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Neri: “Juve ok, ma la Champions pesa. Contro Ajax mancava freschezza atletica”

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La redazione di tuttojuve.com ha raggiunto per un’intervista Massimo Neri, ex preparatore della Juventus ai tempi di Fabio Capello, argomenti principali l’eliminazione dalla Champions League e i tanti infortuni della Juventus in queste ultime stagioni.

Questa l’intervista tratta da tuttojuve.com:

Che voto possiamo dare alla squadra di Allegri? Quale è stato il suo giudizio da addetto ai lavori?

“La Juventus ha stravinto il campionato, ma purtroppo la Champions League continua a rimanere un tabù nonostante la presenza in rosa di un giocatore come Cristiano Ronaldo. Il voto, comunque, rimane davvero molto alto e non si può parlare di fallimento perché non ha vinto in Europa. Io, personalmente, ci metterei la firma per vincere la Serie A così presto (sorride ndr)”.

E’ stata un po’ la stagione dai due volti: in Italia ha stravinto mentre in Europa ha fatto fatica sotto il punto di vista atletico. Quale è il suo parere in relazione alla prestazione della squadra nella seconda parte della stagione?

“Sicuramente ha colpito la prestazione contro l’Ajax, la Juventus è stata in balia dell’avversario e non è stata quella scintillante vista in campionato. Non essendo all’interno rende difficile un parere, si può dire però che la mancanza di giocatori importanti come Chiellini, una delle colonne portanti di questa squadra, ha inciso. Un conto è se manca in campionato dove il livello è più basso, un altro in Champions quando affronti dei giovani così scatenati. Al cospetto di questi scalpitanti avversari, la condizione è parsa deficitaria. Bisogna capire se sono stati i ragazzi di ten Hag a far passare sotto traccia la prestazione dei bianconeri oppure c’era un momento di difficoltà. E’ mancata freschezza atletica”.

La critica parla di un campionato allenante e di squadre italiane non all’altezza dal punto di vista fisico, anche in campo italiano la Juventus ha avuto grandi difficoltà a Roma con la Lazio e a Bergamo con l’Atalanta. Avendo lavorato per tanti anni in grandi club, quale può essere il problema del calcio italiano visto che le sue squadre non sono più protagoniste in Europa nel rush finale?

“Da grandi allenatori e addetti ai lavori importanti, ho sentito parlare anche io di campionato non allenante per la resa della Juve in Europa. C’è da fare, però, una puntualizzazione: l’Eredivisie è allenante? Ci sono solo Ajax e Psv. In Spagna, il campionato è allenante? Forse in Inghilterra, dal punto di vista fisico, agonistico, temperamentale può diventare così. Onestamente non posso sentir espresso questo concetto, non è assolutamente vero che una squadra italiana non può arrivare in fondo in Champions League”.

Quale, allora, può essere questo problema?

“In Italia abbiamo i migliori preparatori atletici al mondo, la scuola italiana esporta quelli che sono i professionisti che poi vanno all’estero. Forse negli anni c’è stato un cambio di metodologia, ma la vecchia generazione sapeva come condurre le squadre di calcio senza che avessero dei grandi cali durante la stagione. Questo non è il problema della Juventus, che è gestita da professionisti di grande livello. In Champions contano anche altri fattori, come quelli psicologici, ambientali e caratteriali che vanno al di là di quella che è la preparazione atletica e tecnica. Forse, a questi ragazzi, è mancata la giusta motivazione”.

Per intenderci meglio, quando ci sono annate come questa in cui la squadra ha subito tanti infortuni dal punto di vista muscolare – ne contiamo 39 in totale – l’addetto ai lavori come lo può raccontare? Deve parlare di sfortuna oppure c’è qualcosa che non va?

“Non conosco i numeri degli infortuni muscolari, forse qualche squadra ne ha avuti di più. E’ un numero altissimo, andrebbe fatto un po’ il punto per capirne l’origine. La sfortuna ci può stare quando, però, hai un numero ben più basso di questo. A livello muscolare, quando un calciatore si fa male, c’è sempre una causa. Non si può sempre attribuirla al preparatore, al medico, al fisioterapista o all’allenatore, ma bisogna iniziare ad indagare quando nel giro di tre o quattro settimane hai sempre lo stesso tipo di infortunio. In quel caso, forse, può esserci un difetto di allenamento e puoi aver sbagliato qualcosa. E’ importante il dialogo continuo tra l’allenatore e lo staff tecnico”. 

Pensiero personale: magari può essere il ritiro estivo, non più svolto in montagna, uno dei fattori che incide su questo discorso?

“Il fatto di giocare solo partite amichevoli o tournée, durante il ritiro estivo, può avere una influenza negativa durante tutta la stagione. Per quel che mi riguarda, è sempre importante fare una preparazione di base della durata di tre o quattro settimane che predilige il lavoro fisico e atletico perché è quello il momento in cui si gettano le basi per la stagione. E’ giusto fare delle amichevoli, ma anche le tournée non devono essere delle priorità”.

Come deve esser svolta la preparazione di base?

“Una squadra come la Juventus, che ha tante competizioni e giocatori in giro per le nazionali, non ha poi la possibilità di allenarsi ogni settimana in maniera perfetta. A mio parere, la preparazione di base dovrebbe esser solida e ben strutturata, deve consentire poi di operare con dei lavori di ‘cesello’ durante la stagione che è sempre ricca di impegni. Il tutto è per limitare quelli che possono essere gli incidenti di percorso, gli infortuni muscolari e tutto ciò che accade durante l’arco dei nove mesi”.

Un po’ quello che succedeva nella Juventus di Fabio Capello dove c’erano pochi infortuni.

“Con Fabio Capello abbiamo svolto i ritiri a Salice Terme, mentre con Ciro Ferrara siamo stati a Pinzolo. Sostanzialmente non cambiò molto quello che era il discorso di lavoro, le stagioni però furono diverse tra di loro. Non si può sempre rapportare il lavoro al risultato perché le componenti sono differenti, però da quanto ricordo nel biennio con Capello possiamo contare sulle dita di una mano tutti gli infortunati avuti durante una stagione”.

La critica sta premiando l’Atalanta di Gasperini perché fisicamente, atleticamente e psicologicamente si sta dimostrando superiore ad avversari più forti dal punto di vista qualitativo. La Juventus, dopo tutti i problemi avuti in questi anni, può aspirare ad arrivare a quei livelli?

“Parliamo della Juventus che ha stravinto il campionato, sicuramente riducendo il numero di infortunati può succedere di giocare nuovamente la finale di Champions League. Top della forma nel finale di stagione? All’Atalanta bisogna fare i complimenti, è da anni che gioca a certi livelli e sta facendo grandi cose con una squadra che ha creato e plasmato a sua forma. E’ divertente vederla giocare, ciò che colpisce è la freschezza e l’intensità di gioco. E’ un gruppo omogeneo. Nei bianconeri sicuramente, come accennavo all’inizio, è mancato Chiellini che è la vera anima di questa squadra ma è chiaro come la squadra non sia arrivata al top in questo momento della stagione”.

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