La partita di ieri sera tra Italia e Polonia, dopo mesi di depressione calcistica, traveste di azzurro il lunedì mattina. Mancini è riuscito, dopo 6 partite mediocri sulla falsariga delle esperienze del suo predecessore, a costruire una formazione in grado di creare gioco e a tratti di regalare anche spettacolo, cosa che non si vedeva dalla nazionale di Conte a Euro 2016. Da capire dove finiscono i meriti di una squadra giovane come quella azzurra capace attraverso il fraseggio, il possesso e il gioco di prima di creare un’occasione dietro l’altra e dove i demeriti di una nazionale – quella polacca – probabilmente ancora più in crisi della nostra squadra, nonostante alcuni elementi di spicco e di valore mondiale.

[df-subtitle]Riportare Verratti al centro del villaggio[/df-subtitle]
Avremmo voluto scrivere la chiesa, ma sarebbe stato troppo facile confonderci con l’esterno della Fiorentina. Chi scrive ha sempre criticato in maniera feroce le prestazioni del talentuoso giocatore abruzzese soprattutto in Nazionale dove spesso e volentieri (ad eccezione del Mondiale 2014 dove fu tra i pochi a salvarsi) è risultato un corpo avulso, vuoi per carattere e forma fisica, vuoi anche per bizzarre scelte tecniche. Contro la Svezia nella partita d’andata dei play-off resta incomprensibile il suo posizionamento da interno sinistro tattico, costretto a scivolare sulla fascia sinistra per cercare spazio e giocate. Ieri finalmente abbiamo visto il giocatore schierato in modo funzionale al gioco della squadra, a dare possesso e qualità sia nel lungo che nel corto e circondato da piedi buoni, fosforo, corsa e grinta come Florenzi, Insigne, Barella e Jorginho con i quali si trovava a meraviglia innescando più e più volte giocate da non far sembrare vera l’Italia di ieri sera. Ora sperando che il fisico sempre fragile lo preservi, toccherà al giocatore del PSG alzare ulteriormente l’asticella e cercare l’impresa contro il Portogallo prima e trascinarci all’Europeo del 2020 poi.

[df-subtitle]Punti di riferimento offensivi[/df-subtitle]
Ovvero, non dare punti di riferimento offensivi, con rotazioni esasperate che hanno messo spesso in difficoltà la difesa polacca. Certo ieri con un po’ di precisione in più da parte di Bernardeschi (in versione leader e trascinatore) probabilmente avremmo commentato oggi una goleada, ma ci si può accontentare così. Insigne prova sempre la giocata, tanto da causare qualche brivido alla nostra retroguardia, ma è uno scotto da pagare quando vuoi sempre giocare il pallone. Chiesa dove lo metti sta ed è al momento un valore aggiunto di livello assoluto.

[df-subtitle]Barella e Chiesa[/df-subtitle]
La partita di ieri ha dimostrato che i due classe ’97 sono giocatori già pronti, e già fatti  (speriamo non finiti) per la Nazionale maggiore e probabilmente anche per un top club italiano o europeo. Nonostante la giovanissima età, anche in Nazionale, come in campionato, hanno dimostrato gamba, attitudine, voglia, forza fisica e grande tecnica. Dura per chiunque togliergli il posto. Barella dimostra di essere uno dei centrocampisti più completi in Italia – e non solo – Chiesa è un piacere vederlo nei suoi strappi, nella sua capacità di saltare l’uomo e mettere palle deliziose al centro. Entrambi erano giocatori con caratteristiche che mancavano terribilmente a questa Nazionale.

[df-subtitle]Ripartire da una formazione base[/df-subtitle]
Un grave errore da imputare a questo inizio di gestione Mancini, è stato il voler ribaltare come un calzino la formazione della Nazionale tra le partite del mese scorso con Polonia e Portogallo, facendo giocare una sorta di squadra B nel campo del Benfica con il risultato di aver probabilmente perso il treno delle final four, che vista la partita di ieri sera, creerà qualcosa in più di un semplice rammarico. Ora Mancini invece, confermando gli stessi uomini tra Ucraina e Polonia, ha capito quali sono le basi e i giocatori da cui ripartire, guadagnando rispetto al mese scorso un Florenzi e un Verratti in più.

[df-subtitle]Gol emblematico[/df-subtitle]
A decidere la partita sono stati un nuovo entrato – Lasagna -, riserva della riserva che in pochi secondi scavalca le gerarchie nonostante le difficoltà con il suo club e Biraghi  fino a quel momento il meno positivo della comitiva azzurra. Il Calcio è questo e si cresce anche così.

[df-subtitle]Intuizione Lasagna[/df-subtitle]
Alzi la mano chi, al momento del cambio Bernardeschi (uno dei migliori fino a quel momento) Lasagna non ha storto il naso. E invece Mancini è stato bravo e fortunato come ogni allenatore che si rispetti e inserisce l’attaccante dell’Udinese – in difficoltà con il suo club e al suo esordio assoluto in nazionale – che con una spizzata di testa decide la partita e regala un trionfo meritato all’Italia. Bravo Lasagna, bravissimo Mancini.

[df-subtitle]Inter e Milan, dove siete?[/df-subtitle]
Chiudiamo con una considerazione che può essere interpretata in diversi modi: la miglior partita della Nazionale da 2 anni e mezzo a questa parte, arriva senza giocatori di Inter e Milan – fra quelli di movimento – in campo. Escluso Donnarumma, su 12 giocatori utilizzati ieri sera troviamo 3 della Juventus, 2 della Fiorentina, e 1 a testa per PSG, Napoli, Chelsea, Cagliari, Roma, Udinese e Valencia.

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