[df-subtitle]A Udine si festeggia il quarto punto in due gare, ma furono 4 in 2 partite anche per Velazquez all’avvio del campionato. Fino a marzo non ci sarà da rallegrarsi la squadra deve continuare a correre compatta e unita come nelle prime due uscite sotto la gestione di Davide Nicola[/df-subtitle]

Il tempo dello spettacolo è finito. Giocare bene per raccogliere poco o nulla evidentemente dalle parti di Udine non va bene ai friulani, popolo storicamente concreto e pragmatico e avvezzo a rimboccarsi le maniche e conquistare tutto sudando fino all’ultima goccia, figuriamoci a vedere una squadra così a lungo in serie A rischiare di retrocedere in B (dietro le storiche big Mlan, Inter, Roma e Lazio, ad eccezione della Juventus retrocessa nel 2006, l’Udinese è la squadra da più anni consecutivi in serie A). E così che la storia tra Velazquez e Udine è stata già dimenticata, allontanata, scacciata e debellata come una brutta malattia e Udine accoglie a braccia aperte un personaggio così concreto e pragmatico da scambiarlo per un friulano. Nicola in 2 giornate ha conquistato 4 punti dando l’impressione di aver fatto riacquistare alla squadra tanta solidità, quell’equilibrio smarrito, le distanze giuste. Nicola parla ora di spaziature e copertura del campo, di uomini e di grinta e nel frattempo colpisce la Roma e porta a casa uno 0-0 col Sassuolo (partita orrenda a Reggio Emilia) che sono linfa vitale per l’obiettivo salvezza. Il baricentro è stato abbassato, la palla si spazza e non si gestisce da dietro (finendo per perderla come contro il Milan), non si tira più in porta in continuazione (27 volte come a Empoli) per poi perdere, ma si segue una strada più semplice, si cerca di ricostruire una squadra allo sbando e che prima dell’arrivo del tecnico piemontese aveva conquistato 1 punto in 7 gare. Attenzione però: anche Velazquez era partito con 4 punti in 2 partite (pareggio con il Parma rivelazione stagionale e vittoria con una Samp ben più rodata di questa Udinese), lo scorso anno i tifosi si ricordano tutti quello che è successo con Oddo, a un certo punto la squadra sembrava poter entrare nella lotta all’Europa League, poi il record di sempre di sconfitte consecutive: 11. A Udine e con uno spogliatoio giovane e multietnico, Nicola dovrà lavorare tanto quanto fa in campo, mettendo in pratica tutte le sue qualità umane e da gestore perché in questi anni si è spesso caduti in una depressione che poi si tramutava in cattive prestazioni e in sconfitte in serie e quest’anno non c’è nemmeno il paracadute di una partenza forte e di punti conquistati; oltretutto le avversarie dirette non stanno a guardare. Ma Nicola sembra avere le spalle solide per affrontare l’arduo compito.

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