PIRLO TONALI ALLENATORE DERBY – Andrea Pirlo ha parlato e quando lo fa si sta in silenzio ad ascoltare. Lo ha fatto in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. L’ex centrocampista della Nazionale ha raccontato della volontà di iniziare la carriera da allenatore e del tecnico che l’ha convinto ad intraprenderla, Antonio Conte. Qualche parola anche sull’imminente derby di domenica. Ecco cosa ha detto.

PIRLO TONALI ALLENATORE DERBY – Sulla carriera da allenatore: “Ho già parlato con qualcuno, da luglio comincio. Ho grandissima voglia di iniziare un percorso nuovo e totalmente diverso. Credo di poter diventare un buon insegnante di calcio, di poter trasmettere le mie idee. Ho la mia personalità, mi sono sempre fatto sentire e capire. Conte come modello? E’ per lui che ho iniziato a pensare di fare l’allenatore. E’ il più bravo che ho avuto, ogni giorno ci faceva vedere 40-50 minuti di video. Mi dicevo che potevo e volevo farlo anche io”.

Su Antonio Conte: “Lo conosco troppo bene. Immaginavo l’Inter a questo livello, lotterà per lo scudetto fino all’ultimo. Ti porta a dare il meglio sempre, più di quello che pensi di avere o che hai davvero. E’ malato di vittoria, se perde non gli si può parlare, diventa un demonio. Poi la società ha speso bene per giocatori in linea con le idee dell’allenatore. Un club serio fa il resto. La Juve di oggi è troppo più forte perché ha qualità in tutti i singoli, è stata costruita mettendo insieme un giocatore più bravo dell’altro. Ma l’Inter sono certo ci proverà fino alla fine”.

Su Tonali: Non è il mio erede. Fortissimo ma diverso da me nel gioco. Ha tutto del campione ma è più una mezzala o un centrale in un centrocampo a due. Può già giocare in una grandissima squadra, è il migliore di questo campionato”.

PIRLO TONALI ALLENATORE DERBY – Sul derby: “Partita senza storia? No, semmai fa storia a sé perché il distacco si annulla. Vedo meglio l’Inter ma entrambe sanno che è una partita che può cambiare la stagione, incide non solo sulla classifica ma sull’autostima”.

Su Ibra, Calhanoglu e Suso: “Ibrahimovic alza il livello di attenzione del gruppo, è un perfezionista esigente in tutto e vuole che per gli altri sia lo stesso, lo so per esperienza diretta. Fino a quando lo sarà? Dipende solo dalla sua volontà: io ho smesso alla sua età, 38 anni, per il dolore al ginocchio e perché mi svegliavo chiedendomi perché dovessi ancora andare a far fatica in allenamento. Calhanoglu? Bravo, ha tutto per poter diventare grande ma ancora non ha un ruolo definito, mezzala, esterno, non si capisce. Giusto rinunciare a Suso? Se al primo fischio perdi forza, non puoi giocare al top. I campioni reagiscono all’opposto…”.

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