva mai potuto spiegare, per via delle indagini. Ma la verità viene sempre fuori. Napoli lo perdona e lui si riappacifica col suo popolo, si sente libero. E si sa, la mente gestisce il corpo e senza questo peso che si portava dentro, finalmente riesce ad esprimersi su livelli forse mai toccati in carriera. Dove abbia trovato la forza per andare avanti dopo l’infortunio e tutto ciò che gli stava capitando nella vita privata, nessuno lo sa. Ma è andato avanti.

12 gol alla prima stagione intera in blucerchiato, 19 nella scorsa e già 10 quest’anno, di cui, come detto, 7 consecutivi. Peccato, servirebbe proprio un attaccante come lui alla Nazionale di Mancini. Ma perché non proprio lui? Il ct ci starà pensando, lo testimonia il fatto che ieri pomeriggio era ad Empoli per assistere al match tra i toscani e la Sampdoria. E Fabio non ha deluso, preciso stacco aereo e gol, ancora una volta. Quagliarella sembra migliorare anno dopo anno e non ha nessuna intenzione di fermarsi perché, forse, il meglio deve ancora venire. Lui non poteva parlare, ma sapeva che sarebbe andata così e ora se la gode. Lunga vita a Re Fabio.

 

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