TIFO E INFORMAZIONE – Il più grande limite del giornalismo sportivo resta l’appartenenza al “tifo”. Un limite, va detto, che molti cronisti hanno scelto di auto infliggersi pur di essere accreditati dal pubblico di riferimento, di divenire una sorta di “bandiera” da sventolare per proteggere dalle cronache di altri giornalisti tifosi. Una guerra tra poveri, che ha già portato all’impoverimento contenutistico e qualitativo del racconto del calcio.

Chiariamo subito: un giornalista ha tutto il diritto, in cuor suo, di sostenere una squadra. Ma, appunto, in cuor suo. Il dovere di informare con la massima imparzialità ed obiettività attraverso i mezzi di comunicazione di massa non può essere condizionato dal sostegno in favore di un colore e dallo screditamento nei confronti di tutti gli altri. Il diritto di cronaca viene soppresso, cancellato, quantomeno corrotto. E le persone, al contrario, hanno tutto il diritto a ricevere un’informazione equa.

TIFO E INFORMAZIONE – L’affidarsi ad un giornalista “tifoso”, da parte del pubblico, è solo una conseguenza dello schieramento dei cronisti. I quali hanno, è bene ribadirlo, la responsabilità di questo livellamento verso il basso anche della domanda informativa.

Denunciare ad alta voce quanto sta accadendo in seno all’AIA, riportare gli scandali delle plusvalenze, evidenziare che in Italia la storia calcistico-giudiziaria impone di avere sempre occhi spalancati sul corretto svolgimento delle competizioni calcistiche prescinde dal tifo.

I battibecchi ormai sdoganati a livello nazionale rappresentano il trash dell’informazione in generale, figuriamoci di quella calcistica. E’ probabile che gli ascolti continuino a premiare questa scelta editoriale, altrimenti non ci sarebbero altri strumenti per comprendere l’insistenza sulla scelta di tale formato.

Guardare giornalisti ormai attempati accapigliarsi su fuorigioco, complotti, arbitraggi, è deprimente. Occorre un argine alla deriva “tifosa” dell’informazione. Abbassare i toni farebbe bene alla categoria, al calcio, alla narrazione. Ma soprattutto alla gente.

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