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Napoli, partiamo dalla fine: Callejon, Ancelotti e la delusione…

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[df-subtitle]Nel giorno in cui il Napoli conquista la matematica partecipazione alla sua sesta Champions League, addirittura la quarta consecutiva, dato eguagliato in Europa solo dalle big di prima fascia, accadono delle cose inaccettabili…[/df-subtitle]

Il lancio con relativo ritorno in campo della maglia di Callejon, simbolo indiscutibile di lavoro, impegno e attaccamento ai colori sociali ha lasciato sbigottito il mondo del calcio italico. Forse però la notizia ha avuto anche cassa di risonanza aldilà del nostro confine, al contrario ad esempio di ciò che accade al nostro calcio giocato. Un calcio vittima in Europa di strategie più leste al recupero di capitali e più smaniose, in alcuni casi, nell’investire nel talento tecnico e tattico.

[df-subtitle]Nonostante si fa presto a cercare motivi attanagliati alla provenienza etica e sociale, mi sforzo di trovare in quel gesto la giusta traduzione pallonara[/df-subtitle]

Tra i motivi che spiegano, ma di certo non giustificano, certamente c’è la delusione per quello che poteva essere, ma poi non è stato.
In questa stagione le aspettative legate al nome di Carlo Ancelotti spingevano tutti o quasi a credere che la resa non sarebbe avvenuta in questi termini. Una netta impasse nei momenti fatali, per momenti fatali indico delle precise gare che portano due nomi Milan (Coppa Italia) e Arsenal (Europa League).

In questi frangenti il Napoli è sembrato vittima di se stesso; un Napoli avvolto nelle proprie paure ed incapace di usufruire proprio da bordo campo di quel lampo che avrebbe dato alla stagione un altro senso.

[df-subtitle]Delusione, ma anche preoccupazione[/df-subtitle]

Preoccupazione che nasce spontanea nel leggere le cifre che ricchi sponsor versano e verseranno nelle casse delle milanesi e della Roma a dispetto dei nostrani marchi; marchi che non possono certo competere a certe cifre. Questo lo capiscono tutti, potrebbe spingere il Napoli lontano da quello che sta diventando il suo target e porlo al confine di una zona ibrida, che non sa ne’ di carne né di pesce.

[df-subtitle]Allora cosa fare?[/df-subtitle]

Alla fine ci ha pensato Carletto. In primis bisogna ribadire e chiaramente annunciare che non arriveranno campioni da 10 milioni all’anno; in barba ai tanti sapientoni di mercato che si ostinano ad accostare al Napoli nomi impraticabili.

Napoli dovrà essere negli anni che seguono una fucina di talenti da fare crescere, da amalgamare e da lanciare nell’Olimpo del calcio nazionale. Ne più e ne meno di quello che avviene da circa 10 anni.

Trovare altri Lavezzi, Hamsik e Cavani è fondamentale per questo progetto che al contrario di altri non si basa su marketing, stadio e innovazioni, ma solo sul Dio che risiede nel rettangolo verde; sperando però che chi ci guida sia capace di aggiungerci un valore, come accadde lo scorso anno, e come forse quest anno non è accaduto.

Cristiano Abbruzzesehttps://www.europacalcio.it
Giornalista pubblicista dal luglio 2012, è il direttore di EuropaCalcio.it.

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